Log in or Create account

NUMERO 29 - 21/10/2020

 Osservatorio parlamentare sulle riforme istituzionali conseguenti alla riduzione del numero dei parlamentari (aggiornato al 13/10/21)

AGGIORNAMENTO DEL 13 OTTOBRE 2021

Scaduto il termine per la richiesta di referendum costituzionale sull’elettorato attivo per il Senato. Sospensione delle segnalazioni di questo Osservatorio fino a prossimi sviluppi

 

Oggi, 13 ottobre 2021, è spirato il termine per la richiesta di referendum costituzionale sulla modifica relativa all’elettorato attivo per il Senato. La proposta era infatti stata approvata in seconda deliberazione, da ultimo, dal Senato, l’8 luglio scorso, e il relativo testo di legge costituzionale era poi stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 luglio 2021, n. 166.

Nessuna richiesta di referendum costituzionale è stata depositata e dunque a breve avverrà la pubblicazione del testo come legge costituzionale n. 1 del 2021, al fine della sua entrata in vigore. Di conseguenza, nelle prossime elezioni politiche tutti i cittadini maggiorenni potranno eleggere sia deputati che senatori (ovviamente, nella nuova numerosità delle due Assemblee, conseguente all’entrata in vigore della legge costituzionale n. 1 del 2020).

Al di là di questo, da mesi ormai non si registrano avanzamenti significativi né nelle ulteriori proposte di revisione costituzionale conseguenti alla riduzione del numero dei parlamentari, né sulle procedure di adeguamento dei regolamenti parlamentari alla medesima prospettiva. Soprattutto questo secondo versante desta notevole preoccupazione, essendo precisa responsabilità di questa legislatura quella di mettere il “prossimo” parlamento in grado di funzionare al meglio sin dalla sua prima seduta. Al contrario, nonostante la presentazione di ormai numerose proposte di modifica regolamentare, di varia ampiezza, da parte di pressoché tutte le forze politiche, le Giunte per il regolamento non si riuniscono da mesi (alla Camera da luglio, al Senato addirittura da maggio scorso).

Dinanzi a una simile inerzia, anche le attività di questo Osservatorio non possono che rimanere sospese. Riprenderanno non appena, auspicabilmente, vi saranno avanzamenti degni di segnalazione nei procedimenti richiamati.


AGGIORNAMENTO DEL 29 SETTEMBRE 2021

Pubblicata la proposta di modifica del regolamento del senato del deputato Crippa.

Mentre le Giunte per il regolamento non danno segnali di ripresa dei lavori sulle modifiche ai regolamenti conseguenti alla riduzione del numero dei parlamentari, aumenta il numero di proposte a tal fine di iniziativa di singoli parlamentari.

Da ultima, alla Camera è stata presentata la proposta a prima firma del deputato Crippa (M5S), che si aggiunge a quelle già depositate dai deputati Baldelli (FI) e Giorgis (PD).

Si tratta di una proposta tutto sommato minimale, non lontana dall’iniziativa Baldelli, limitandosi quasi esclusivamente all’adeguamento delle soglie numeriche e dei quorum per l’attivazione di istituti e procedure, oltre all’accorpamento tra Commissioni permanenti al fine di ridurne il numero (da quattordici a dieci). Oltre a questo, inserisce alcuni elementi al fine di disincentivare la mobilità parlamentare, prevedendo la decadenza dall’incarico in seno all’Ufficio di presidenza per Vicepresidenti e Segretari di Assemblea (ma non per i Questori, né per il Presidente di Assemblea) che cambiassero gruppo parlamentare per loro iniziativa (quindi non in caso di espulsione dal gruppo o di fusione tra gruppi esistenti). Identica decadenza dall’incarico è prevista, nella stessa eventualità, per i componenti dell’Ufficio di presidenza delle Commissioni (incluso il Presidente della Commissione).

In ogni caso, le Giunte per il regolamento non risultano convocate a breve per l’avanzamento della discussione sulle proposte di riforma regolamentare.

Altrettanto – anche alla luce della pausa nei lavori parlamentari in coincidenza con la chiusura delle campagne elettorali delle amministrative – negli strumenti di programmazione dei lavori delle Assemblee e delle Commissioni Affari costituzionali non si accenna all’avvio della discussione su ulteriori progetti di modifica costituzionale conseguenti o connessi alla riduzione del numero dei parlamentari (è invece prevista a partire dall’11 ottobre prossimo la discussione in Assemblea alla Camera della proposta di revisione degli artt. 9 e 41 Cost., in materia di tutela dell’ambiente, già approvata dal Senato e non modificata nel corso dell’esame da parte della I Commissione).

Infine, si rammenta che il prossimo 13 ottobre scadranno i tre mesi dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del testo di legge costituzionale relativo all’abbassamento dell’età per l’elettorato attivo al Senato. Al momento non risultano avviate richieste di referendum costituzionale.

 

AGGIORNAMENTO DEL 15 SETTEMBRE 2021

Pubblicata la proposta di modifica del regolamento del senato del sen. Santangelo.

 

Nel corso dell’estate è stato pubblicato il testo di una nuova proposta di modifica del regolamento del Senato (Doc. II, n. 10), di particolare interesse in quanto promossa da uno dei relatori nominati in seno alla Giunta per il regolamento: il sen. Santangelo (M5S). L’altro relatore, il sen. Calderoli (Lega), aveva già depositato la propria proposta diversi mesi fa, già oggetto di segnalazione in questo Osservatorio (v. l’aggiornamento del 17 febbraio 2021).

 

La proposta Santangelo differisce sensibilmente da quella Calderoli, che era piuttosto limitata a un mero adeguamento numerico dei quorum e delle soglie numeriche previste dal regolamento vigente (interventi che sono comunque contemplati nella proposta).

 

Per le tematiche toccate, tuttavia, essa assomiglia molto più alle proposte avanzate da rappresentanti del Partito democratico, sia alla Camera che al Senato. Nel merito, le soluzioni proposte da Santangelo sono di ampiezza più limitata (ad esempio, prevedendo revisioni solo molto limitate del procedimento legislativo in Assemblea o della questione di fiducia), ma in alcune parti risultano ancora più nette se non proprio drastiche. Ad esempio, sul tema cruciale dei requisiti per la formazione dei gruppi parlamentari, la proposta Santangelo renderebbe necessaria la corrispondenza tra lista di elezione e gruppo parlamentare di appartenenza, eliminando finanche la manifestazione di volontà del singolo senatore al fine dell’adesione al gruppo (al quale si entra a far parte di diritto). Solo a inizio legislatura sarebbe consentita la formazione di gruppi distinti per senatori che siano stati eletti in un’unica lista ma in partiti che si sono presentati uniti o collegati. Il gruppo misto verrebbe rinominato “gruppo dei non iscritti”, consentendo al suo interno la costituzione di componenti politiche, con un numero minimo di 3 senatori.

Per il resto, gli strumenti di programmazione dei lavori non prevedono novità a breve sulle ulteriori proposte di modifica costituzionale, né risultano convocazioni delle Giunte per il regolamento per la discussione delle modifiche regolamentari. 

Quanto infine al testo di legge costituzionale relativo all’abbassamento dell’età per l’elettorato attivo al Senato, al momento non risultano avviate richieste di referendum costituzionale. Può risultare di interesse che anche alle richieste popolari di referendum costituzionale è applicabile la procedura introdotta con l’art. 38-quater del decreto-legge n. 77/2021, che ne consente la sottoscrizione anche mediante il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID).

 

 

AGGIORNAMENTO DEL 21 LUGLIO 2021

Il voto ai diciottenni pubblicato in Gazzetta Ufficiale

Lo scorso 8 luglio 2021 l'assemblea del Senato ha approvato in seconda deliberazione, concludendo la fase parlamentare di approvazione, il testo di legge costituzionale per l'abbassamento dell'età per l'elettorato attivo al Senato. Come alla Camera, l'approvazione è avvenuta a maggioranza assoluta, con 178 voti, favorevoli, 15 contrari e astenuti.

Il testo è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 166 del 13 luglio 2021, facendo così decorrere il termine dei tre mesi per la eventuale richiesta di referendum costituzionale.

