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FOCUS - Riforma costituzionale N. 1 - 27/01/2016

 I regolamenti parlamentari come snodo attuativo del bicameralismo differenziato

È opinione diffusa che il superamento del bicameralismo paritario, come prefigurato dalla riforma costituzionale definitivamente approvata dalle Camere lo scorso 12 aprile, sia destinato ad introdurre nuovi elementi di complessità nei procedimenti di decisione parlamentari. Rispetto alla funzione legislativa, il ripensamento della legge come atto formalmente unitario e la corrispondente rimodulazione del ruolo delle Camere nel processo decisionale determineranno, secondo molti, una «proliferazione» dei procedimenti legislativi. Sul numero dei “nuovi” procedimenti ricavabili dall'«allungamento» dell'art. 70 della Costituzione non pare esservi pieno accordo in dottrina. Il loro funzionamento a regime sembra, ad ogni modo, postulare accresciute istanze di coordinamento tra le due Camere. Rispetto alle “altre” funzioni, quelle comunemente etichettate come “non” legislative, il “coraggioso” esercizio tassonomico contenuto nel nuovo art. 55 della Costituzione introduce un sistema di riparto delle sfere di attività tra i due rami del Parlamento ancora tutto da decifrare, sia rispetto alla valenza procedimentale di ciascuna funzione, sia rispetto alla delimitazione dei reciproci ambiti di intervento delle due Camere. A fronte di funzioni configurate come “proprie”, anche se non necessariamente “esclusive” (per la Camera: l'indirizzo politico e il controllo dell'operato del Governo; per il Senato: il raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica; la valutazione delle politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni; la verifica dell’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori), vi sono infatti funzioni condivise tra le due Camere, per le quali sarà necessario chiarire le modalità e i termini del «concorso» del Senato... (segue) 



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