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NUMERO 13 - 20/06/2018

 Qualche riflessione su statuti e regolamenti dei Gruppi parlamentari, tra articolo 49 e articolo 67 della Costituzione

Dopo aver rivolto i miei più sinceri ringraziamenti all’onorevole Riccardo Magi per l’invito a questa Tavola rotonda, vorrei partire nelle mie brevi osservazioni dal titolo del nostro incontro, rivolto appunto a studiare gli statuti dei gruppi parlamentari in rapporto all’articolo 67 della Costituzione, sul divieto di mandato imperativo. In proposito, mi pare che, negli interventi precedenti, ci si sia soffermati soltanto sul recente statuto adottato dal gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle, con la sua contestata previsione di una inammissibile sanzione economica, a titolo di penale, verso il deputato che lascia il gruppo parlamentare perché espulso, o per abbandono volontario ovvero per dimissioni determinate da dissenso politico. Tuttavia, forse, si deve provare a compiere anche qualche rapida considerazione sugli statuti e/o i regolamenti degli altri gruppi parlamentari, secondo la denominazione assunta da questi atti nelle due Camere, guardando in particolare alla disciplina sanzionatoria nei confronti degli appartenenti ai singoli gruppi parlamentari, che è un po’ l’argomento da cui è partita tutta la vicenda su cui stiamo oggi discutendo insieme. L'onorevole Magi ci ha fornito un’utilissima “scaletta” di questioni e di domande su cui ragionare; su di esse i colleghi che mi hanno preceduto hanno in parte già risposto: ora tocca a me fornire una prospettiva e qualche soluzione interpretativa. Mi pare che dentro i temi di riflessione suggeriti nel testo della lettera di invito manchi completamente l’articolo 49 della Costituzione, quello che riguarda la disciplina costituzionale dei partiti politici, su cui sono intervenuti tra gli altri anche Roberta Calvano e Gianmario Demuro; se non ci si rivolge anche a questa disposizione costituzionale, mi pare che sia molto difficile poter cogliere completamente il significato di quell’orientamento molto netto che il MoVimento 5 Stelle ha manifestato sin dall'inizio della sua storia politica, con ciò riferendomi, ovviamente, all’aperta contestazione del principio costituzionale del divieto di mandato imperativo dell’articolo 67. E forse, a sistema, accanto agli articoli 49 e 67 andrebbe collocato anche l’articolo 54, nel punto in cui afferma il dovere, per i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche, di adempierle con disciplina e onore, perché certamente i parlamentari, tutelati dall’articolo 67 (e da altre note disposizioni costituzionali), nel momento in cui esercitano le funzioni che la Costituzione loro assegna sono tenuti anch’essi a un rispetto rigoroso dell’articolo 54 (una traccia è anche nell’articolo 2, comma 5, dello statuto del gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle)... (segue)



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