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NUMERO 13 - 04/05/2022

 Ricordo di Beniamino Caravita

Mi piace ricordare Beniamino con un ricordo spontaneo, affidandomi più all'emozione del momento che ad un testo preparato.

Più di cinquanta anni fa la mia famiglia si trasferì da Napoli a Roma e fra i primi ragazzi che ho conosciuto e di cui sono diventato amico c'era Beniamino.

Da allora la nostra vita è trascorsa insieme, il movimento scout, l'impegno politico, il liceo classico, lo sport. Anzi, gli sport, calcio, pallavolo, pallamano, sci. 

Fin da piccolo frequentavo casa Caravita. Ho conosciuto il padre e la madre, ed ero amico di tutti i fratelli.

Conoscevo Iaia prima di Beniamino e loro si conobbero, mi sembra di ricordare, attraverso la nostra comune amicizia. 

Due percorsi professionali diversi, lui Giurisprudenza, io Medicina. Però le nostre strade non si sono mai divise e ci vantavamo e ci promettevamo di passare ogni Capodanno insieme. Abbiamo vissuto la tragedia della lunga malattia e della morte di Francesco Saverio, che è stata devastante per tutti.

Beniamino era un uomo colto, un grande intellettuale, un uomo curioso, con una straordinaria tenacia e forza di volontà. Una grande capacità di fare squadra e soprattutto di attrarre i giovani. 

Nonostante i nostri differenti indirizzi professionali, ci scambiavamo spesso pareri confrontandoci su vari temi. Quelli della Medicina e della Sanità lo interessavano molto. Se parlavo di qualcosa che lo incuriosiva, faceva subito un cenno di assenso evidente ed  elaborava una proposta, un progetto sul quale era possibile collaborare.

Anni fa aveva voluto coinvolgermi in una tavola rotonda su Federalismi dedicata al fine vita e al caso Englaro. Qualche settimana fa, nell’ultima sua pubblicazione su Mezzogiorno e PNRR. 

Da pochi anni ho perso un fratello, più piccolo di me. Oggi ne perdo un altro.

Ciao Ben



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