Sul fronte delle modifiche regolamentari, gli avanzamenti continuano a esserci, seppure sempre sotto traccia. Alla Camera si è avuta una riunione del Comitato ristretto per le modifiche regolamentari lo scorso 7 luglio, senza che tuttavia sia possibile conoscerne i contenuti oltre alla durata (poco più di un'ora).

Al Senato, invece, si è avuta la presentazione della proposta di modifica del regolamento del gruppo PD, a prima firma del sen. Parrini. Per ampi tratti richiama i contenuti della analoga proposta presentata alla Camera dallo stesso gruppo, a prima firma del deputato (e costituzionalista) Giorgis, già segnalata in questo Osservatorio.

È stata infine solo annunciata, ma non ancora pubblicata, la proposta avanzata dal sen. Santangelo, che insieme al sen. Calderoli (già autore della prima proposta di modifica regolamentare presentata mesi fa) è relatore per le modifiche da apportare al regolamento in conseguenza della riduzione del numero dei parlamentari.

 

AGGIORNAMENTO DEL 7 LUGLIO 2021

Già in calendario la conclusione dell’iter sull’elettorato attivo al Senato. Il PD presenta, alla Camera, la sua proposta organica di riforma regolamentare.

 

Dopo che la Camera dei deputati aveva approvato, a maggioranza assoluta, il disegno di legge costituzionale relativo all’abbassamento dell’età per l’elettorato attivo del Senato (A.S. 1440-B), quest’ultimo ne ha avviato celermente l’esame, deliberando in una sola seduta e all’unanimità, il mandato al relatore per l’esame in Assemblea.

 

Considerando che la prima deliberazione del Senato sullo stesso testo si era avuta nel settembre 2020, non vi sono ostacoli per un voto a breve anche da parte dell’Assemblea. La discussione è stata inserita in calendario già per questa settimana e potrebbe quindi giungere nella giornata del 7 luglio, o immediatamente a seguire.

 

A seguito del voto si chiuderebbe quindi la seconda deliberazione ex art. 138 Cost. Vista la maggioranza raggiunta alla Camera, anche se l’approvazione da parte del Senato superasse i due terzi dei sui componenti (e, ovviamente, sempre che si raggiunga la maggioranza assoluta), sarà possibile richiedere il referendum costituzionale. Una volta che l’Assemblea del Senato approvasse il testo, questo verrebbe pubblicato in Gazzetta Ufficiale così da far decorrere il termine dei tre mesi previsto dall’art. 138, secondo comma Cost. (e ulteriormente specificato dagli artt. 3 e 4, l. 352/1970), per la richiesta di referendum costituzionale. Qualora nell’arco di tempo indicato non arrivasse alcuna richiesta in tal senso, il Presidente della Repubblica potrà procedere alla promulgazione (art. 5, l. 352/1970), a cui seguirà la pubblicazione e l’entrata in vigore della revisione dell’art. 58 Cost., che amplia l’elettorato attivo per il Senato ai cittadini di età compresa tra 18 e 25 anni.

 

Sul fronte delle modifiche regolamentari, mentre le Giunte continuano a non riunirsi da tempo (al Senato l’ultima seduta è stata l’11 maggio, alla Camera addirittura a marzo), il Partito democratico ha presentato una sua proposta organica di modifica del regolamento della Camera (A.C., Doc. II, n. 22). Si tratta di un testo di certo più innovativo di quelli finora avanzati, sia rispetto alla proposta Baldelli nello stesso ramo del Parlamento, sia rispetto alle iniziative di Calderoli e Zanda, al Senato.

 

Più che altro, la proposta – a prima firma Giorgis – prende spunto dalla prospettiva di riduzione del numero dei deputati (intervenendo su quorum quantitativi e assetto delle Commissioni permanenti), ma si occupa anche di tutta una serie di istituti e procedure che nel periodo più recente hanno mostrato limiti applicativi, in coerenza con lo spirito dell’art. 16 del regolamento che inquadra il ruolo della Giunta nel proporre quelle modifiche del regolamento “che la esperienza dimostri necessarie”. In via di estrema sintesi, si possono menzionare alcune impressioni, a primissima lettura, dei contenuti principali:

 

-       la riduzione dei quorum quantitativi non è lineare, ma diversificata per ambiti di attività, con l’intento di modulare in maniera differenziata l’accesso a istituti e procedure che richiedono il concorso di più deputati;

 

-       l’innovazione strutturale potenzialmente più impattante è il superamento della necessità che ciascun deputato faccia parte di un gruppo parlamentare, creando anche alla Camera lo status di deputato non iscritto, pensato soprattutto come “sanzione” per la mobilità parlamentare nel corso della legislatura (v. le modifiche proposte agli artt. 14 e 15);

 

-       quanto alle innovazioni procedurali, il testo incorpora i contenuti di una ulteriore proposta di modifica regolamentare precedentemente presentata dal deputato Ceccanti, circa l’inserimento di un voto a data certa per un provvedimento indicato dal Governo per ciascun mese di lavori (è interessante che dal novero dei provvedimenti su cui attivare tale meccanismo sono esplicitamente esclusi quelli su cui è richiedibile il voto segreto) (art. 69-bis, come in ipotesi introdotto);

 

-       viene poi drasticamente riscritta la disciplina di esame della questione di fiducia (v. la modifica proposta all’art. 116), anche attraverso l’inserimento di una clausola di inammissibilità di emendamenti modificativi di più articoli (modifica proposta all’art. 89, primo comma). In particolare, si ipotizza che la questione di fiducia possa essere adoprata solo per il mantenimento del testo della Commissione, oppure per l’approvazione di modifiche incidenti su un solo articolo. È una proposta interessante, che offrirebbe alla Presidenza di Assemblea appigli utili per evitare le degenerazioni peggiori del fenomeno alle quali si è assistiti negli ultimi anni. Tra l’altro, viene razionalizzata la procedura di votazione, anche superando le lungaggini derivanti dalla discussione degli emendamenti precedentemente presentati e degli ordini del giorno (comportando così il superamento di uno degli aspetti conseguenti al c.d. “lodo Iotti”, vigente da tempo presso la Camera).

 

-       Infine, viene proposta l’esplicita abrogazione dell’art. 154, comma 2, del regolamento, ponendo fine alla convenzione interpretativa che ne era conseguita circa l’impossibilità di contingentamento dei tempi di discussione dei disegni di legge di conversione dei decreti-legge.


AGGIORNAMENTO DEL 23 GIUGNO 2021

L’elettorato attivo al Senato attende l’ultimo voto in Parlamento (ma sarà possibile richiedere il referendum)

Dopo una lunga attesa e numerose calendarizzazioni “a vuoto”, lo scorso 9 giugno 2021 è stato approvato dall’Assemblea della Camera il disegno di legge costituzionale relativo all’abbassamento dell’età per l’elettorato attivo per il Senato (A.C. 1511-1647-1826-1873-B), che è stato trasmesso al Senato (ove assumerà il numero d’ordine A.S. 1440-B) per completare la seconda deliberazione ex art. 138 Cost.

Alla Camera l’approvazione in seconda deliberazione è avvenuta con una maggioranza superiore a quella assoluta, ma inferiore a quella dei due terzi (405 voti favorevoli e 5 contrari, a fronte dei 420 necessari per raggiungere la soglia dei due terzi dei componenti dell’Assemblea).  Di conseguenza, quale che sarà la maggioranza con cui il Senato approverà la modifica (sempre che questo avvenga…), sarà possibile richiedere il referendum costituzionale, analogamente a quanto avvenuto, da ultimo, in relazione alla riduzione del numero dei parlamentari.

Il giudizio su una simile conclusione non è agevole. Da un lato, si potrebbe comunque accogliere favorevolmente l’esito dell’esame presso la Camera dei deputati, che del resto aveva proceduto con ripetuti rinvii “a breve” sin dall’autunno scorso. Dall’altro, la fretta nel giungere al voto, facendo mancare per poche unità la soglia dei due terzi appare per più profili discutibile: aver lasciato aperta la porta per la richiesta referendaria ben potrebbe suggerire al Senato di rinviare l’esame del testo, al fine magari di condurre ad approvazione altre modifiche della Costituzione e così svolgere le relative consultazioni referendarie in un’unica data.


