A partire dal maggio del 2015 la Commissione Europea si è occupata del sistema di soluzione delle controversie privato-Stato in materia di investimenti esteri (investor-State dispute settlement - ISDS) – ad oggi consistente nella creazione di tribunali arbitrali ad hoc su impulso di investitori stranieri e sulla base di clausole arbitrali contenute in trattati di investimento – sviluppando un’iniziativa volta a modificarlo che vede al centro la proposta di istituzione di una corte multilaterale sugli investimenti (Multilateral Investment Court). Il tema appare di notevole importanza ed attualità, perché le decisioni in materia di investimenti abbracciano temi molto ampi e sono suscettibili di influire in modo incisivo su fondamentali politiche interne (energetiche, ambientali, sanitarie, etc.). Le ragioni alla base della proposta di una Multilateral Investment Court risiedono nel fatto che l’attuale sistema di soluzione di controversie tra Stati e investitori stranieri basato sull’arbitrato solleva dubbi, sia nell’opinione pubblica che tra gli operatori del settore, in termini di legittimità, trasparenza, accountability e coerenza delle decisioni. Scopo del presente contributo è quello di analizzare la proposta della Commissione per l’istituzione, attraverso un trattato internazionale, della suddetta corte multilaterale sugli investimenti, dotata di un primo e un secondo grado di giudizio. Tale proposta risulta certamente valida per fugare parte dei dubbi sollevati, ma appare di dubbia realizzabilità e di limitata efficacia complessiva, perché finirebbe per scardinare un sistema di soluzione delle controversie in via di consolidamento e sempre più recettivo delle istanze ‘sostanziali’ di rispetto delle legislazioni interne. Di conseguenza, sembra possibile suggerire una strada di riforma c.d. “mediana”, consistente nel recuperare una delle opzioni della proposta iniziale della Commissione, quella che prevedeva l’istituzione di un tribunale multilaterale sugli investimenti competente solo per decidere dell’eventuale appello delle decisioni prese dai tribunali arbitrali secondo i meccanismi già oggi esistenti. Essa coniugherebbe una piena garanzia della rule of law con un sistema decentrato di decisione, permettendo di risolvere in modo uniforme le questioni più complesse e garantendo le parti... (segue)
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