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NUMERO 17 - 13/09/2017

 Sovranità e territorio alla prova della crisi catalana

“Per fer una truita primer s’han de trencar els ous”. Per fare una frittata prima bisogna rompere le uova: per questa frase, formulata in termini metaforici, il regidor (consigliere comunale) del municipio di Vic, Joan Coma Roura (lista Capgirem Vic-CUP), è stato indagato per incitamento alla sedizione e alla ribellione (artt. 472 ss. e 544 ss. del codice penale spagnolo) e trattenuto in stato di detenzione per una notte dopo essersi rifiutato di recarsi a dichiarare davanti al magistrato. Le uova potrebbero essere state rotte nella giornata del 6 settembre, allorquando il Parlament de Catalunya, al termine di una seduta particolarmente tesa, ha approvato la llei n. 19 del 2017 del referèndum d’autodeterminació. Sono seguiti, in rapida successione, i decreti n. 139/2017 (de convocatòria del Referèndum d’Autodeterminació de Catalunya) e n. 140/2017 (de normes complementàries per a la realització del Referèndum d’Autodeterminació de Catalunya), anch’essi emanati il 6 settembre, e la llei n. 20 de transitorietat jurídica i fundacional de la República (approvata il giorno successivo). Si tratta degli atti che, nella prospettiva del Governo della Generalitat presieduto da Carles Puigdemont, dovrebbero dar seguito al mandato ricevuto dagli elettori catalani nelle elezioni autonomiche del 27 settembre 2015 (le cd. plebiscitarie) e condurre al referendum del 1 ottobre (1-O), da tempo annunciato ma che fino alla data del 6 settembre era privo di qualsiasi ancoraggio formale: «Voleu que Catalunya sigui un estat independent en forma de república?». Per comprendere la delicata fase che attraversa oggi il cd. procés sobiranista, la portata dei provvedimenti approvati nei giorni scorsi e le loro rocambolesche vicende procedimentali occorre forse partire proprio dal risultato elettorale del 2015. Le plebiscitarie avrebbero infatti già dovuto costituire il referendum o, meglio, il surrogato di un referendum non celebrabile nel quadro della legalità spagnola, per l’opposizione del Governo di Madrid: le forze secessioniste, raccolte in due liste (Junts pel Sí – JPS - e Candidatura d'Unitat Popular - CUP), chiedevano, in termini espliciti, una legittimazione elettorale del progetto secessionista... (segue)



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