AGGIORNAMENTO DEL 9 GIUGNO 2021

Al Senato si va avanti solo sulle componenti politiche del Gruppo misto

Il disegno di legge costituzionale relativo all’abbassamento dell’età per l’elettorato attivo per il Senato (A.C. 1511-1647-1826-1873-B) resta ormai inserito costantemente non soltanto nel calendario dell’Assemblea della Camera, ma anche in ciascun ordine del giorno di seduta ove siano previste votazioni. Tuttavia, l’assenza di accordo politico generale continua a far sì che esso sia sistematicamente accantonato, lasciando indefinitamente in sospeso il voto relativo alla seconda deliberazione ex art. 138 Cost.

Nella Giunta per il regolamento del Senato si sono avute due sedute, il 5 e l’11 maggio 2021, incentrate sul riconoscimento della possibilità di costituire componenti politiche all’interno del Gruppo misto. L’esigenza, tutta politica, emersa anche alla luce della elevata “mobilità parlamentare” della XVIII legislatura, appare in realtà dissonante rispetto alle finalità (o, forse, agli auspici) della riforma regolamentare del 2017 relativamente alle modalità di costituzione dei gruppi parlamentari. La rigidità di quegli intendimenti (e le incertezze nella formulazione adottata) avevano già da tempo avevano permesso la nascita di un gruppo parlamentare corrispondente a soggetti politici inesistenti al momento del voto e per il quale è stata ritenuta sufficiente l’adesione di un soggetto depositario del simbolo e del nome di un partito diverso, indicato nel nome del nuovo gruppo (ci si riferisce, ovviamente, alla più che controversa nascita del gruppo di Italia Viva-PSI, grazie all’adesione del senatore Nencini, benché la sua elezione fosse avvenuta notoriamente non grazie alla sua candidatura con il predetto simbolo del PSI, ma nella parte maggioritaria).

Ad ogni buon conto, la Giunta per il regolamento del Senato continua a non affrontare espressamente il tema delle modifiche regolamentari a seguito della riforma costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari da novembre 2020. Negli ultimi mesi (tra dicembre 2020 e maggio 2021) si è riunita 5 volte, unicamente per affrontare il tema delle componenti politiche del Gruppo misto, concludendo nella seduta dell’11 maggio 2021 (il cui resoconto è stato diffuso con il consueto ritardo di alcune settimane) con l’approvazione di un parere che ne permette la costituzione.

Il paradosso è che, nel momento in cui si approvava detto parere, in Giunta è stata sollevata la questione per cui l’aver disciplinato (ancorché con l’anomalo, ma sempre più ricorrente, strumento del parere di Giunta, e non con la formale modifica del regolamento) la costituzione delle componenti politiche interne al Gruppo misto potrebbe rivelarsi problematico in vista della riduzione del numero dei senatori a partire dalla prossima legislatura.

La questione è stata rinviata, nuovamente, affidando ai senatori Calderoli e Santangelo, relatori per l’esame delle modifiche conseguenti alla riduzione del numero dei parlamentari, l’incarico di affrontare “anche” il tema delle componenti politiche.


AGGIORNAMENTO DEL 26 MAGGIO 2021

Anche alla Camera una prima proposta di modifica regolamentare conseguente alla riduzione del numero dei parlamentari. 

Come era prevedibile, è andata nuovamente a vuoto la calendarizzazione della seconda deliberazione ex art. 138 Cost. del disegno di legge costituzionale relativo all’abbassamento dell’età per l’elettorato attivo per il Senato (A.C. 1511-1647-1826-1873-B). Né nella settimana del 17-21 maggio, né successivamente, si è giunti alla discussione del punto all’ordine del giorno, palesando ormai in maniera evidente la mancanza di volontà politica di procedere con l’approvazione in seconda deliberazione.

Nella parte antimeridiana della seduta del 26 maggio 2021, esauriti i primi due punti all’ordine del giorno, proprio al momento in cui si sarebbe dovuti procedere alla discussione del ddl cost. sull’elettorato attivo per il Senato, è stata richiesta una inversione dell’ordine del giorno di seduta (da parte del deputato Fiano, Pd). È intervenuto in senso contrario il deputato Galantino (Fdi), senza tuttavia nemmeno accennare al merito del provvedimento che sarebbe risultato accantonato. La Camera ha approvato l’inversione dell’ordine del giorno con 331 voti di differenza.

La seduta proseguirà nel pomeriggio, ma quanto avvenuto sembra confermare l’assoluta mancanza di accordo politico sulla prosecuzione dell’iter del testo, benché questo fosse stato approvato in prima deliberazione con una larga maggioranza.

Sul fronte delle modifiche regolamentari, invece, finalmente qualcosa comincia a muoversi anche alla Camera.

Mentre al Senato erano già state avanzate due proposte organiche (una più minimale, a firma di Calderoli e una più ampia e non limitata all’adeguamento quantitativo delle soglie numeriche, a firma Zanda), alla Camera finora le riflessioni sull’adeguamento del regolamento alla riduzione del numero dei deputati non avevano avuto concretizzazioni in proposte formali.

Negli ultimi giorni, invece, si è avuto il deposito di una prima iniziativa parlamentare in tal senso, a firma del deputato Baldelli (Fi) (Doc. II, n. 19). Questa è invero ancor più essenziale del testo presentato da Calderoli al Senato: si limita al solo adeguamento delle soglie numeriche e dei quorum procedurali previsti da numeri assoluti, senza nemmeno accennare (rinviando esplicitamente, in sede di relazione illustrativa, al confronto da effettuarsi in seno alla Giunta per il regolamento) al ripensamento del numero delle Commissioni permanenti o alla distribuzione delle competenze tra queste. Tuttavia, al contrario del testo Calderoli ha il merito (con esplicita menzione nella relazione) di non intervenire a modificare disposizioni per le quali la evoluzione interpretativa avesse ormai evidenziato una completa desuetudine: disposizioni simili sono invece oggetto di proposte di modifica nel testo presentato al Senato, con il rischio di ingenerare dubbi interpretativi, visto che sarebbe assai difficile ritenere ancora desuete (e quindi non applicabili) disposizioni oggetto di un nuovo intervento di modifica puntuale.


AGGIORNAMENTO DEL 12 MAGGIO 2021

Pubblicata la proposta Zanda di modifica del regolamento del Senato.

Prosegue il “balletto” della calendarizzazione della seconda deliberazione ex art. 138 Cost. del disegno di legge costituzionale relativo all’abbassamento dell’età per l’elettorato attivo per il Senato (A.C. 1511-1647-1826-1873-B). Dopo il “rinvio a breve termine” di ottobre 2020, e una nuova calendarizzazione ad aprile (alla quale non è stato dato seguito), l’agenda dei lavori di maggio della Camera dei deputati ripropone per la settimana 17-21 maggio un nuovo inserimento tra gli argomenti del calendario di Assemblea, con inizio nella giornata di martedì 18. Al momento non è possibile prevedere se la decisione assunta in sede di programmazione dei lavori sarà rispettata, ma per ora le convocazioni hanno rispettato il calendario e solo una (nuova) mancanza di volontà politica sul punto potrebbe condurre a una nuova modifica del calendario (o, più difficilmente, a un ulteriore ed esplicito “rinvio a breve termine” ex art. 99, comma 2, del regolamento). Giova ricordare che proprio ai sensi dell’ultima disposizione citata, in sede di seconda deliberazione, sui disegni di legge costituzionale “non sono ammesse la questione pregiudiziale e quella sospensiva” e, ai sensi dei commi successivi, “dopo la discussione sulle linee generali si passa alla votazione finale del progetto di legge senza procedere alla discussione degli articoli”, e che “non sono ammessi emendamenti, né ordini del giorno, né richieste di stralcio di una o più norme”. 

Sul fronte delle modifiche regolamentari, è stata pubblicata la proposta del sen. Zanda (Doc. II, n. 7) che – sin dall’incipit della relazione illustrativa – si propone di “contribuire ai lavori che la Giunta per il Regolamento del Senato ha già avviato per adeguare il Regolamento medesimo alle esigenze di un’Assemblea dimensioni consistentemente ridotte”.

