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FOCUS - La nascita dei governi N. 0 - 22/01/2014

 Il Fanfani II: un governo breve, ma intenso!

Il secondo governo Fanfani è il primo Governo della III Legislatura repubblicana, che ha, però, solide radici politiche in quella precedente, contraddistinta dalla ricerca infruttuosa di  nuovi equilibri politici dopo la sconfitta delle elezioni politiche del 7 giugno 1953. Come è, infatti, noto, queste elezioni si erano svolte sotto la vigenza della legge 31 marzo 1953, n. 148 (consegnata alla storia con l’appellativo, che oggi appare assai ingeneroso, di “legge truffa”) e avevano registrato non solo un significativo arretramento della DC (circa l’8,4%) e dei suoi alleati laici, quanto, soprattutto, la sconfitta elettorale del loro apparentamento (DC, PLI, PRI, PSDI), il quale mancò, per poco più di 50.000 voti, la soglia del 50% per conseguire il contestatissimo premio elettorale. Il deludente esito elettorale rappresenta quindi l’inizio della fine della leadership di De Gasperi, inaugurando un lungo periodo di instabilità politica, testimoniato dalla precarietà degli Esecutivi della seconda Legislatura, nonché dall’ondivago ricorso a diverse formule politiche: monocolore DC, governo “tecnico” o coalizione DC-PLI-PSDI. Tale indeterminatezza dipende principalmente dalla obiettiva difficoltà di avviare un nuovo orizzonte politico di lungo periodo, in assenza del quale risulta assai difficile compiere precise scelte relative alle nuove formule di coalizione. Se, infatti, la DC costituisce ancora l’elemento imprescindibile per qualsiasi governo, essa ha dinanzi a sé due prospettive radicalmente opposte: l’alleanza con la destra monarchica (che aveva triplicato i suoi consensi, raccogliendo gran parte dei voti in uscita dalla DC) in funzione di blocco conservatore anticomunista o l’apertura a sinistra, per dare vita ad un progetto di riforme sociali ed economiche, capace di soddisfare le pretese di cambiamento di larghe parti dell’elettorato popolare. Queste due contrapposte visioni animano una vivace dialettica interna nel partito di maggioranza relativa, resa ancora più complessa dal contestuale ripensamento dei rapporti tra partito e istituzioni ecclesiastiche. Questa sfida politica è anche condotta sotto le insegne del ricambio generazionale da parte di una nuova classe dirigente, che si concentra, in gran parte, nella nuova corrente di "Iniziativa Democratica", destinata ad assumere la guida del partito nel 1954, quando De Gasperi, dopo la sconfitta elettorale del 1953, matura la decisione di passare la mano a Fanfani. "Iniziativa Democratica" prende quindi in mano il partito, con una forte leadership del nuovo segretario politico e con un nuovo gruppo emergente in gran parte costituito da quarantenni (la cosiddetta "seconda generazione" della classe dirigente democristiana), divenendo di fatto l'erede naturale del gruppo dirigente degasperiano. Gli anni della segreteria politica di Fanfani, dal 1954 al 1959, sono segnati da un notevole sforzo organizzativo, per fare della DC un moderno partito di massa, capace di competere con la robusta organizzazione del PCI, anche grazie alla realizzazione di un grande disegno riformistico, capace di operare quelle trasformazioni sul piano economico e sociale, ispirate in gran parte alle linee del Codice di Camaldoli, che avrebbero dovuto dare all'Italia un volto più moderno. Come è facilmente prevedibile, questo forte disegno riformatore si scontra con la difficoltà di non avere basi parlamentari sufficientemente solide e con le resistenze delle opposizioni interne; d’altronde, malgrado la conquista del partito nel congresso di Napoli del 1954, Fanfani conosce in questa legislatura due brucianti sconfitte politiche: l’elezioni di Gronchi e la mancata fiducia al suo primo governo. In definitiva, il disegno riformatore del nuovo gruppo dirigente ha bisogno di una decisa legittimazione elettorale per potere essere sviluppato, piegando le resistenze interne... (segue)



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