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NUMERO 10 - 22/05/2019

 Le elezioni europee in Spagna e l’ascesa politico-elettorale del Psoe di Pedro Sánchez

La Costituzione del 1978, seguita al quarantennale regime franchista (1936-1975) e alla ristrutturazione politico-istituzionale operata nella Transizione alla democrazia (1975-1978), ha segnato formalmente in Spagna il passaggio allo Stato di diritto, democratico e sociale (art. 1, c. 1). La riconversione politico-costituzionale ha consentito al Paese di uscire dall’isolazionismo a cui era stato relegato durante il regime autoritario, con la conseguente emarginazione rispetto al processo di integrazione europea. Il 10 gennaio del 1986 la Spagna ha formalizzato il suo ingresso nell’Unione europea con l’entrata in vigore della legge organica n. 10 del 1985, con cui è stata autorizzata la ratifica del Trattato di adesione firmato a Madrid un anno prima (12 giugno 1985). Per quanto concerne la forma di governo, la Costituzione spagnola ha optato per un sistema di monarchia parlamentare (art. 1, c. 3), i cui lineamenti caratteristici possono sintetizzarsi nella presenza di un Monarca rappresentativo dell’unità nazionale politicamente irresponsabile, nell’esistenza di un bicameralismo imperfetto sbilanciato in favore del Congresso dei Deputati, nella rigida razionalizzazione dei rapporti tra questa Camera e il Presidente, e, infine, nel rafforzamento della figura presidenziale. L’asimmetria del bicameralismo trae origine dalla preminenza funzionale del Congresso dei Deputati sul Senato, nonostante la Costituzione attribuisca a entrambe le Camere, c.d. Cortes Generales, l’esercizio della funzione legislativa e il controllo politico sull’azione del Governo (art. 66 Cost.)… (segue)



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