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NUMERO 7 - 28/03/2018

 Il disordine delle fonti nella regolazione dei mercati finanziari

La carente qualità della regolamentazione legislativa e la conseguente incertezza del diritto, quale regola puntuale applicabile alla fattispecie, costituiscono un problema che affligge, in modo particolare, l’ordinamento italiano, ove si ponga mente anche ad una comparazione con ordinamenti di altri Paesi europei. Ciò incide e comporta evidenti effetti negativi sul buon funzionamento dei mercati, che hanno bisogno, secondo l’efficace pensiero di Max Weber, di “un diritto che si possa calcolare in modo simile ad una macchina”, laddove la perdita della calcolabilità e della prevedibilità della regola impedisce all’imprenditore “di far conto su ciò che verrà, ossia di considerare il futuro giuridico fra le ragioni delle proprie scelte”. Il linguaggio impreciso, lacunoso o, spesso, addirittura oscuro della legge, nonché la mancanza di stabilità nel tempo del comando normativo, che viene di continuo modificato dal Legislatore, spesso non è più in grado di offrire un efficiente “servizio” di regolazione del mercato, venendosi a perdere quella razionalità giuridica che dovrebbe andare di pari passo con la razionalità tecnico-economica, la quale invece tende ad accrescere il suo grado di calcolabilità e di prevedibilità del domani. Di recente, anche sulla scorta delle migliori prassi internazionali, nell’ordinamento nazionale la tensione nei confronti del conseguimento di una maggiore efficienza della regolazione e della qualità delle norme -   considerata la qualità delle regole tra i fattori chiave per la competitività dei Paesi e la loro capacità di attrarre investimenti - ha indotto il Legislatore a prescrivere l’utilizzo di tecniche dirette a migliorare la qualità della stessa regolazione, come l’introduzione dell’analisi d’impatto e l’obbligo di motivare gli atti regolatori generali, valendo ciò ad accrescere la legittimazione delle scelte regolatorie compiute dinanzi ai destinatari e aumentandone, conseguentemente, il grado di efficacia e di osservanza. Del resto, in mancanza di regole certe acquista un ruolo cruciale l’apporto dell’interprete, tanto più fondamentale nell’attuale epoca di pluralismo giuridico e di complessità delle fonti: a maggior ragione nel diritto dell’economia, l’auspicio dovrebbe essere quello che il lavoro dell’interprete fosse guidato da principi certi in grado di assicurare il buon funzionamento dei mercati, nel contesto di una rinnovata visione ordinamentale del diritto… (segue)



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