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NUMERO 25 - 09/09/2020

 Si può fare finta che tutto sia come prima? Le ragioni di un NO al referendum sulla riduzione dei parlamentari

Affrontare senza pregiudizi di impronta ideologica o schieramenti precostituiti di parte, il tema del Si o No al referendum sul taglio dei parlamentari, è operazione necessaria. Colpisce che non sembra essere ancora maturata una piena consapevolezza sul significato di questo voto, in particolare sugli impatti che, in caso di vittoria del Si, si potranno determinare sull’effettiva consistenza costituzionale del sistema. Sono ricordi sbiaditi quelli della lunga, estenuante, maratona referendaria del 2016, dalla campagna politica eccessiva e a toni brutali, anche nelle sue espressioni formali, ma con la sua attiva partecipazione dell’opinione pubblica. E’ palese invece oggi una percezione diffusa di disinteresse e di stanchezza sul tema di questa revisione costituzionale. Le ragioni sono di immediata intuizione: la dequotazione del ruolo parlamentare specialmente nei mesi di emergenza sanitaria Covid e l’incombenza della gravissima crisi economica che il Paese sta vivendo – che sposta le priorità dei cittadini - ma anche l’abbinamento del referendum con le elezioni regionali e comunali - che ne sfuma la valenza oppositiva - non ha favorito, diversamente da ciò che successe quattro anni fa, la consapevolezza dell’importanza del voto. La narrativa della riforma, peraltro, è stata sapientemente costruita come quella di una innovazione necessaria perché avrebbe per obiettivo un riscatto contro la “casta” e consentirebbe di risparmiare denaro pubblico. La riduzione dei parlamentari, prevista nel contratto di governo tra Lega e Movimento 5 Stelle (ma cavallo di battaglia solo di quest’ultimo), è stata approvata nella quarta ed ultima votazione alla Camera (per la precisione seconda votazione della seconda deliberazione) da tutte le forze politiche ed anche, in virtù del nuovo accordo di Governo con il Movimento 5 Stelle, dal Partito Democratico che per ben tre volte aveva, invece, votato contro.  Il dibattito, a ben vedere, è stato dominato da letture legate alla contingenza politica, come la tenuta o meno del Governo fino a fine legislatura, o la misura del consenso elettorale delle sue componenti a seconda degli esiti del voto. Letture, certo, non senza fondamento, ma indirette e in qualche modo accessorie rispetto ad una valutazione di autentico respiro istituzionale circa il percorso riformatore intrapreso e sugli effetti tecnici di una tale modifica costituzionale… (segue)



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