Rispetto all’ulteriore testo già presentato in precedenza dal sen. Calderoli (Doc. II, n. 6), la proposta Zanda sembra offrire un contributo un minimo più approfondito rispetto al mero adeguamento delle soglie numeriche e dei requisiti quantitativi, a seconda dei casi in relazione alla formazione dei gruppi, all’attivazione di poteri procedurali etc., oltre che alla razionalizzazione – con significativi accorpamenti – delle Commissioni permanenti.

Oltre a questi contenuti, per ampia parte presenti e definiti in maniera non dissimile dal testo Calderoli, la proposta Zanda si arricchisce per alcune innovazioni ulteriori. Tra gli altri, si segnalano per particolare significatività: l’inserimento di una nuova formulazione dell’art. 55 del regolamento, contenente una proposta di voto “a data certa” al fine di garantire una maggiore efficienza del procedimento legislativo (art. 13 della proposta); l’istituzione di un “Comitato per la normazione” (in qualche modo analogo al quasi omonimo comitato presente alla Camera) (art. 7 della proposta, introduttivo di un nuovo art. 20-bis del regolamento); la previsione di meccanismi di controllo dei contenuti dell’oggetto su cui è posta la questione di fiducia nel procedimento legislativo, specie in relazione alle conseguenze finanziarie dei maxi-emendamenti innovativi rispetto al testo licenziato alla Commissione referente (art. 25 della proposta, modificativo dell’art. 161 del regolamento).


AGGIORNAMENTO DEL 28 APRILE 2021

PNRR e questione di fiducia fanno slittare ancora il voto ai diciotteni al Senato

Nonostante il disegno di legge costituzionale relativo all’abbassamento dell’età per l’elettorato attivo per il Senato (A.C. 1511-1647-1826-1873-B) fosse stato inserito nel calendario dell’Assemblea della Camera per il mese di aprile, l’intera settimana iniziata lunedì 20 è trascorsa infruttuosamente e anche in quella corrente non vi sono stati sviluppi.

Sicuramente hanno influito, da una parte, il sopravvenuto inserimento della discussione a seguito delle comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista della trasmissione alla Commissione europea del Piano nazionale di ripresa e resilienza ai sensi dell'articolo 18 del regolamento RRF (UE) 2021/24 e, dall’altra, la posizione – per la prima volta alla Camera da parte del Governo Draghi – di una questione di fiducia posta nel procedimento di conversione di un decreto-legge (il n. 25/2021, recante disposizioni urgenti per il differimento di consultazioni elettorali per l’anno 2021).

Tuttavia, sembra che i pur nuovi equilibri del Governo Draghi non abbiano condotto (ancora?) al superamento delle divisioni sul punto, evidenziando la mancanza di accordo politico su un tema che, almeno in prima deliberazione, aveva ottenuto riscontri trasversali e pressoché unanimi tra le forze politiche. 

Per il resto, non si segnalano avanzamenti di alcun tipo negli itinera delle ulteriori proposte di modifica costituzionale, né nei lavori delle Giunte per il regolamento per quanto attiene alle riforme dei regolamenti parlamentari.

Anche la proposta di modifica del regolamento del Senato del Sen. Zanda (Doc. II, n. 7), già segnalata in precedenza in questo Osservatorio, risulta ancora indisponibile. Dal titolo se ne può desumere un perimetro ampio (riferendosi agli articoli che disciplinano la formazione dei gruppi parlamentari e il loro regolamento interno, il Consiglio di Presidenza del Senato, le Giunte e l’articolazione delle Commissioni, la programmazione dei lavori, l’organizzazione della discussione e del procedimento legislativo, la verifica dei poteri, la funzione di controllo), ma per valutarne il taglio e i contenuti bisognerà attendere la pubblicazione del testo integrale.


AGGIORNAMENTO DEL 14 APRILE 2021

Di nuovo in calendario il voto al Senato ai diciottenni.

È stato pubblicato il DPCM 15 marzo 2021 di conferimento di funzioni al Ministro per i rapporti con il Parlamento D’Incà, che – come anticipato – conferma in capo allo stesso Ministro anche la delega in materia di riforme istituzionali. Sul punto, il testo è pressoché identico a quello della delega conferita allo stesso D’Incà in occasione del precedente Governo Conte II, salvo qualche piccola variazione che merita di essere approfondita.

Nella delega precedente si leggeva che al Ministro per i rapporti con il Parlamento fosse delegato l’esercizio delle “funzioni di indirizzo, di coordinamento, di vigilanza, di verifica, di promozione e attuazione di iniziative, anche normative, nonché ogni altra funzione attribuita al Presidente del Consiglio dei ministri relativamente alle riforme istituzionali, anche costituzionali, e alle riforme elettorali”. In quella recata dal nuovo DPCM, invece, l’ultimo passaggio è reso come segue: “nonché ogni altra funzione attribuita al Presidente del Consiglio dei ministri relativamente alle riforme istituzionali, anche costituzionali, e le funzioni a questo attribuite in materia elettorale”.

Il cambio di formulazione sembra servire un duplice scopo. Per un primo profilo, contribuisce a fugare dubbi di sovrapposizioni con le competenze in materia elettorale del Ministero dell’Interno (esplicitando ulteriormente che la delega si riferisce esclusivamente a funzioni attribuite al Presidente del Consiglio e non al Governo o ad altri suoi componenti). In secondo luogo, e con un rilievo politico ancora maggiore, permette di chiarire che non esista in capo al Presidente del Consiglio (o, in generale, al Governo) una funzione in relazione alle “riforme elettorali”, lasciando anzitutto al Parlamento l’iniziativa in tale ambito, e limitando dunque al Governo (nonché al Presidente del Consiglio e, per sua delega, al Ministro in questione) la competenza a seguire i lavori parlamentari in materia.  

Venendo poi all’avanzamento degli itinera di discussione dei progetti di modifica costituzionale connessi alla riduzione del numero dei parlamentari, sono rinvenibili interessanti novità, che verrebbero a verificarsi anche a breve. Negli strumenti di programmazione dei lavori della Camera dei deputati sono stati infatti inseriti, per le prossime settimane, alcuni disegni di legge costituzionale che da tempo erano rimasti sospesi in attesa di sviluppi.

In particolare, il calendario dei lavori n. 28 (12-30 aprile 2021) prevede – già nella giornata del 20 aprile – la discussione in Assemblea del disegno di legge costituzionale relativo all’elettorato attivo per il Senato (A.C. 1511-1647-1826-1873-B), per il quale si è già positivamente conclusa la prima deliberazione ex art. 138 Cost. Come è noto, il testo era già stato calendarizzato per lo scorso mese di ottobre, ma le successive frizioni all’interno della maggioranza di governo di allora condussero a un “rinvio a breve”, trasformatosi poi nei fatti di un sostanziale accantonamento dell’iniziativa.

Inoltre, nel programma dei lavori di Assemblea è stata ipotizzata per il mese di giugno la discussione dell’A.C. 2238, in materia di base territoriale per l’elezione del Senato della Repubblica e di riduzione del numero dei delegati regionali per l'elezione del Presidente della Repubblica, il cui iter è in corso in I Commissione (ed è fermo anch’esso dal mese di ottobre)

Al Senato, invece, vi sono segnali anche di ripresa del dibattito sui “seguiti” regolamentari alla riforma costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari. Successivamente alla proposta Calderoli, già segnalata in questa sede, risulta presentata una ulteriore iniziativa di modifica dei regolamenti parlamentari in tal senso, da parte del sen. Zanda, il cui testo è attualmente in revisione e sarà disponibile nei prossimi giorni (Doc. II, n. 7).


AGGIORNAMENTO DEL 31 MARZO 2021

Aggiornamenti dalla Camera dei deputati: la riforma regolamentare arriverà in Giunta a maggio.

Il mese di marzo ha recato poche novità, ma potenzialmente significative, nei “seguiti” alla revisione costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari. Si è detto dei chiarimenti circa l’imputazione in capo al Ministro per i rapporti con i Parlamento, Federico d’Incà della delega in materia di riforma istituzionali, come pure dell’impulso dato sul tema dall’insediamento del nuovo Segretario del Partito Democratico, Enrico Letta.

