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FOCUS - Il federalismo in tempi di transizione N. 2 - 22/06/2018

 Relazione di sintesi

Andrea Morrone iniziando ieri la sua Relazione ha preso subito posizione sulla questione centrale della nostra riflessione affermando, sulla scorta di Riker, che il binomio democrazia-federalismo non è risolutivo rispetto allo studio dei sistemi federali. Poiché vi sono “sia stati federali democratici, sia stati federali non democratici. Il federalismo è comunque un limite al potere: la moltiplicazione dei centri di potere è strutturalmente un limite all’autocrazia” L’affermazione merita una prima riflessione poiché come noto il binomio federalismo-democrazia è spesso dato per scontato comportando sempre il federalismo, almeno teoricamente, una pluralità di centri di poteri (federale e locale, dove il locale può essere a sua volta locale “plurale”: comuni, province, regioni….).  Ciò che ha fatto dire a Stepan nel saggio Democrazia e federalismo. Un’analisi comparata pubblicato nella Rivista di scienza politica del 1998 che “in senso stretto solo una democrazia costituzionale è in grado di fornire delle garanzie credibili e dei meccanismi istituzionali che assicurino il rispetto delle prerogative legislative delle unità sub-nazionali”.  Dunque, prosegue Stepan non è detto che un sistema non democratico, grazie ad un assetto strutturale, diventi democratico. Sempre che si accetti, prosegue l’A. la definizione di sistema federale proposta da Dahl secondo cui è federale un sistema in cui “alcune materie cadono esclusivamente sotto la competenza di talune unità locali (cantoni, stati, province) e si trovano costituzionalmente oltre la portata dell’autorità del governo nazionale, e in cui certe altre materie si trovano costituzionalmente al di fuori della portata dell’autorità delle unità più piccole” (Dahl, 1986)  Secondo Morrone, questo modo di intendere il sistema federale democratico non è completo poiché dissolve (nel senso che rende estremamente labile) un elemento fondamentale: il popolo. Il federalismo non è solo una sovrastruttura per l’esercizio delle competenze. La sua finalità è la “felicità del popolo” (Federalist n. 45) Quindi per Morrone “alla base del federalismo democratico vi sono identità duali complementari. Le persone appartengono a due comunità politiche: perciò il federalismo si incentra sulle potenziali conflittualità tra questa coesistenza. Il federalismo deve governare queste conflittualità; governare una società bipolare.  L’altra parte della bipolarità è il popolo, non l’entità decentrata. In questa prospettiva, l’aspirazione del federalismo è l’integrazione politica, non la contrapposizione delle diversità (la contrapposizione unità diversità è fuorviante”.   Direi che in generale possiamo essere d’accordo con Stepan quando afferma che la sola “sovra-struttura” federale (la divisione delle competenze tra centro e periferia) non è in grado di trasformare un sistema non democratico in uno democratico, mentre non possiamo essere d’accordo con lui quando afferma che solo una democrazia può supportare un sistema federale: per non andare troppo lontano il caso italiano dimostra esattamente il contrario (…..)



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