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NUMERO 22 - 16/11/2011

 La cronaca di oggi e la cronaca di ieri. Il governo Pella ed i 'governi del Presidente'.

Pare che al giornalista che gli chiedeva come mai avesse conferito l’incarico di primo ministro a Giuseppe Pella senza svolgere le rituali consultazioni al Quirinale, il presidente della Repubblica Luigi Einaudi abbia risposto, secco: “La Costituzione non parla di consultazioni e si affida al criterio del capo dello Stato, e il mio criterio mi dice che in questo momento quello che è necessario è un governo”.  Giorgio Napolitano, nel corso della attuale crisi istituzionale, di certo non avrebbe mai potuto esprimersi nei medesimi termini usati del suo illustre predecessore; e però quando, lo scorso 9 ottobre in occasione di una visita ufficiale, ha citato il Governo Pella quale esempio positivo di “governo di tregua”, è stato inevitabile – nonostante le smentite del Quirinale – pensare che in quelle parole si celasse l’auspicio di un esito simile a quello che portò alla formazione del primo “governo del Presidente”. Era il 1953, la metà di agosto, e la DC era reduce dal pesantissimo risultato delle elezioni politiche del 7 giugno che si erano tenute per la prima (ed ultima) volta con il sistema elettorale passato poi alla storia come “legge truffa”. Nonostante le evidenti difficoltà in cui versava il partito di maggioranza, Einaudi aveva spinto De Gasperi a presentarsi comunque alla Camera con un esecutivo monocolore, ma lo statista trentino – ormai alla fine della sua parabola politica, nonché provato nel fisico – aveva dovuto incassare la bocciatura dell’Aula (gli votarono contro le forze di destra e di sinistra e si astennero PRI, PSDI e PLI) e si era fatto da parte. Egualmente fallimentare era risultato il tentativo di formare un governo esperito subito dopo da Attilio Piccioni... (segue) 

 



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