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NUMERO 11 - 31/05/2017

 Algeria - Elezioni legislative: à Alger rien de nouveau

Lo scorso 4 maggio in Algeria si sono tenute le elezioni dei 462 membri dell’Assemblée Populaire Nationale (APN), la Camera bassa del Parlamento e l’unica ad essere eletta a suffragio universale diretto. Anche da questo confronto elettorale è emersa vincitrice la precedente coalizione di governo; in piena continuità con la politica algerina degli ultimi cinquant’anni. Le precedenti elezioni legislative si erano svolte a maggio del 2012, a poco più di un anno di distanza dalle rivolte scoppiate nel paese sulla scia dei moti di protesta che, a partire dalla fine del 2010, avevano interessato l’intera area nordafricana e mediorientale (c.d. primavere arabe). Nel 2012 il Front de Libération Nationale (FLN), partito unico fino al 1989 e ininterrottamente alla guida del paese dal 1962, si era assicurato la maggioranza relativa dei seggi, conquistandone 221 su 462, ed aveva raggiunto la maggioranza assoluta alla Camera bassa (per un totale di 291 seggi) grazie alla coalizione con il Rassemblement National Démocratique (RND). In tale occasione, la legalizzazione di nuovi partiti, sopraggiunta a soli tre mesi dalle elezioni, a seguito dell’approvazione della legge organica 12-04, aveva rafforzato la frammentazione politica, impedendo peraltro agli elettori di familiarizzare con le nuove formazioni politiche. Le ultime elezioni presidenziali si sono invece tenute nell’aprile 2014 ed hanno riconfermato per il quarto mandato consecutivo l’attuale Presidente Abdelaziz Bouteflika, leader del FLN. Le elezioni legislative di maggio sono state le prime consultazioni elettorali a svolgersi a seguito dell’entrata in vigore della revisione costituzionale del 2016, promessa da Bouteflika sin dal 2011, la quale ha modificato in modo sostanziale il testo fondamentale, emendando 74 articoli e introducendone 38 nuovi (su un totale di 218 articoli). Con la riforma si è tentato soprattutto di attenuare la preminenza della figura del Capo dello Stato all’interno della forma di governo semipresidenziale, rafforzando sia il ruolo del Parlamento che quello del Primo Ministro. Con riferimento alle nuove competenze riconosciute al Legislativo, si dispone che la maggioranza parlamentare deve essere consultata dal Presidente della Repubblica al momento della nomina del Primo Ministro (art. 91 della Costituzione) e si accentuano i poteri di controllo delle due Camere, che possono istituire, oltre alle commissioni di inchiesta, delle missioni temporanee d’informazione, su temi o situazioni precise (art. 134). L’intera attività legislativa sembra ora essere concentrata nelle mani del Parlamento, dato che il potere del Presidente della Repubblica di adottare ordonnances è limitato ai soli casi di urgenza (art. 142). Le elezioni legislative in questione sono peraltro le prime ad essersi tenute dopo l’approvazione della nuova legge elettorale (legge organica 16-10) del 25 agosto 2016. In linea con la precedente normativa, il sistema elettorale definito dalla nuova legge rimane di tipo proporzionale con l’applicazione del metodo dei più alti resti; è prevista inoltre una soglia di sbarramento per l’accesso delle liste al riparto dei seggi, pari al 5% del totale dei suffragi espressi (7% per le elezioni dei membri delle assemblee comunali o di quelle dei Wilayas). La legge organica 16-10 ha ripreso in larga parte il precedente sistema elettorale (legge organica 12-01), approvato nel 2012 insieme ad una serie di altre leggi (come quella sui mass media e sui partiti), come conseguenza della «cauta politica di riforme» avviata dal regime a seguito delle proteste. Della nuova legge elettorale ha fatto in particolare discutere l’introduzione della regola in base alla quale le liste politiche ammesse a partecipare sia a livello nazionale che locale debbano essere formate da partiti che abbiano raggiunto almeno il 4% dei voti espressi in occasione delle precedenti elezioni, oppure da partiti che abbiamo ottenuto almeno 10 seggi, o debbano essere liste sostenute da almeno 250 firme di elettori per ogni seggio da assegnare (artt. 73 e 94 della legge 16-10). Sebbene, come ricordato, le elezioni del 2017 abbiano registrato la vittoria del FLN, che ha conquistato 164 seggi, quest’ultimo ha ottenuto un risultato deludente rispetto al 2012, perdendo ben 57 seggi. Il RND ha invece rafforzato la propria presenza all’interno del Parlamento, aggiudicandosi 100 seggi. La principale forza di opposizione, anche se con un numero di seggi nettamente inferiore, è il Mouvement de la société pour la paix (MSP o Hamas), il principale partito islamista, che si è assicurato 33 seggi. Il resto dei seggi è invece ripartito tra le restanti 57 liste nazionali che hanno ottenuto almeno un seggio. Vale la pena ricordare che tra i deputati sono state elette 121 donne, un numero rilevante soprattutto se confrontato con quello degli altri paesi arabi, anche se in calo rispetto ai 146 seggi ottenuti nel 2012. Al riguardo si rileva come l’aumento del numero delle donne elette (che erano solo 29 nel corso della legislatura 2007-2012) è stato in gran parte l’effetto dell’approvazione della legge organica 12-03, con la quale sono state riservate determinate quote alle donne all’interno dell’Assemblea nazionale e dei consigli locali. Uno dei dati più rilevanti, forse il più significativo, di queste elezioni è senz’altro quello relativo al tasso di partecipazione (pari al 35,37%), in netto calo rispetto al 2012 (43,14 %). Un simile risultato sembra evidenziare il crescente disinteresse del popolo algerino per la politica nazionale e per elezioni dal risultato scontato. L’astensione dal voto può essere altresì letta come un segno di protesta nei confronti delle istituzioni algerine, da troppo tempo guidate dalla medesima élite... (segue)



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