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FOCUS - Numero speciale 26/2016 N. 0 - 30/12/2016

 Vincoli europei e cessione di sovranità

Se è vero che «la sovranità termina quando cessa la solvibilità», è del tutto evidente che la recente crisi economica, abbattutasi come un sisma sull’Unione europea, ha dato modo di verificare sul campo la bontà di tale affermazione. A ciò si aggiunga che la risposta europea alla crisi, di natura prettamente economica, ha drammaticamente riproposto l’interrogativo sulla direzione intrapresa dalla UE. È veramente la via dell’unione dei popoli tracciata a Lisbona oppure regrediamo verso il precedente assetto della comunità economica? Come spesso accade, la risposta varia a seconda della prospettiva da cui si osserva il fenomeno e l’esempio più chiaro è dato dalla situazione greca: le linee di politica economica e fiscale richieste al paese ellenico dalla troika, ritenute essenziali per la tenuta generale del sistema europeo, si sono scontrate inevitabilmente con le opposte ragioni – anch’esse ritenute essenziali – del Governo nazionale, impegnato a sostenere i diritti sociali dei cittadini. In effetti, questa contrapposizione non è altro che lo specchio dei rapporti profondamente mutati tra Unione Europea e Paesi membri, dove la concertazione sembra cedere il passo al precetto e al vincolo. Da qui, il proposito di verificare se, in che termini e con quali procedure e strumenti giuridici, il nuovo assetto dei vincoli europei alle finanze pubbliche, adottato come reazione alla recente crisi economica, abbia implicato un’eventuale ulteriore cessione di sovranità nei confronti della UE. A tal fine, l’indagine si articolerà nell’analisi di due casi concreti: il primo, incidente direttamente sul piano nazionale, affronterà la c.d. “lettera Draghi-Trichet” del 2011, tentando di chiarire se si sia trattato di un vero e proprio “commissariamento” improntato alla logica dell’emergenza e sorretto dalla forza dei mercati o, piuttosto, di una forma certamente eccezionale e radicale di “intervento europeo”, ma con qualche profilo di somiglianza con il coevo “Semestre europeo”; il secondo, invece, che si pone a un livello sovranazionale, avrà ad oggetto il Trattato sulla Stabilità, il Coordinamento e la Governance nell’Unione Economica e Monetaria (TSCG, meglio noto come fiscal compact) e i diversi meccanismi europei di aiuti. A differenza del primo caso, dove esiste un provvedimento diretto, qui la sovranità è erosa tra le pieghe delle procedure o nell’architettura degli stessi strumenti di salvataggio. Come si avrà modo di illustrare meglio nel proseguo, la concessione degli aiuti di norma risulta vincolata al placet dei Paesi finanziatori, che pongono come condizione l’adesione a “riforme” apparentemente concordate con gli Stati in difficoltà, ma di fatto imposte a quest’ultimi dall’esterno, come nel caso di scuola della Grecia a cui è stata dettata una precisa linea politico-economica a pena del blocco degli aiuti. Sotto altro profilo, tuttavia, il problema del deficit democratico è vissuto anche dai Paesi economicamente più forti, come nel caso della Germania che, in più occasioni, ha sollecitato l’intervento della Corte di Karlsruhe... (segue) 



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