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NUMERO 29 - 21/10/2020

 Osservatorio parlamentare sulle riforme istituzionali conseguenti alla riduzione del numero dei parlamentari

AGGIORNAMENTO DEL 14 APRILE 2021

Di nuovo in calendario il voto al Senato ai diciottenni.

È stato pubblicato il DPCM 15 marzo 2021 di conferimento di funzioni al Ministro per i rapporti con il Parlamento D’Incà, che – come anticipato – conferma in capo allo stesso Ministro anche la delega in materia di riforme istituzionali. Sul punto, il testo è pressoché identico a quello della delega conferita allo stesso D’Incà in occasione del precedente Governo Conte II, salvo qualche piccola variazione che merita di essere approfondita.

Nella delega precedente si leggeva che al Ministro per i rapporti con il Parlamento fosse delegato l’esercizio delle “funzioni di indirizzo, di coordinamento, di vigilanza, di verifica, di promozione e attuazione di iniziative, anche normative, nonché ogni altra funzione attribuita al Presidente del Consiglio dei ministri relativamente alle riforme istituzionali, anche costituzionali, e alle riforme elettorali”. In quella recata dal nuovo DPCM, invece, l’ultimo passaggio è reso come segue: “nonché ogni altra funzione attribuita al Presidente del Consiglio dei ministri relativamente alle riforme istituzionali, anche costituzionali, e le funzioni a questo attribuite in materia elettorale”.

Il cambio di formulazione sembra servire un duplice scopo. Per un primo profilo, contribuisce a fugare dubbi di sovrapposizioni con le competenze in materia elettorale del Ministero dell’Interno (esplicitando ulteriormente che la delega si riferisce esclusivamente a funzioni attribuite al Presidente del Consiglio e non al Governo o ad altri suoi componenti). In secondo luogo, e con un rilievo politico ancora maggiore, permette di chiarire che non esista in capo al Presidente del Consiglio (o, in generale, al Governo) una funzione in relazione alle “riforme elettorali”, lasciando anzitutto al Parlamento l’iniziativa in tale ambito, e limitando dunque al Governo (nonché al Presidente del Consiglio e, per sua delega, al Ministro in questione) la competenza a seguire i lavori parlamentari in materia.  

Venendo poi all’avanzamento degli itinera di discussione dei progetti di modifica costituzionale connessi alla riduzione del numero dei parlamentari, sono rinvenibili interessanti novità, che verrebbero a verificarsi anche a breve. Negli strumenti di programmazione dei lavori della Camera dei deputati sono stati infatti inseriti, per le prossime settimane, alcuni disegni di legge costituzionale che da tempo erano rimasti sospesi in attesa di sviluppi.

In particolare, il calendario dei lavori n. 28 (12-30 aprile 2021) prevede – già nella giornata del 20 aprile – la discussione in Assemblea del disegno di legge costituzionale relativo all’elettorato attivo per il Senato (A.C. 1511-1647-1826-1873-B), per il quale si è già positivamente conclusa la prima deliberazione ex art. 138 Cost. Come è noto, il testo era già stato calendarizzato per lo scorso mese di ottobre, ma le successive frizioni all’interno della maggioranza di governo di allora condussero a un “rinvio a breve”, trasformatosi poi nei fatti di un sostanziale accantonamento dell’iniziativa.

Inoltre, nel programma dei lavori di Assemblea è stata ipotizzata per il mese di giugno la discussione dell’A.C. 2238, in materia di base territoriale per l’elezione del Senato della Repubblica e di riduzione del numero dei delegati regionali per l'elezione del Presidente della Repubblica, il cui iter è in corso in I Commissione (ed è fermo anch’esso dal mese di ottobre)

Al Senato, invece, vi sono segnali anche di ripresa del dibattito sui “seguiti” regolamentari alla riforma costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari. Successivamente alla proposta Calderoli, già segnalata in questa sede, risulta presentata una ulteriore iniziativa di modifica dei regolamenti parlamentari in tal senso, da parte del sen. Zanda, il cui testo è attualmente in revisione e sarà disponibile nei prossimi giorni (Doc. II, n. 7).


AGGIORNAMENTO DEL 31 MARZO 2021

Aggiornamenti dalla Camera dei deputati: la riforma regolamentare arriverà in Giunta a maggio.

Il mese di marzo ha recato poche novità, ma potenzialmente significative, nei “seguiti” alla revisione costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari. Si è detto dei chiarimenti circa l’imputazione in capo al Ministro per i rapporti con i Parlamento, Federico d’Incà della delega in materia di riforma istituzionali, come pure dell’impulso dato sul tema dall’insediamento del nuovo Segretario del Partito Democratico, Enrico Letta.

