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NUMERO 1 - 11/01/2017

 Senza rossetto: il primo voto delle italiane

Anna Garofalo, giornalista e scrittrice, così commentava l'appuntamento alle urne del 2 giugno 1946: Lunghissima attesa davanti ai seggi elettorali. Sembra di essere tornate alle code per l'acqua, per i generi razionati. Abbiamo tutti nel petto un vuoto da giorni d'esame, ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d'amore. Si vedono molti sgabelli pieghevoli infilati al braccio di donne timorose di stancarsi e molte tasche gonfie per il pacchetto della colazione. Le conversazioni che nascono tra uomini e donne hanno un tono diverso, alla pari. Milioni di donne in tutta Italia, nelle grandi città industriali del nord come in quelle del centro sud, nei piccoli centri agricoli e nelle comunità montane, sostano composte in lunghe file davanti ai seggi elettorali. Alcune sono semplicemente abbigliate, altre sfoggiano toilettes più accurate, qualcuna, come in una giornata di festa, indossa l'abito nuovo. Nessuna, attenta alle indicazioni che sono giunte dai partiti e dai comitati elettorali, ha messo il rigo di rossetto nel timore di annullare la scheda che, all'epoca, andava sigillata. Se si escludono le amministrative del marzo aprile – che avevano riguardato le regioni del centro Nord, appuntamento che vede la elezione del 78 per cento dei comuni– il 2 giugno del 1946 le italiane si recano alle urne per la prima volta: esprimono la propria volontà politica sul Referendum istituzionale ed eleggono i membri dell'Assemblea Costituente. Il conseguimento di questo diritto fu tutt'altro che facile e, nella valutazione delle scelte che condussero il governo Bonomi a varare il decreto luogotenenziale sull'estensione del diritto di voto alle donne, datato 1° febbraio 1945, occorre tenere conto di alcuni fattori che possono favorire il superamento della discussione su un voto "concesso" o "conquistato" per valutare, invece, i fattori concomitanti intervenuti nella scelta e le sue modalità di realizzazione. Tra queste variabili è necessario ricordare, insieme al protagonismo femminile tra guerra e dopoguerra, il quadro internazionale. Nei grandi paesi dell'occidente il voto era stato riconosciuto prima o a ridosso della Grande guerra ed il tema dell'uguaglianza entrava ormai nell'agenda internazionale alla quale – data la dimensione sovranazionale del quadro politico – era difficile sottrarsi. Non può poi essere trascurato il fatto che i movimenti femminili andavano ritessendo le proprie reti internazionali e riprendendo il dialogo... (segue) 



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