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NUMERO 10 - 15/04/2020

 Riforme costituzionali: procedere in modo organico o puntuale?

Il tema delle riforme costituzionali è sempre stato affrontato in Italia con una certa contrarietà e preoccupazione, perché percepito come un pericolo di aggressione all’assetto istituzionale. Il susseguirsi dei tentativi di riforma a partire dalla Commissione Bozzi del 1983 fino alla riforma Boschi/Renzi con l’esito negativo del referendum del 4 dicembre 2016 potrebbe quindi indurre a pensare che non sia utile parlare mai più di riforme organiche, ma solamente di riforme puntuali.  Questa è, d’altra parte, la linea seguita dalle più recenti iniziative riformatrici ed in particolare dalla legge costituzionale oggetto della nostra discussione, che introduce «Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari». Riforma che potrebbe essere qualificata puntuale, in quanto si limita ad introdurre una mera riduzione numerica dei Deputati e dei Senatori, nonché la previsione del numero massimo di cinque Senatori a vita, costituzionalizzando, in questo modo, una prassi presidenziale consolidata.  La legge costituzionale, la cui entrata in vigore è ora rimessa alla decisione del corpo elettorale con referendum, pare che non debba sollevare particolari opposizioni e contrasti, sia perché al Senato è stata approvata con l’ 89 % dei voti e quindi con un accordo dei partiti particolarmente esteso, ma anche per tre motivi principali che spesso vengono richiamati come un mantra… (segue)



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