Sul piano delle iniziative di revisione costituzionale, tuttavia, ancora non si vedono novità rilevanti. Anzi, nella programmazione delle Assemblee il tema delle riforme risulta del tutto assente e in quella delle Commissioni Affari costituzionali la (poca) attenzione riservata ai disegni di legge costituzionale è rivolta a temi ulteriori, quali: il vincolo derivante dal pronunciamento popolare con referendum abrogativo (A.S. 852); ordinamento e poteri di Roma Capitale (A.C. 1854).

Elementi più concreti possono invece essere colti in relazione alle modifiche dei regolamenti parlamentari. A seguito di una modifica della composizione del Comitato ristretto formato in seno alla Giunta del regolamento della Camera dei deputati (conseguente alla nomina della deputata Mancina a sottosegretaria al Ministero della Giustizia), si è avuto conto di un aggiornamento dei suoi relatori, che risultano a ora essere: Simone Baldelli (FI), Davide Crippa (M5S, subentrato alla stessa Mancina), Emanuele Fiano (PD), Tommaso Foti (FdI) e Igor Giancarlo Iezzi (Lega).

Nella seduta del 10 marzo 2021 il Presidente Fico ha sollecitato il Comitato ristretto a riferire alla Giunta sull’avanzamento dei propri lavori, ricordando l’impegno a operare periodicamente in tal senso, assunto in occasione della precedente seduta del 15 ottobre 2020. Inoltre, anche a seguito della proposta presentata dal sen. Calderoli al Senato, ha invitato i relatori a prendere gli opportuni contatti con la Giunta dell’altro ramo del Parlamento. Ne è scaturita un’ampia discussione nella quale i membri della Giunta (e in particolare i relatori del Comitato ristretto) hanno manifestato, da un lato, l’intenzione di portare in Giunta i primi risultati del loro confronto entro il mese di maggio e, dall’altro, un orientamento assolutamente prevalente circa la limitazione dell’intervento riformatore ai soli profili necessari ad assicurare il funzionamento della Camera in vista della riduzione del numero dei componenti nella prossima legislatura. Il Presidente, in ogni caso, ha ribadito come nulla vieti anche una riflessione più complessiva sul regolamento, potendo la Giunta (e il Comitato ristretto) immaginare di intervenire su di esso al di là degli adeguamenti conseguenti alla revisione costituzionale già in questa legislatura.


AGGIORNAMENTO DEL 17 MARZO 2021

Le premesse per una ripartenza?

Nelle ultime settimane non risultano essere stati fatti passi avanti negli itinera procedurali dei progetti di legge costituzionale di “seguito” alla riduzione del numero dei parlamentari. Tuttavia, alcuni elementi di contesto potrebbero agevolare una ripresa della discussione, su questi temi, nel prossimo futuro. 

Anzitutto si è finalmente sciolto il nodo dell’allocazione, all’interno della compagine governativa, della delega in materia di riforme istituzionali, che nel precedente governo era stata conferita al Ministro per i rapporti con i Parlamento, Federico d’Incà. Quest’ultimo è stato confermato nell’incarico e il 12 marzo scorso è stato adottato (ma non ancora pubblicato) il dPCM di conferimento di funzioni, che gli rinnova la delega in materie di riforme. Si pongono così le premesse per una continuità con la guida politica sul tema, pur nella profonda differenza nella composizione della coalizione a supporto dell’esecutivo e nell’ampiezza della sua base parlamentare.

In secondo luogo, l’avvicendamento cui si è assistito nella segreteria del Partito democratico ha offerto alcuni spunti di interesse, a partire dai riferimenti effettuati dal nuovo Segretario, Enrico Letta, nel corso del suo discorso del 14 marzo alla Direzione nazionale del Partito precedente alla sua elezione da parte dei delegati. Per i temi che qui interessano, è utile segnalare l’annuncio di una iniziativa al fine di “combattere il trasformismo parlamentare” (ma senza modificare l’art. 67 Cost.), nonché l’impegno ad agire al fine di introdurre meccanismi di sfiducia costruttiva, una nuova legge elettorale, una legge di attuazione dell’art. 49 Cost. Inoltre, grande risonanza mediatica ha avuto l’ulteriore impegno a sostenere la proposta di abbassamento dell’elettorato attivo a 16 anni (della quale andrà compreso l’eventuale intreccio con la proposta, già approvata in prima deliberazione da entrambe le Camere di abbassare a 18 anni l’elettorato attivo per il Senato). Si attende dunque la formalizzazione di proposte concrete su questi ambiti.


AGGIORNAMENTO DEL 3 MARZO 2021

Ancora nessuna novità sul fronte delle riforme istituzionali

I nuovi calendari dei lavori di Assemblea, sia alla Camera, sia al Senato, non contemplano alcuno dei progetti di legge di revisione costituzionale attualmente in itinere. Neanche per l’A.C. 1511-1647-1826-1873-B concernente l’elettorato attivo per il Senato, già approvato in prima deliberazione da entrambi i rami del Parlamento, si prevedono nuovi avanzamenti nel mese di marzo.

