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NUMERO 29 - 21/10/2020

 Quali riforme dopo la riduzione del numero dei parlamentari? Considerazioni a margine della proposta per la valorizzazione del Parlamento in seduta comune e l’introduzione della sfiducia costruttiva

La partita tra i fautori e i contrari alla riduzione del numero dei parlamentari si è chiusa – come noto – con una vittoria netta dei primi, giacché i “SI’” alla revisione costituzionale degli art. 56, 57 e 59 Cost. si sono assestati, in esito al referendum costituzionale del 20 e 21 settembre scorso, su quasi il 70% dei voti validamente espressi. Tra le ragioni che spingevano verso tale risultato, vi era la constatazione che, nelle precedenti consultazioni di analogo tipo, il corpo elettorale si era dimostrato sostanzialmente restìo a revisioni organiche della seconda parte della Costituzione, sicché anche ad autorevoli costituzionalisti è parso che un intervento minimale, per così dire, “chirurgico” come quello operato con il referendum costituzionale del 2020, per quanto certamente inadeguato a risolvere da solo tutte le disfunzioni del sistema costituzionale italiano, potesse tuttavia rappresentare un’utile spinta verso ulteriori, conseguenti e, a questo punto, non più procrastinabili, riforme. D’altra parte, pur essendo condivisibili parte delle perplessità espresse in campagna elettorale dai sostenitori del “NO”, non sembra persuasiva l’affermazione che la riduzione dei membri del Parlamento determinerebbe una deminutio della rappresentanza politica, risolvendosi, in ultima analisi, nel suo scadimento e in un vulnus alla democrazia, giacché la “qualità”, per così dire, della rappresentanza non dipende dalla quantità dei rappresentanti, ma semmai dal modo in cui essi vengono selezionati… (segue)



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