Sul piano delle iniziative di revisione costituzionale, tuttavia, ancora non si vedono novità rilevanti. Anzi, nella programmazione delle Assemblee il tema delle riforme risulta del tutto assente e in quella delle Commissioni Affari costituzionali la (poca) attenzione riservata ai disegni di legge costituzionale è rivolta a temi ulteriori, quali: il vincolo derivante dal pronunciamento popolare con referendum abrogativo (A.S. 852); ordinamento e poteri di Roma Capitale (A.C. 1854).

Elementi più concreti possono invece essere colti in relazione alle modifiche dei regolamenti parlamentari. A seguito di una modifica della composizione del Comitato ristretto formato in seno alla Giunta del regolamento della Camera dei deputati (conseguente alla nomina della deputata Mancina a sottosegretaria al Ministero della Giustizia), si è avuto conto di un aggiornamento dei suoi relatori, che risultano a ora essere: Simone Baldelli (FI), Davide Crippa (M5S, subentrato alla stessa Mancina), Emanuele Fiano (PD), Tommaso Foti (FdI) e Igor Giancarlo Iezzi (Lega).

Nella seduta del 10 marzo 2021 il Presidente Fico ha sollecitato il Comitato ristretto a riferire alla Giunta sull’avanzamento dei propri lavori, ricordando l’impegno a operare periodicamente in tal senso, assunto in occasione della precedente seduta del 15 ottobre 2020. Inoltre, anche a seguito della proposta presentata dal sen. Calderoli al Senato, ha invitato i relatori a prendere gli opportuni contatti con la Giunta dell’altro ramo del Parlamento. Ne è scaturita un’ampia discussione nella quale i membri della Giunta (e in particolare i relatori del Comitato ristretto) hanno manifestato, da un lato, l’intenzione di portare in Giunta i primi risultati del loro confronto entro il mese di maggio e, dall’altro, un orientamento assolutamente prevalente circa la limitazione dell’intervento riformatore ai soli profili necessari ad assicurare il funzionamento della Camera in vista della riduzione del numero dei componenti nella prossima legislatura. Il Presidente, in ogni caso, ha ribadito come nulla vieti anche una riflessione più complessiva sul regolamento, potendo la Giunta (e il Comitato ristretto) immaginare di intervenire su di esso al di là degli adeguamenti conseguenti alla revisione costituzionale già in questa legislatura.


AGGIORNAMENTO DEL 17 MARZO 2021

Le premesse per una ripartenza?

Nelle ultime settimane non risultano essere stati fatti passi avanti negli itinera procedurali dei progetti di legge costituzionale di “seguito” alla riduzione del numero dei parlamentari. Tuttavia, alcuni elementi di contesto potrebbero agevolare una ripresa della discussione, su questi temi, nel prossimo futuro. 

Anzitutto si è finalmente sciolto il nodo dell’allocazione, all’interno della compagine governativa, della delega in materia di riforme istituzionali, che nel precedente governo era stata conferita al Ministro per i rapporti con i Parlamento, Federico d’Incà. Quest’ultimo è stato confermato nell’incarico e il 12 marzo scorso è stato adottato (ma non ancora pubblicato) il dPCM di conferimento di funzioni, che gli rinnova la delega in materie di riforme. Si pongono così le premesse per una continuità con la guida politica sul tema, pur nella profonda differenza nella composizione della coalizione a supporto dell’esecutivo e nell’ampiezza della sua base parlamentare.

In secondo luogo, l’avvicendamento cui si è assistito nella segreteria del Partito democratico ha offerto alcuni spunti di interesse, a partire dai riferimenti effettuati dal nuovo Segretario, Enrico Letta, nel corso del suo discorso del 14 marzo alla Direzione nazionale del Partito precedente alla sua elezione da parte dei delegati. Per i temi che qui interessano, è utile segnalare l’annuncio di una iniziativa al fine di “combattere il trasformismo parlamentare” (ma senza modificare l’art. 67 Cost.), nonché l’impegno ad agire al fine di introdurre meccanismi di sfiducia costruttiva, una nuova legge elettorale, una legge di attuazione dell’art. 49 Cost. Inoltre, grande risonanza mediatica ha avuto l’ulteriore impegno a sostenere la proposta di abbassamento dell’elettorato attivo a 16 anni (della quale andrà compreso l’eventuale intreccio con la proposta, già approvata in prima deliberazione da entrambe le Camere di abbassare a 18 anni l’elettorato attivo per il Senato). Si attende dunque la formalizzazione di proposte concrete su questi ambiti.


AGGIORNAMENTO DEL 3 MARZO 2021

Ancora nessuna novità sul fronte delle riforme istituzionali

I nuovi calendari dei lavori di Assemblea, sia alla Camera, sia al Senato, non contemplano alcuno dei progetti di legge di revisione costituzionale attualmente in itinere. Neanche per l’A.C. 1511-1647-1826-1873-B concernente l’elettorato attivo per il Senato, già approvato in prima deliberazione da entrambi i rami del Parlamento, si prevedono nuovi avanzamenti nel mese di marzo.

Anche nelle Commissioni affari costituzionali non si prevedono novità. La 1a Commissione del Senato ha inserito all’ordine del giorno il ddl cost. 83, di modifica dell’art. 9 Cost., al fine di inserire tra i principi fondamentali della Costituzione un riconoscimento della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema. Non sono invece state riproposte per il futuro più immediato ulteriori iniziative di “seguito” e completamento della riduzione del numero dei parlamentari.

AGGIORNAMENTO DEL 17 FEBBRAIO 2021

In attesa delle mosse del nuovo Governo, Calderoli presenta una prima iniziativa di modifica regolamentare per adeguarsi alla riduzione del numero dei parlamentari.

La crisi del Governo Conte II e il lungo percorso che ha portato al Governo Draghi hanno ulteriormente accantonato il discorso sulle prospettive “seguiti” alla legge costituzionale n. 1 del 2020. Sicuramente, la conferma nello stesso incarico del Ministro per i rapporti con il Parlamento del precedente esecutivo, nella persona di Federico D’Incà, è la premessa per una qualche continuità su questi temi, ma tale prospettiva andrà verificata in concreto, specie alla luce della definizione dell’allocazione delle funzioni in materia di riforme istituzionali: al momento si è in attesa del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che determini il conferimento della delega di funzioni; alla luce di questo sarà chiaro se rimarranno uniti sotto la guida politica del Ministro D’Incà sia il Dipartimento per i rapporti con il Parlamento, sia il Dipartimento per le riforme istituzionali.

Per il resto, sul versante delle modifiche dei regolamenti parlamentari, si registra la presentazione, da parte del sen. Calderoli, di una proposta di modifica del regolamento (Doc. II, n. 6, XVIII leg.), tesa a un minimo adeguamento delle disposizioni del regolamento del Senato nella prospettiva della riduzione del numero dei senatori.

Con effetto dalla prossima legislatura, si propone di modificare una serie di disposizione del regolamento, in particolare in relazione all’accesso a una serie di strumenti procedurali, alla costituzione dei Gruppi parlamentari (la cui soglia minima di componenti è portata a sette senatori), alla formazione delle Commissioni permanenti. In generale, le modifiche proposte sono tutte sostitutive di soglie numeriche e quorum, riducendole di un 30-40%, così da riflettere la riduzione dei numeri assoluti dei componenti dell’Assemblea. Inoltre, vengono aumentati in maniera corrispondente i limiti all’accesso a determinati strumenti procedurali per il singolo senatore (es. il numero di interpellanze e mozioni con procedimento abbreviato che ciascun senatore può sottoscrivere in un anno).

Si procede infine alla riorganizzazione delle Commissioni permanenti, operando alcuni accorpamenti (anche significativi, tanto da giungere a commissioni che si occupano, insieme, di: Affari esteri e difesa; Economia e finanze).


AGGIORNAMENTO DEL 3 FEBBRAIO 2021

In attesa degli sviluppi della crisi di governo, il sistema elettorale sarebbe comunque operativo

La tumultuosa evoluzione della situazione politica ha evidentemente spostato in secondo piano le prospettive di riforme istituzionali a “seguito” della riduzione del numero dei parlamentari.