Anche nelle Commissioni affari costituzionali non si prevedono novità. La 1a Commissione del Senato ha inserito all’ordine del giorno il ddl cost. 83, di modifica dell’art. 9 Cost., al fine di inserire tra i principi fondamentali della Costituzione un riconoscimento della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema. Non sono invece state riproposte per il futuro più immediato ulteriori iniziative di “seguito” e completamento della riduzione del numero dei parlamentari.

AGGIORNAMENTO DEL 17 FEBBRAIO 2021

In attesa delle mosse del nuovo Governo, Calderoli presenta una prima iniziativa di modifica regolamentare per adeguarsi alla riduzione del numero dei parlamentari.

La crisi del Governo Conte II e il lungo percorso che ha portato al Governo Draghi hanno ulteriormente accantonato il discorso sulle prospettive “seguiti” alla legge costituzionale n. 1 del 2020. Sicuramente, la conferma nello stesso incarico del Ministro per i rapporti con il Parlamento del precedente esecutivo, nella persona di Federico D’Incà, è la premessa per una qualche continuità su questi temi, ma tale prospettiva andrà verificata in concreto, specie alla luce della definizione dell’allocazione delle funzioni in materia di riforme istituzionali: al momento si è in attesa del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che determini il conferimento della delega di funzioni; alla luce di questo sarà chiaro se rimarranno uniti sotto la guida politica del Ministro D’Incà sia il Dipartimento per i rapporti con il Parlamento, sia il Dipartimento per le riforme istituzionali.

Per il resto, sul versante delle modifiche dei regolamenti parlamentari, si registra la presentazione, da parte del sen. Calderoli, di una proposta di modifica del regolamento (Doc. II, n. 6, XVIII leg.), tesa a un minimo adeguamento delle disposizioni del regolamento del Senato nella prospettiva della riduzione del numero dei senatori.

Con effetto dalla prossima legislatura, si propone di modificare una serie di disposizione del regolamento, in particolare in relazione all’accesso a una serie di strumenti procedurali, alla costituzione dei Gruppi parlamentari (la cui soglia minima di componenti è portata a sette senatori), alla formazione delle Commissioni permanenti. In generale, le modifiche proposte sono tutte sostitutive di soglie numeriche e quorum, riducendole di un 30-40%, così da riflettere la riduzione dei numeri assoluti dei componenti dell’Assemblea. Inoltre, vengono aumentati in maniera corrispondente i limiti all’accesso a determinati strumenti procedurali per il singolo senatore (es. il numero di interpellanze e mozioni con procedimento abbreviato che ciascun senatore può sottoscrivere in un anno).

Si procede infine alla riorganizzazione delle Commissioni permanenti, operando alcuni accorpamenti (anche significativi, tanto da giungere a commissioni che si occupano, insieme, di: Affari esteri e difesa; Economia e finanze).


AGGIORNAMENTO DEL 3 FEBBRAIO 2021

In attesa degli sviluppi della crisi di governo, il sistema elettorale sarebbe comunque operativo

La tumultuosa evoluzione della situazione politica ha evidentemente spostato in secondo piano le prospettive di riforme istituzionali a “seguito” della riduzione del numero dei parlamentari.

 

Invero, i diversi progetti di legge costituzionale in discussione (vertenti, tra l’altro, sull’abbassamento dell’età per l’elettorato attivo al Senato, sul collegio elettorale del Presidente della Repubblica, sull’eliminazione del riferimento dell’elezione “a base regionale” del Senato) avevano già visto significativi rallentamenti in autunno, rappresentando uno dei primi punti di frizione tra Italia Viva e il resto dei partiti della maggioranza (furono proprio le resistenze di Italia Viva a condurre il Presidente della Camera a rinviare “a breve” il voto in Assemblea sulla seconda deliberazione del ddl cost. sul voto ai diciottenni al Senato). L’inizio della sessione di bilancio, specie alla luce della sua concentrazione in pochissime settimane, ha successivamente assorbito completamente l’attenzione delle forze politiche, che hanno appunto rimandato all’inizio del nuovo anno gli ulteriori dossier aperti.

Il sopraggiungere della crisi di governo ha, da ultimo, congelato del tutto ogni discorso sulle riforme istituzionali, anche alla luce della grande incertezza sui possibili esiti, come confermato dal fallimento del mandato esplorativo conferito al Presidente della Camera, nonché dalla prospettiva – non ancora del tutto accantonata - di elezioni anticipate.

