Sono tre i livelli su cui la riduzione del numero dei parlamentari impatta: quello costituzionale, allo scopo di “integrare” o “correggere” (a seconda dei punti di vista) gli effetti della riforma; quello elettorale, sebbene esso, come diremo, non sia strettamente consequenziale; infine, quello parlamentare, per le conseguenze – non meramente numeriche - che la suddetta riduzione è destinata a produrre sull’organizzazione e sul funzionamento delle camere. Si tratta, com’è noto, di tre livelli profondamente interconnessi perché concorrenti a determinare la nostra forma di governo a debole razionalizzazione, sotto il profilo sia strutturale-formale (statico) che politico-funzionale (dinamico) e che, per questo motivo, andrebbero affrontati in un’ottica se non unitaria, quantomeno priva di elementi contrastanti o, peggio, contraddittori… (segue)
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