 

Invero, i diversi progetti di legge costituzionale in discussione (vertenti, tra l’altro, sull’abbassamento dell’età per l’elettorato attivo al Senato, sul collegio elettorale del Presidente della Repubblica, sull’eliminazione del riferimento dell’elezione “a base regionale” del Senato) avevano già visto significativi rallentamenti in autunno, rappresentando uno dei primi punti di frizione tra Italia Viva e il resto dei partiti della maggioranza (furono proprio le resistenze di Italia Viva a condurre il Presidente della Camera a rinviare “a breve” il voto in Assemblea sulla seconda deliberazione del ddl cost. sul voto ai diciottenni al Senato). L’inizio della sessione di bilancio, specie alla luce della sua concentrazione in pochissime settimane, ha successivamente assorbito completamente l’attenzione delle forze politiche, che hanno appunto rimandato all’inizio del nuovo anno gli ulteriori dossier aperti.

Il sopraggiungere della crisi di governo ha, da ultimo, congelato del tutto ogni discorso sulle riforme istituzionali, anche alla luce della grande incertezza sui possibili esiti, come confermato dal fallimento del mandato esplorativo conferito al Presidente della Camera, nonché dalla prospettiva – non ancora del tutto accantonata - di elezioni anticipate.

Proprio a proposito di queste ultime, deve registrarsi l’avvenuta rideterminazione dei collegi elettorali alla luce della nuova numerosità delle Camere: con il decreto legislativo n. 177 del 2020 è stato dato seguito, infatti, alla delega contenuta nella legge n. 51 del 2019, attivatasi all’indomani della promulgazione della legge di revisione costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari. Si tratta dell’adempimento minimo necessario per assicurare la funzionalità del meccanismo elettorale anche con i nuovi numeri dei componenti delle Camere, che troveranno applicazione con la prossima legislatura. In pratica, la legge n. 51 del 2019 – seppure con qualche non trascurabile distorsione derivante dalla sensibile differenza nei numeri assoluti – aveva operato un “adeguamento anticipato” del meccanismo elettorale previsto dalla legge n. 165 del 2017 (c.d. Rosatellum-bis) a una eventuale modifica del numero dei parlamentari. A seguito del referendum del 20 e 21 settembre 2020, era tuttavia indispensabile una rideterminazione dei collegi elettorali, evidentemente ampliandone l’estensione territoriale, con non poche incognite circa i territori da accorpare tra loro.

L’esito di questa operazione è reso nelle Tabelle allegate al decreto che – per ciascun ramo del Parlamento – individuano i collegi uninominali (Camera e Senato) e plurinominali (Camera e Senato), recependo per altro i pareri parlamentari già evidenziati in questo Osservatorio.


AGGIORNAMENTO DEL 16 DICEMBRE 2020

Espressi i pareri sullo schema di decreto legislativo di rideterminazione dei collegi elettorali

I relatori annunciano “tempi estremamente rapidi” per la presentazione delle proposte di riforma del regolamento del Senato

Il 10 dicembre 2020 – quindi in linea con il termine previsto per il giorno successivo – le Commissioni competenti dei due rami del Parlamento hanno espresso il proprio parere sullo schema di decreto legislativo di rideterminazione dei collegi elettorali, di cui alla delega contenuta nella l. n. 51 del 2019.

Entrambi i pareri sono positivi, pur recando una identica osservazione. Il parere della 1a Commissione del Senato contiene inoltre una raccomandazione.

L’osservazione – comune a entrambi i pareri, ma maggiormente dettagliata nel parere del Senato rispetto a quello della Camera – ha riguardato la opportunità di rideterminare i collegi plurinominali per la Camera della Circoscrizione Lazio-01, con l’obiettivo di rendere maggiormente omogenei i territori interessati sul piano socio-economico e infrastrutturale, privilegiando questi elementi rispetto a un più pieno rispetto della parità nella consistenza numerica delle popolazioni interessate.

La raccomandazione contenuta nel solo parere della 1a Commissione del Senato era invece rivolta a una più attenta considerazione circa l’accesso alla rappresentanza dei cittadini espressione della minoranza linguistica slovena.

In ogni caso, come è noto, il parere non ha natura vincolante. Non recando condizioni, il Governo potrebbe comunque procedere all’adozione del testo già trasmesso, senza nemmeno essere tenuto alla predisposizione della relazione contenente le motivazioni per cui non ha ritenuto di seguire il parere parlamentare.

  

Modifiche dei regolamenti parlamentari.

Nella seduta della Giunta per il regolamento del Senato del 2 dicembre 2020, il cui resoconto è stato reso disponibile nei giorni scorsi, il Presidente del Senato ha comunicato di aver nominato i senn. Calderoli (Lega) e Perilli (M5S) come relatori per le modifiche regolamentari da porre in essere in seguito alla riduzione del numero dei parlamentari. Questi hanno tra l’altro assunto l’impegno di presentare una proposta complessiva, almeno sulle questioni più urgenti “in tempi estremamente rapidi”, così da poter ipotizzare una conclusione del lavoro – tenendo presente anche l’attività parallela sulla rideterminazione dei collegi elettorali – entro il mese di gennaio 2021.


AGGIORNAMENTO DEL 2 DICEMBRE 2020

Trasmesso alle Camere lo schema di decreto legislativo di rideterminazione dei collegi elettorali

Slitta ulteriormente il voto ai diciottenni al Senato

Con la presentazione del disegno di legge di bilancio (per altro, con grande ritardo rispetto alle tempistiche previste), l’attività della Camera dei deputati è pressoché monopolizzata dall’esame di questo, e non sono in programma attività di rilievo per quanto interessa a questo Osservatorio. Perfino il disegno di legge costituzionale relativo all’elettorato attivo per il Senato (già approvato in prima deliberazione e rinviato “a breve” nella seduta dello scorso 15 ottobre) non è stato inserito nel Calendario dell’Assemblea del mese di dicembre. Quindi, con ogni probabilità, non sarà riportato in discussione prima di gennaio 2021.

 

Al Senato non sono previste attività di Assemblea nella settimana 30 novembre-4 dicembre, essendo stata questa riservata ai lavori delle Commissioni. L’attività della 1a Commissione è stata per gran parte incentrata sull’esame, ai sensi dell’art. 34, comma 1, del regolamento, dell’atto (non legislativo) relativo alle “modalità più efficaci per l’esercizio delle prerogative costituzionali del Parlamento nell’ambito di un’emergenza dichiarata”.

 

Nel frattempo, il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 25 novembre 2020, ha approvato lo schema di decreto legislativo di rideterminazione dei collegi elettorali, sulla base della delega contenuta nella l. n. 51 del 2019. Lo schema è poi stato trasmesso alle Camere il giorno successivo, dal quale è iniziato a decorrere il termine per l’espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia. Il parere è previsto in forza del rinvio – operato dall’art. 3, comma 2, lett. a), n. 2), della l. n. 51 del 2019 – alle procedure già previste dall’art. 3, comma 4, della l. 165 del 2017. In sintesi, le Camere hanno a disposizione quindici giorni per l’espressione del parere (che dunque andranno a scadere il prossimo 11 dicembre), decorso infruttuosamente il quale il Governo potrebbe ugualmente procedere all’adozione del decreto legislativo. In caso invece di discostamento dal parere parlamentare, il Governo è tenuto all’invio – contestualmente alla pubblicazione del decreto – di una relazione contenente le motivazioni per cui non ha ritenuto di seguire il parere parlamentare.

 

La 1a Commissione del Senato ha avviato l’esame già il 1° dicembre 2020, ipotizzando anche di concordare con il Governo una proroga informale del termine per l’espressione del proprio parere. La I Commissione della Camera prevede la discussione del tema nelle sedute del 2 e 3 dicembre.

 

 

 

Modifiche dei regolamenti parlamentari.

 

Come si è già anticipato, le due Giunte per il regolamento hanno disposto l’istituzione di comitati ristretti al loro interno, al fine di avviare in via informale il lavoro di elaborazione delle proposte di modifica dei regolamenti conseguenti alla riduzione del numero dei parlamentari. Non sarà quindi possibile avere risultanze dei lavori all’interno di tali comitati ristretti finché questi non saranno condivisi nella Giunta plenaria (nonché quest’ultima pubblicherà i resoconti delle relative sedute).

