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FOCUS - Riforma costituzionale N. 1 - 27/01/2016

 Alcune prime riflessioni in merito al progetto di superamento del bicameralismo paritario in approvazione alle Camere

Per qual che concerne le modifiche al Senato della Repubblica, sono quantomeno tre le prospettive attraverso cui è possibile guardare al testo del disegno di legge costituzionale recante Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione, che si accinge a concludere il suo iter di approvazione parlamentare. A rendersi doverose sono, in primo luogo, alcune considerazioni che, da un punto di vista più generale, possano contribuire a valutare la bontà di un testo di riforma intervenuto a conclusione di un percorso lastricato di falliti tentativi. Un percorso, va detto, già intrapreso a ridosso dell’approvazione della Costituzione, quando la revisione del 1963 aveva chiaramente manifestato segni di insofferenza rispetto ad un organo che ha stentato sin dall’inizio a trovare la propria adeguata collocazione nell’ordinamento repubblicano. Ad una prima valutazione d’insieme deve necessariamente seguire un’analisi dei contenuti: di ciò che c’è, ma anche di ciò che non c’è; di ciò che avrebbe potuto essere detto (e non è stato detto) e di ciò che avrebbe potuto essere detto meglio. In quest’ottica, la lettura in chiave comparativa diviene essenziale al fine di poter ricostruire un quadro meno asfittico e meno provinciale rispetto ad un tema che impegna la letteratura di molte liberal-democrazie contemporanee. Già ad un primo sguardo, infatti, è possibile rilevare la profonda crisi di identità che le seconde Camere vivono, invero da tempo, in ogni sistema bicamerale, persino in quelli di matrice federale. Infine, bisognerà dedicare uno spazio, consapevoli dell’incertezza che in questo ambito ancora regna, per ragionare sulle prospettive di attuazione materiale di un testo di riforma che per quel che riguarda il Senato, lascia aperte molte questioni. Ciò affinché la revisione possa essere letta alla luce della nostra tradizione costituzionale e rappresentare un’occasione di implementazione di quei principi su cui la nostra Carta si fonda e che non cessano di costituire il fondamento del nostro vivere comune... (segue)



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