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NUMERO 15 - 24/07/2013

 Il referendum locale sul caso ILVA

La vicenda del referendum consultivo municipale che si è tenuto a Taranto il 14 aprile scorsomo non è certo dettata dalle contingenze e dalle urgenze del momento. Anzi, potrebbe ben dirsi che la via che ha condotto al referendum ha preceduto ed aperto la via al dibattito politico ed istituzionale attuale, essendo iniziata addirittura nel 2007 in un clima forse meno incandescente nei riflessi sull’opinione pubblica nazionale, ma molto accesso nella comunità tarantina. La questione del referendum è entrata prepotentemente anche nell’ambito delle indagini penali all’interno di un’intercettazione del Sindaco di Taranto Stefàno, il quale avrebbe rassicurato un referente dell’ILVA s.p.a. che il referendum sarebbe stato fissato il più tardi possibile «per lasciarci stare un po’ tranquilli». In questo breve intervento, tenterò di ricostruire la complessa vicenda del referendum, soffermandomi poi sui tratti caratteristici dei quesiti (il lessico utilizzato, l’obiettivo specifico che si propone), per concludere con alcune osservazioni di carattere ordinamentale. Già in apertura, appare essenziale mettere in luce come il tema della partecipazione popolare si stia rivelando un crinale estremamente difficile in quelle situazioni, di rilievo locale o nazionale, nelle quali entrino in conflitto le istituzioni e la rappresentanza politica, da una parte, e gli attori dei processi sociali, economici, culturali, ciascuno a difesa di primari interessi di rilievo costituzionale come l’ambiente, il lavoro, la salute. Per fare solo alcuni richiami ai casi ai quali si farà riferimento nel corso di questo scritto: il caso dell’area aeroportuale Dal Molin di Vicenza, la realizzazione dell’anello circonvallatorio di Verona, il termovalorizzatore di Case Passerini fra Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio o la notissima vicenda della realizzazione della c.d. TAV in Val di Susa... (segue)



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