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» Studi di Federalismi

La giustizia costituzionale in trasformazione: la Corte costituzionale tra giudice dei diritti e giudice dei conflitti


I saggi qui pubblicati nascono dalle riflessioni compiute sul tema «giustizia costituzionale in trasformazione» all’interno del gruppo dei giovani studiosi e ricercatori che lavorano nell’ambito delle cattedre di diritto pubblico e di diritto costituzionale comparato della Sapienza, del corso di laurea in scienze dell’amministrazione e della rivista federalismi.it. Punto di partenza i fenomeni che hanno interessato negli ultimi dieci-quindici anni la giustizia costituzionale nel nostro paese



a cura di Beniamino Caravita
Edizione: 2012

ISBN:
Editore: Jovene

I saggi qui pubblicati nascono dalle riflessioni compiute sul tema della «giustizia costituzionale in trasformazione» all’interno del gruppo dei giovani studiosi e ricercatori che lavorano nell’ambito delle cattedre di diritto pubblico e di diritto costituzionale comparato della Facoltà di scienze politiche, sociologia e della comunicazione della Sapienza, del corso di laurea in scienze dell’amministrazione presso la medesima Facoltà e della rivista «federalismi.it».

Punto di partenza è stata l’osservazione di alcuni fenomeni che hanno interessato negli ultimi dieci-quindici anni la giustizia costituzionale nel nostro paese (in collegamento con quanto sta avvenendo anche in ambito europeo). In primo luogo, va ricordato che la tecnica interpretativa della «interpretazione conforme a costituzione» (su cui si sofferma Giuseppe Laneve) – pur di risalente teorizzazione – ha trovato proprio nell’ultimo decennio un riconoscimento, un ampliamento ed una diffusione prima non immaginabili. In un contesto in cui qualche autore ritiene addirittura che la valutazione dell’impossibilità della interpretazione conforme sia diventata il «terzo» requisito della sollevazione della questione di legittimità costituzionale, e in cui la Corte è giunta a ritenere che l’obbligo di interpretazione conforme prevale addirittura sulla richiesta di incostituzionalità della disposizione su cui si sia creato un diritto vivente incostituzionale, il tema non è più solo quello, in qualche modo tradizionale, della condivisione tra giudice costituzionale e giudici comuni del compito di interpretazione della Costituzione. La questione non è più dunque solo quella, su cui non si possono non ricordare le mirabili pagine di Carlo Mezzanotte, di chi sia la vestale della Costituzione e chi della legge: siamo ormai andati più in là.

E siamo andati più in là, vista anche la diffusione dello strumento della disapplicazione, che – pur con un fondamento teorico incerto (dei profili teorici generali dell’istituto discute Daniele Porena) – riguarda ormai il rapporto tra tutta la legislazione nazionale (statale e regionale) e la normativa europea direttamente applicabile (su questi aspetti interviene Andrea Vannucci) e sfiora e lambisce anche l’area della legislazione sui diritti, in ragione del sempre più complicato rapporto tra Corte costituzionale e Convenzione europea dei diritti dell’uomo (tema trattato da Francesca Liberati). E, invero, la tesi della incostituzionalità della normativa nazionale contraria alla Cedu (che pur è storicamente e istituzionalmente ben comprensibile: manca, in questa normativa, il processo di confronto e di collaborazione continui che invece caratterizza la produzione normativa comunitaria) non sembra riuscire ad affermarsi, tra incertezze dei giudici comuni, che rimangono tentati e attratti dalla disapplicazione, e introduzione della tecnica della «interpretazione conforme a convenzione».

D’altra parte, la Corte italiana sconta il ritardo con cui si è avvicinata alla Convenzione europea, lo stesso ritardo con cui ha affrontato il tema della questione pregiudiziale di interpretazione del diritto comunitario (su cui la relazione di Diana Basili e Giuseppe M. Di Niro).



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