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FOCUS - La nascita dei governi N. 0 - 22/01/2014

 Il ruolo “notarile” di Einaudi nella formazione del VII governo De Gasperi e le dinamiche sul “modello Westminster” della prima legislatura repubblicana: realtà o illusioni?

All’indomani del trionfale esito delle elezioni politiche del 18 aprile 1948, venne confermata la formula politica “centrista”, fino a quel momento seguita da Alcide De Gasperi, che avrebbe costituito la “cifra” delle differenti formule di governo che si sarebbero succedute nel corso della prima legislatura repubblicana. Tale risultato ebbe l’effetto di conformare la legislatura secondo caratteri apparentemente prossimi al modello anglosassone, per la presenza di un partito a vocazione maggioritaria, che riassumeva nella medesima persona sia la leadership che la premiership, determinando altresì ricadute sulle fondamenta della Presidenza di Luigi Einaudi iniziata l’11 maggio 1948, cioè poche settimane dopo le citate consultazioni elettorali. Questa sostanziale sovrapposizione temporale sin dalle origini ha inciso, assieme ad altri fattori che saranno esaminati in prosieguo, sui caratteri principali del settennato, tanto da consentirne una lettura in parallelo con il processo di consolidamento del “centrismo degasperiano” affermatosi proprio in tale periodo. Nel contesto, la disamina del VII governo De Gasperi assume particolare valenza non solo in ragione delle sue tipicità rispetto ai governi precedenti - con una portata anticipatoria rispetto ai successivi orientamenti della politica italiana - ma soprattutto per il fatto che proprio sulla prima legislatura repubblicana si erano concentrate quelle aspettative sul funzionamento “modello Westminster” del parlamentarismo italiano che sarebbero andate sostanzialmente deluse negli anni immediatamente successivi. Nell’approfondimento dei vari passaggi caratterizzanti di una crisi di governo solo apparentemente “lineare”, è d’interesse riuscire a cogliere pertanto quelle problematiche - ancora in nuce in quella fase - che sarebbero poi emerse in ampiezza come “criticità” strutturali della forma di governo nazionale, tanto da rimodellare, di riflesso, il ruolo della Presidenza della Repubblica fino ai giorni attuali. Le scelte (o le apparenti omissioni) di Einaudi assumono particolare importanza essendo avvenute agli arbori della nuova Repubblica italiana, dove ciascun atto poteva costituire un punto di riferimento per futuri casi analoghi e ogni scelta rappresentava un valido tassello nella costruzione del nuovo mosaico degli equilibri politici dopo la cesura, anche istituzionale, rappresentata per l’Italia dal secondo dopoguerra... (segue)



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