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NUMERO 26 - 17/11/2021

 Il ricordo degli ultimi

Il ricordo degli ultimi.

Per uno strano gioco del destino, noi siamo stati gli ultimi.

Gli ultimi e più giovani apprendisti ricercatori entrati a far parte della comunità formata intorno al Professore. Un perenne cantiere, una frenetica fucina di idee e progetti, una vera e propria fabbrica, non di quelle alienanti strette nei capannoni industriali, ma una di quelle antiche, a cielo scoperto, sotto le stelle, in cui si provava, a volte con nulla più di qualche pietra, con la sola passione e il desiderio, a costruire cattedrali. E in questo contesto, che al nuovo arrivato non poteva che indurre un misto di timore ed esaltazione, il Professore, alla maniera di un antico mastro, affidava con cura ruoli e compiti. Aveva la capacità di intuire con un solo sguardo, prima ancora di ogni parola, le attitudini e le ambizioni di ognuno, perfino le potenzialità nascoste di chi aveva davanti, quelle che spesso sfuggivano allo stesso interessato. Non era solo questione di esperienza, ma di un vero carisma, che lo faceva essere, per tutti noi, mai un capo e sempre una guida. Una guida di quelle che sanno immaginare mete lontane e riescono a narrartele fino a fartene innamorare. Credeva nella cortesia, nel senso nobile e antico di questa parola. Era il suo modo per parlare ad ognuno col rispetto dovuto alla sua individualità, senza mai rischiare di confondere i singoli nella massa. Allo stesso modo, credeva alla pluralità che arricchisce, al lavoro corale e di gruppo, in cui l’impegno e le idee di ognuno sono poste al servizio di tutti. Solo questo consente di raggiungere obiettivi a cui chiunque, da solo, non potrebbe ambire. Con dedizione e costanza, con vero amore e passione, sapeva riunire intorno a federalismi.it le tante diversità dei suoi allievi e collaboratori, dedicando indistintamente a tutti il suo tempo e infondendo in ognuno la sua passione.

Ecco, noi siamo stati gli ultimi a cercare da lui le indicazioni della nostra ricerca di tesi. Aveva l’innata capacità di disciogliere con naturalezza gli intrecci complessi e spesso confusi nella mente di un giovane dottorando. E nel grigio abbozzato a matita, sapeva imprimere, con lucido intuito, pennellate con colori sgargianti. Non che non amasse le sfumature, ma delle situazioni più articolate egli cercava l’essenza, perché non sui ricami a margine si costruisce il dialogo, ma sull’essenziale, sul nocciolo duro degli argomenti. Amava discutere, stimolare e lasciarsi stimolare, soprattutto con le menti più giovani e acerbe. Forse sentiva così ricambiata la sua fantasia, la sua voglia di progettare cose nuove, di percorrere strade mai prima percorse, rifiutando con energia il conformismo, l’immobilismo e tutto quello che resta fermo e non può essere messo in discussione.

Noi siamo stati gli ultimi allievi ad essere trasportati dalla sua coinvolgente passione. Coinvolgente perché impaziente e impetuosa. Una propensione a correre, perché gli obiettivi alti hanno bisogno di slancio, del coraggio che può avere soltanto chi, nonostante tutto, resta sempre in movimento. Una passione che era la sua vita e la sua energia, anche nei momenti più duri e che generosamente e con naturalezza condivideva con gli altri, trasmettendo a tutti forza e fiducia. E anche quando questa sconsiderata passione, questo suo essere energicamente un uomo di azione, lo rendeva esigente, si poteva ben avvertire che a noi era affidato il compito di cooperare e partecipare a qualcosa di grande e condiviso, qualcosa che valeva l’orgoglio di esserci.

Per uno strano caso del destino, a noi, per ultimi, è toccato il privilegio inestimabile di poter incontrare e collaborare con un maestro di intelletto, di carisma e di passione. Non sprecheremo un solo momento di quelli passati con lui, non sprecheremo un solo insegnamento ricevuto, non sprecheremo i nostri talenti, quelli che lui aveva individuato e ci aveva invitato a far crescere. Li faremo fruttare. Come avrebbe voluto lui. Nella maniera unica e straordinaria che lui ha voluto insegnarci, nel nome di un’esperienza e di un ricordo che resterà sempre dentro di noi e indirizzerà inevitabilmente le nostre scelte future.

Arrivederci, Prof.

Roma, primo dicembre 2021

Eleonora Iannario, Giulia Renzi, Francesco Severa



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