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FOCUS - Numero speciale 26/2016 N. 0 - 30/12/2016

 Le conseguenze della crisi economico-finanziaria sulle istituzioni francesi

Il presente contributo s’interroga sull’impatto della crisi economico-finanziaria sulle istituzioni della Repubblica francese. Facendo ciò, ci si sforzerà di porre in risalto, da un lato, le tendenze che accomunano la Francia agli altri Stati membri dell’Unione europea e, dall’altro, gli accenti tipicamente nazionali che caratterizzano il caso francese. Il saggio è articolato attorno a tre assi principali. Dopo un’introduzione relativa al contesto politico-partitico e alle evoluzioni della forma di governo, saranno presentate due discussioni che hanno caratterizzato il dibattito istituzionale negli ultimi cinque anni; in entrambe, come si vedrà, riecheggiano considerazioni legate alla crisi economico-finanziaria e alla capacità di reazione che questa esige da parte del sistema delle istituzioni francesi. Si tratta della riforma dell’organizzazione territoriale della Repubblica e di una serie d’iniziative – sostanzialmente (ma non formalmente) costituzionali – riconducibili a un programma di moralizzazione della vita pubblica. Non saranno invece presi in considerazione l’adattamento dell’ordinamento francese alle norme discendenti dall’art. 3 del trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell’Unione economica e monetaria (TSCG o Fiscal Compact), né il dibattito sulla costituzionalizzazione di una generica règle d’or avviato negli ultimi mesi del mandato presidenziale di Nicolas Sarkozy. La chiave interpretativa cui si farà ricorso in questo lavoro vede la crisi come il detonatore che ha rivelato diversi problemi irrisolti dell’organizzazione della Repubblica, rendendone sempre meno accettabile il perdurare e sempre più impellente la soluzione. Alla crisi del modello capitalistico francese, infatti, si sommerebbe una crisi del sistema politico-istituzionale, che appare sempre più instabile. Sono cioè ritornate alla ribalta diverse questioni di rilevanza costituzionale, il cui significato complessivo sembra alludere, in molti casi, a una (ennesima) messa in discussione dell’assetto istituzionale della V Repubblica. Secondo i critici, insomma, sembra essersi rapidamente dissolto l’effetto stabilizzatore della “grande riforma” del 2008, che si proponeva di rafforzare il sistema costituzionale, modernizzandolo e incorporando istanze a esso inizialmente estranee. Oggi, invece, si paventa che la crisi possa allargare i suoi effetti, fino a «mettere in discussione le stesse dinamiche istituzionali della V Repubblica». Si affaccia cioè l’idea che la crisi economica non abbia soltanto innescato una crisi politica, ma che quest’ultima, a ben guardare, sia una vera e propria crisi di regime: «Les institutions, à l’évidence, y ont aussi leur part. Longtemps, le régime fondé par le général de Gaulle a donné au pouvoir exécutif le temps et les moyens d’agir et lui a fourni une assurance tout risque contre les crises, qui n’ont pas manqué. Longtemps, l’élection présidentielle a structuré le débat entre droite et gauche et leur alternance au pouvoir. Or, à bien des égards, tout cela appartient au passé»... (segue)



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