 

È stato finalmente pubblicato il resoconto della seduta della Giunta del regolamento del Senato del 10 novembre 2020, dal quale emerge il diverso indirizzo adottato al Senato, rispetto alla Camera, quanto alla possibilità di svolgere attività parlamentare in modalità telematica.

 

Infatti, alla Camera, la Giunta per il regolamento della Camera ha autorizzato, nella seduta del 4 novembre, lo svolgimento di una serie ben più ampia di attività di Commissione, concernenti le sedute dedicate allo svolgimento di comunicazioni del Governo (art. 22, comma 3, del regolamento che, a differenza di quanto accade in Assemblea, non possono concludersi con la votazione su atti di indirizzo); lo svolgimento di atti di sindacato ispettivo; ogni altra seduta delle Commissioni (o di Comitati permanenti costituiti al suo interno) in sede formale nella quale sia previsto esclusivamente lo svolgimento di una discussione e non siano previste votazioni.

 

Al contrario, nelle Commissioni del Senato e nelle Commissioni bicamerali per le quali trova applicazione il Regolamento del Senato potranno svolgersi in modalità telematica solo audizioni, ferma restando la presenza in sede almeno del Presidente o del Vice Presidente della Commissione, nonché del capo dell’Ufficio di segreteria.

 

Nello stesso resoconto non risultano invece avanzamenti dei lavori del comitato ristretto sulle proposte di modifica del regolamento conseguenti alla riduzione del numero dei parlamentari.

 

 

AGGIORNAMENTO DEL 18 NOVEMBRE 2020

I “seguiti” costituzionali alla riforma approvata passano in secondo piano.

Le due settimane trascorse non hanno portato novità dal punto di vista dell’avanzamento dei diversi disegni di legge costituzionale di completamento e “seguito” alla riduzione del numero dei parlamentari.

La proposta di legge che era più avanti nell’iter procedurale, ossia quella relativa all’abbassamento dell’età per l’elettorato attivo al Senato, non ha avuto sviluppi. Dopo il “rinvio a breve” disposto il 15 ottobre scorso, era stata inserita nel calendario di novembre, ipotizzando la sua discussione a partire da martedì 17. Tuttavia, le sedute di martedì 17 e mercoledì 18 sono state riservate allo svolgimento di atti di sindacato ispettivo e dunque bisognerà aspettare, con ogni probabilità, almeno la prossima settimana (quando tuttavia sarà iniziata in Commissione la discussione del disegno di legge di bilancio, che per altro quest’anno avrà una durata addirittura inferiore a quella per la conversione di un decreto-legge!).

Quanto alle altre proposte, si segnala l’avvenuta assegnazione (com’era ampiamente prevedibile, alla 1a Commissione del Senato) del ddl 1960, di iniziativa del sen. Marcucci.

Per il resto, non solo non si registrano avanzamenti delle altre iniziative di “seguito” alla riduzione del numero dei parlamentari (es. nessuna nuova discussione della proposta del deputato Fornaro, sulla elezione a base circoscrizionale del Senato e sul numero di delegati per l’elezione del capo dello Stato) e l’attenzione su questi temi sembra essere decisamente calata, preferendo addirittura l’approfondimento di disegni di legge costituzionale ulteriori e diversamente finalizzati.

Solo per fare alcuni esempi, sono stati inseriti in calendario della 1a Commissione proposte di revisione costituzionale tese a porre un “vincolo per il legislatore a seguito di referendum abrogativo” (per altro, intervenendo in maniera anomala, con un unico atto di rango costituzionale, modificando sia l’art. 75 Cost. che la disciplina attuativa posta dalla legge ordinaria n. 352 del 1970: ddl. 852), o concernenti la costituzionalizzazione del sistema delle conferenze con il riconoscimento di una clausola di intervento statale anche in materie di competenza regionale, a tutela dell’interesse nazionale (ddl. 1825), o ancora finalizzate alla modifica del quorum previsto dall’art. 132 Cost., avvicinandone la ratio di calcolo a quello di cui all’art. 75 Cost. (ddl. 1642).


Modifiche dei regolamenti parlamentari.

Come si è già anticipato, le due Giunte per il regolamento hanno disposto l’istituzione di comitati ristretti al loro interno, al fine di avviare in via informale il lavoro di elaborazione delle proposte di modifica dei regolamenti conseguenti alla riduzione del numero dei parlamentari. Non sarà quindi possibile avere risultanze dei lavori all’interno di tali comitati ristretti finché questi non saranno condivisi nella Giunta plenaria (nonché quest’ultima pubblicherà i resoconti delle relative sedute).

Si è in attesa di conoscere il resoconto della seduta della Giunta del regolamento del Senato del 10 novembre 2020, nella quale – a quanto si apprende alla luce di sedute successive dello stesso organo – è stato deliberato un parere che, in considerazione della situazione emergenziale, autorizza lo svolgimento di audizioni in modalità telematica presso le Commissioni del Senato e negli organi bicamerali presso i quali si applica il regolamento del Senato, ferma restando la presenza in sede almeno del Presidente o del Vice Presidente della Commissione, nonché del capo dell'Ufficio di segreteria. Analoga decisione era stata assunta dalla Giunta per il regolamento della Camera il 4 novembre precedente.

 

AGGIORNAMENTO DEL 4 NOVEMBRE 2020

Finalmente pubblicata la legge costituzionale n. 1 del 2020. Voto ai diciottenni al Senato in discussione dal 17 novembre

Nella G.U. n. 261 del 21 ottobre 2020 è stata pubblicata la legge costituzionale 19 ottobre 2020, n. 1, recante “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, che entrerà in vigore il 5 novembre 2020. Si è così definitivamente concluso l’iter di approvazione della legge di revisione costituzionale che ha portato alla rideterminazione del numero dei componenti di Camera e Senato. 

Sul fronte delle altre iniziative parlamentari che sono state assunte, è ora disponibile il testo del ddl 1960, di iniziativa del sen. Marcucci. Presentato al Senato in data 2 ottobre 2020 e annunciato nella seduta n. 260 del 5 ottobre 2020, attende ancora di essere assegnato (con ogni probabilità, alla 1a Commissione Affari Costituzionali).

Il calendario dei lavori per il Senato fino al 20 novembre, approvato all’unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo nella riunione del 3 novembre, ha privilegiato la discussione dei provvedimenti urgenti adottati per contrastare l’emergenza CoVid-19 ed ha riservato la settimana dal 16 al 20 novembre ai lavori delle Commissioni.

Con riferimento ai due disegni di legge costituzionali la cui discussione era già in fase avanzata, va invece registrato l’inserimento nel nuovo Calendario dei lavori dell’Assemblea della Camera dei deputati del progetto di legge teso alla modifica dell’elettorato attivo per il Senato (per il quale la prima deliberazione ex art. 138 Cost. si è già conclusa il 9 settembre scorso). Dopo la richiesta della maggioranza, avanzata nella seduta della Camera dei deputati del 15 ottobre 2020, di un rinvio a breve, la Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha previsto la discussione dell’A.C. 1511 e abb. per il prossimo 17 novembre 2020. Qui è disponibile il riparto dei tempi tra i gruppi a seguito del contingentamento dei tempi di discussione (possibile anche sui progetti di revisione costituzionale a partire dal secondo calendario in cui sono inseriti).

Resta fermo invece il disegno di legge costituzionale c.d. Fornaro il cui esame in Commissione Affari Costituzionali della Camera non ha fatto alcun passo in avanti dalla riunione del 14 ottobre u.s.

DDl Fornaro: un esempio di perimetrazione del dibattito come strumento delle revisioni costituzionali “puntuali”.

In attesa degli sviluppi indicati, sembra opportuna una breve digressione sul metodo delle riforme che si sta seguendo in questa fase, prendendo ad esempio l’A.C. 2238, di iniziativa del deputato Fornaro (LeU), che mira a modificare il riferimento all’elezione del Senato “a base regionale” (sostituendolo con un richiamo alla “base circoscrizionale”, così da superare le rigidità nella distribuzione dei seggi sul territorio derivante dal riferimento alla dimensione regionale e affidando alla legge l’individuazione delle circoscrizioni), nonché a ridurre i delegati regionali presenti nel collegio chiamato a eleggere il Presidente della Repubblica.

