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NUMERO 24 - 19/12/2018

 La Brexit e la questione del confine irlandese

La questione del confine tra l’Irlanda e l’Irlanda del Nord, rivelatasi centrale nei negoziati per il recesso del Regno Unito (Brexit) dall’Unione Europea (UE), rappresenta uno snodo assai complesso in cui si intrecciano elementi di natura politica e ragioni di carattere economico. Con gli orientamenti del Consiglio europeo del 29 aprile 2017, la UE ha chiesto che il confine rimanga aperto, ovvero privo di alcuna infrastruttura fisica e di controlli, al fine di garantire che continuino a essere rispettati gli accordi di pace del 1998 (i cosiddetti accordi del Venerdì Santo) e che prosegua l’integrazione economica tra Nord e Sud dell’isola. La rimozione di tutte le installazioni di sicurezza al confine, esplicitamente prevista dagli accordi del Venerdì Santo, ha portato a un’apertura totale del confine stesso, considerata un vero e proprio simbolo del successo del processo di pace. Il ripristino di un confine chiuso, introducendo una separazione netta e tangibile tra i due Stati, svilirebbe lo spirito degli accordi del Venerdì Santo, che (in cambio del riconoscimento da parte irlandese della sovranità britannica sull’Ulster) hanno reso sostanzialmente immateriale la distinzione tra Nord e Sud, e svuoterebbe di significato la facoltà concessa ai cittadini del Nord di assumere simultaneamente, dietro semplice richiesta, sia la cittadinanza britannica sia quella irlandese (fatto, questo, di elevato valore simbolico per i nazionalisti irlandesi). La UE contribuisce anche finanziariamente al processo di pacificazione attraverso appositi programmi di finanziamento, in particolare il programma PEACE e le iniziative INTERREG nell’area geografica interessata, inquadrate nell’ambito del Fondo europeo di sviluppo regionale. In questo lavoro ci si propone di analizzare la questione del confine irlandese evidenziando i suoi presupposti economici ed esaminando le proposte avanzate in ambito negoziale da ciascuna delle due parti, avuto riguardo ai “rimedi” atti a renderle “praticabili”, ovvero operativamente attuabili, nonché compatibili con i vincoli posti dall’ordinamento europeo e dall’Organizzazione mondiale del commercio (World Trade Organization – WTO) e politicamente accettabili dalle due parti. A tal fine, dopo una valutazione del grado di integrazione economica dell’Ulster con la Repubblica d’Irlanda, che secondo alcuni indicatori risulta persino superiore a quello con il resto del Regno Unito, si esamineranno lo stato delle trattative e i vincoli (le c.d. “linee rosse”) che le due parti hanno posto nel corso del negoziato, per poi giungere ad analizzare i termini nei quali le contrapposte istanze hanno trovato componimento nel testo dell’accordo raggiunto a livello di negoziatori il 14 novembre 2018… (segue)



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