Prima del 12 giugno esistevano già segnali preoccupanti per la sicurezza globale ma caratterizzati dalla lontananza del pericolo di coinvolgimento del bacino del Mediterraneo. Quasi impercettibilmente l’area del conflitto si è avvicinata all’Italia. Pensiamo dapprima agli attacchi di Israele ad UNIFIL in Libano o quindi alla missione Aspides nel Mar Rosso o alle turbolenze in Libia. L’improvviso coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto fra lo stato di Israele e la Repubblica islamica dell’Iran il 12 giugno ha posto l’interrogativo circa la posizione dell’Italia, in quanto considerata alleata degli Stati Uniti. Da qualcuno è stato teorizzato che l’intervento diretto degli USA in Iran avrebbe potuto portarci la guerra in casa anche se la politica e i mezzi di informazione hanno trattato questo intervento come distante da noi. Comunque, in via teorica, non si è escluso che l’Iran avrebbe potuto tentare di colpirci in quanto alleati degli Stati Uniti. In particolare avrebbe potuto colpire le basi nato in Italia. Questa, bene inteso, è rimasta come mera congettura. È comunque noto che il Governo ha adottato tutte le misure prudenziali possibili per proteggere i nostri militari presenti in aree a rischio del Medio Oriente, come pure misure idonee ad evitare possibili attacchi terroristici presso le sedi istituzionali da parte di soggetti collegati all’islamismo radicale. È apparsa al momento non inappropriata la riesumazione della questione del regime delle basi militari NATO e statunitensi in Italia… (segue)
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