Nel corso dell’esame, in occasione del vaglio di ammissibilità degli emendamenti presentati, si è riproposto un tema ricorrente nelle riforme istituzionali discusse in questa legislatura, ossia quello della perimetrazione del contenuto della discussione, restringendo in maniera significativa sia l’abbinamento tra atti di iniziativa vertenti su materie affini, sia l’innovazione possibile per via emendativa.

Va notato che una rigida perimetrazione dell’emendabilità di un testo in esame comporta conseguenze ambivalenti. Da un lato, essa permette di orientare in maniera più precisa la discussione, evitando che questa possa virare su temi e ambiti del tutto non considerati nella proposta originaria. Dall’altro, essa rischia di compromettere una delle funzioni primariamente svolte dall’iniziativa emendativa (e dalla conseguente decisione sugli emendamenti presentati), ossia quella di evitare una moltiplicazione di discussioni parallele su distinte proposte di legge aventi contenuto analogo o comunque affine, con il rischio di comprometterne il coordinamento complessivo. Il tema si era già posto nel corso del procedimento che ha condotto all’approvazione della proposta di riduzione del numero dei parlamentari, occasione in cui si era escluso l’abbinamento di proposte di legge (e, poi, esclusa l’ammissibilità di proposte emendative) vertenti sulla differenziazione del bicameralismo, o sulle soglie anagrafiche per l’elettorato attivo e passivo.

La proposta Fornaro offre un esempio lampante di questa alternativa. In occasione della seduta della I Commissione della Camera del 29 settembre 2020, il Presidente Brescia ha precisato che “pur risultando assegnate alla Commissione diverse proposte di legge costituzionale, ad esempio in materia di modifica della forma di Governo, di modifica del sistema di elezione e dei poteri del Presidente della Repubblica, di nomina dei senatori a vita, nonché in materia di eleggibilità a membro del Parlamento, tali proposte non sono state – né avrebbero potuto essere – abbinate d'ufficio alla proposta di legge in esame: ne discende ulteriore conferma che le proposte emendative che affrontino tali materie non possono che essere dichiarate inammissibili per estraneità di materia”. Dinanzi alle critiche sollevate dalle opposizioni, lo stesso Presidente ha tenuto a rimarcare che “la valutazione di inammissibilità degli emendamenti non è stata effettuata in ragione della loro congruenza o armonia rispetto al fine politico del provvedimento, ma solo sulla base della loro conformità all'oggetto del provvedimento”. In ogni caso, sono così state dichiarate inammissibili le proposte emendative che interpretavano in senso ampio l’intervento sul procedimento elettorale del Presidente della Repubblica, proponendo modifiche all’art. 2 del testo in discussione, così da condurre a una elezione popolare diretta del capo dello Stato (così ad esempio gli emendamenti 2. 4. dei deputati Meloni ed altri o 2. 7. Iezzi ed altri).

Come si è detto, si tratta di una decisione in continuità con quanto già avvenuto in questa legislatura, e che prosegue – accelerandola – una tendenza già avviata in quella precedente. Tuttavia, se nella XVII tuttavia vi era stato un ordine del giorno approvato dalla 1a Commissione del Senato in vista dell’adozione del testo base per la discussione (v. il commento allora prodotto), ora la perimetrazione del dibattito è fatta dipendere solo dalla decisione della Presidenza di Commissione in sede di abbinamento tra le diverse proposte di legge costituzionale presentate.

Modifiche dei regolamenti parlamentari.

Come si è già anticipato, le due Giunte per il regolamento hanno disposto l’istituzione di comitati ristretti al loro interno, al fine di avviare in via informale il lavoro di elaborazione delle proposte di modifica dei regolamenti conseguenti alla riduzione del numero dei parlamentari. Non sarà quindi possibile avere risultanze dei lavori all’interno di tali comitati ristretti finché questi non saranno condivisi nella Giunta plenaria (nonché quest’ultima pubblicherà i resoconti delle relative sedute).

Al momento, si è in condizione di sapere soltanto che il comitato ristretto costituito presso la Giunta per il regolamento della Camera si è riunito per 40 minuti il 22 ottobre, senza dettagli ulteriori sui temi trattati.



PRESENTAZIONE DELL'OSSERVATORIO 21 OTTOBRE 2020 

Il referendum costituzionale del 20 e 21 settembre 2020 ha approvato il testo di legge di revisione costituzionale finalizzato alla rideterminazione del numero dei parlamentari, a esito del quale i deputati passeranno da 630 a 400 e i senatori elettivi da 315 a 200.

Il Presidente della Repubblica, in data 19 ottobre 2020, ha promulgato la legge di revisione costituzionale. Nei prossimi giorni verrà pubblicata, prendendo il numero d’ordine 1 del 2020. I tempi di pubblicazione determineranno quelli di entrata in vigore secondo i meccanismi ordinari della vacatio legis. Nell’immediato, sarà applicabile soltanto l’art. 3, relativo al numero massimo di 5 senatori a vita in carica contemporaneamente. La nuova numerosità delle Camere, prevista dagli articoli 1 e 2, riceverà invece applicazione dalla prossima legislatura (purché siano trascorsi almeno 60 giorni dalla data di entrata in vigore della revisione costituzionale, coordinando così l’applicabilità dell’intervento di revisione costituzionale con la delega già conferita al governo, con legge n. 51 del 2019, per la rideterminazione dei collegi elettorali).

Uno dei temi ricorrenti nel dibattito che ha preceduto la consultazione referendaria ha avuto a riguardo la necessità – o, a seconda dei punti di vista, l’opportunità – di completare, correggere o integrare tale intervento riformatore, sia sotto il profilo dell’adeguamento dei regolamenti parlamentari, sia mediante ulteriori revisioni della Costituzione, magari altrettanto “puntuali” come quella approvata. Alcune proposte sono, in verità, già incardinate e sarà interessante osservare se e, nel caso, in che direzione se ne svilupperà la discussione. Quanto alle modifiche dei regolamenti parlamentari, vi sono stati primi (sommessi) passi di avvio, che potrebbero preludere alla formulazione di proposte concrete nei prossimi mesi.

In questo quadro dinamico e differenziato, sembra opportuno riprendere un monitoraggio costante dei lavori parlamentari, come già fatto in precedenza a proposito del tentativo di riforma costituzionale poi respinto dal referendum del 2016. La fase che si apre ora infatti, a quasi un anno e mezzo dal termine del mandato del Presidente della Repubblica in carica, offre una imperdibile opportunità per ripensare il modo nel quale il Parlamento dovrà funzionare nella numerosità rideterminata a seguito del referendum. Le strategie per tale ripensamento sono molte e nessuna di esse appare scontata o necessaria.

Federalismi.it ri-apre così un Osservatorio parlamentare sulle riforme istituzionali, questa volta incentrato su quelle conseguenti alla riduzione del numero dei parlamentari, al fine di seguire da vicino i lavori delle Camere, in particolare relativamente alle discussioni presso le due Giunte per il regolamento, nonché delle eventuali altre modifiche costituzionali in discussione. Sommariamente si darà anche conto di eventuali iniziative tese alla modifica della disciplina elettorale, al di là della rideterminazione dei collegi uninominali e plurinominali alla luce della nuova numerosità delle Camere prevista per le prossime elezioni politiche. 

L'Osservatorio sarà curato, anche in questa occasione, da Federica Fabrizzi e da Giovanni Piccirilli e si propone di continuare a fornire uno strumento di lavoro chiaro e agile, così da facilitare la consultazione dei lavori parlamentari e offrire una loro ricostruzione a prima lettura. Lo scopo è duplice e permane lo stesso di quando si avviò l’analogo Osservatorio 6 anni fa: da un lato, semplificare il lavoro di ricerca dei materiali nei "meandri" degli atti parlamentari, evidenziando i passaggi principali della discussione e segnalando le questioni maggiormente rilevanti o peculiari dal punto di vista della procedura parlamentare; dall'altro, costruire la cronistoria, arricchita anche dai documenti formali (e, se del caso, informali), di quello che potrebbe divenire uno dei processi di riforma costituzionale più significativi della storia repubblicana.



Execution time: 116 ms - Your address is 3.239.50.33
Software Tour Operator