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FOCUS - Riforma costituzionale N. 1 - 27/01/2016

 La via delle leggi elettorali verso la revisione della forma di governo

Il Focus in cui si colloca il presente contributo nasce dall’invito a discutere della revisione costituzionale in atto «in maniera non ideologica». L’indicazione va senz’altro condivisa, ma non preclude un’analisi che attribuisca rilievo al clima politico nel quale le soluzioni normativo-istituzionali maturano; al metodo e alla strategia comunicativa che le accompagna; alle ricadute che tali aspetti determinano sulla conformazione di singoli istituti e sulla concezione di democrazia che si intende affermare. Su quest’ultimo versante, si ritiene che ci si possa sottrarre ad una rigida contrapposizione tra democrazia e non democrazia senza però rinunciare all’individuazione di quegli elementi della riforma che possono collocarla su di una «parabola discendente della democrazia». La necessità di considerare i profili richiamati sembra peraltro rafforzata dallo stesso Presidente del Consiglio, nel momento in cui rende esplicito quanto già si desumeva dalle vicende del disegno di legge: sono infatti ormai dichiarate la personalizzazione della revisione e la conseguente plebiscitarizzazione del referendum che, con ogni probabilità, seguirà l’approvazione parlamentare. Le valutazioni cui sono indotti i cittadini vengono così spostate dalla riforma al riformatore; in maniera inevitabile, il loro voto comporterà anche l’avallo – o meno – di un preciso modus operandi: una questione che interroga, sicuramente anche i costituzionalisti, in merito all’utilizzo del potere di revisione. Ma, come si anticipava, la valutazione dei profili segnalati è spesso inscindibile da quella degli esiti cui si è pervenuti. Alcune delle soluzioni che destano maggiori perplessità sono strettamente connesse al metodo adottato: in particolare, all’aver piegato passaggi e tempi della modifica costituzionale a esigenze comunicative; o all’aver agito sulla scorta di accordi politici contingenti, non stipulati con riferimento a un disegno istituzionale ben definito nelle sue linee di fondo. La traccia più evidente di quanto si afferma è la non univoca soluzione prospettata in rapporto a uno snodo cruciale della ridefinizione dell’assetto bicamerale: senatori eletti, con metodo proporzionale, dai Consigli regionali (non, dunque, direttamente dai cittadini) ma «in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge» (così il nuovo art. 57 Cost.). Se viene posto, da parte di alcuni, un problema di omogeneità della revisione e, di conseguenza, del quesito referendario relativo alla stessa, all’interno del blocco (omogeneo) “superamento del bicameralismo paritario” potrebbe porsi un problema ulteriore, e non secondario, di chiarezza, sempre nell’ottica della garanzia della libertà del voto... (segue)



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