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NUMERO 11 - 23/05/2018

 Politica e contratti: una anomalia italiana

C’è un’illusione - non priva di pericoli - che inizia a farsi strada nel sistema italiano. L’illusione è che le dinamiche politiche - e le loro emergenze - possano trovare soluzione grazie a strumenti privatistici e, forse, ad avvocati. Il riferimento non è tanto all’idea - figlia di una intelligente propaganda elettorale, anche se portata agli estremi - che si possa stipulare un “contratto con gli italiani”. La fortuna che ebbe quella idea, nell’immaginario collettivo - di qui la sua efficacia - era che l’impegno assunto in quei termini avrebbe spostato la campagna elettorale dal tema delle promesse a quello degli obblighi. Si trattava, evidentemente, di un’illusione che avrebbe dovuto, immediatamente, far comprendere come il piano degli impegni politici sia cosa ben diversa da quello, in termini di obblighi, che deriva dal contratto. Quando, infatti, si è cercato di portare il problema sul piano del diritto sostanziale, l’iniziativa è apparsa immediatamente del tutto avulsa dal contesto giudiziario tipico del contratto, in cui si manifestano diritti soggettivi pieni. Il giudice, pure adito sul presupposto di una più o meno verificata inadempienza, non ha potuto che dichiarare la propria “incompetenza”, condannando, peraltro, proprio chi aveva impostato l’azione in termini di obbligo, alle spese di giudizio. Il contratto aveva appassionato studiosi e istituzioni di diritto pubblico, come l’Università di Siena, con il suo “Rapporto sul Governo” nella “Ricerca sul Cambiamento Politico”, ma non il giudice, il quale aveva semplicemente sentenziato che «le dichiarazioni di Silvio Berlusconi nel "contratto con gli italiani" non hanno valore contrattuale». Si è trattato - in quel caso - di una iniziativa che, in verità, anche nelle intenzioni di chi la aveva proposta, non aveva nessuna pretesa di determinare obblighi contrattualmente rilevanti, tant’è che, in sede di giudizio, si ci difese proprio con argomentazioni simili. Un’iniziativa, appunto, di mera propaganda elettorale, seppur fortemente evocativa nei termini utilizzati… (segue)



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