Proprio a proposito di queste ultime, deve registrarsi l’avvenuta rideterminazione dei collegi elettorali alla luce della nuova numerosità delle Camere: con il decreto legislativo n. 177 del 2020 è stato dato seguito, infatti, alla delega contenuta nella legge n. 51 del 2019, attivatasi all’indomani della promulgazione della legge di revisione costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari. Si tratta dell’adempimento minimo necessario per assicurare la funzionalità del meccanismo elettorale anche con i nuovi numeri dei componenti delle Camere, che troveranno applicazione con la prossima legislatura. In pratica, la legge n. 51 del 2019 – seppure con qualche non trascurabile distorsione derivante dalla sensibile differenza nei numeri assoluti – aveva operato un “adeguamento anticipato” del meccanismo elettorale previsto dalla legge n. 165 del 2017 (c.d. Rosatellum-bis) a una eventuale modifica del numero dei parlamentari. A seguito del referendum del 20 e 21 settembre 2020, era tuttavia indispensabile una rideterminazione dei collegi elettorali, evidentemente ampliandone l’estensione territoriale, con non poche incognite circa i territori da accorpare tra loro.

L’esito di questa operazione è reso nelle Tabelle allegate al decreto che – per ciascun ramo del Parlamento – individuano i collegi uninominali (Camera e Senato) e plurinominali (Camera e Senato), recependo per altro i pareri parlamentari già evidenziati in questo Osservatorio.


AGGIORNAMENTO DEL 16 DICEMBRE 2020

Espressi i pareri sullo schema di decreto legislativo di rideterminazione dei collegi elettorali

I relatori annunciano “tempi estremamente rapidi” per la presentazione delle proposte di riforma del regolamento del Senato

Il 10 dicembre 2020 – quindi in linea con il termine previsto per il giorno successivo – le Commissioni competenti dei due rami del Parlamento hanno espresso il proprio parere sullo schema di decreto legislativo di rideterminazione dei collegi elettorali, di cui alla delega contenuta nella l. n. 51 del 2019.

Entrambi i pareri sono positivi, pur recando una identica osservazione. Il parere della 1a Commissione del Senato contiene inoltre una raccomandazione.

L’osservazione – comune a entrambi i pareri, ma maggiormente dettagliata nel parere del Senato rispetto a quello della Camera – ha riguardato la opportunità di rideterminare i collegi plurinominali per la Camera della Circoscrizione Lazio-01, con l’obiettivo di rendere maggiormente omogenei i territori interessati sul piano socio-economico e infrastrutturale, privilegiando questi elementi rispetto a un più pieno rispetto della parità nella consistenza numerica delle popolazioni interessate.

La raccomandazione contenuta nel solo parere della 1a Commissione del Senato era invece rivolta a una più attenta considerazione circa l’accesso alla rappresentanza dei cittadini espressione della minoranza linguistica slovena.

In ogni caso, come è noto, il parere non ha natura vincolante. Non recando condizioni, il Governo potrebbe comunque procedere all’adozione del testo già trasmesso, senza nemmeno essere tenuto alla predisposizione della relazione contenente le motivazioni per cui non ha ritenuto di seguire il parere parlamentare.

  

Modifiche dei regolamenti parlamentari.

Nella seduta della Giunta per il regolamento del Senato del 2 dicembre 2020, il cui resoconto è stato reso disponibile nei giorni scorsi, il Presidente del Senato ha comunicato di aver nominato i senn. Calderoli (Lega) e Perilli (M5S) come relatori per le modifiche regolamentari da porre in essere in seguito alla riduzione del numero dei parlamentari. Questi hanno tra l’altro assunto l’impegno di presentare una proposta complessiva, almeno sulle questioni più urgenti “in tempi estremamente rapidi”, così da poter ipotizzare una conclusione del lavoro – tenendo presente anche l’attività parallela sulla rideterminazione dei collegi elettorali – entro il mese di gennaio 2021.


AGGIORNAMENTO DEL 2 DICEMBRE 2020

Trasmesso alle Camere lo schema di decreto legislativo di rideterminazione dei collegi elettorali

Slitta ulteriormente il voto ai diciottenni al Senato

Con la presentazione del disegno di legge di bilancio (per altro, con grande ritardo rispetto alle tempistiche previste), l’attività della Camera dei deputati è pressoché monopolizzata dall’esame di questo, e non sono in programma attività di rilievo per quanto interessa a questo Osservatorio. Perfino il disegno di legge costituzionale relativo all’elettorato attivo per il Senato (già approvato in prima deliberazione e rinviato “a breve” nella seduta dello scorso 15 ottobre) non è stato inserito nel Calendario dell’Assemblea del mese di dicembre. Quindi, con ogni probabilità, non sarà riportato in discussione prima di gennaio 2021.

 

Al Senato non sono previste attività di Assemblea nella settimana 30 novembre-4 dicembre, essendo stata questa riservata ai lavori delle Commissioni. L’attività della 1a Commissione è stata per gran parte incentrata sull’esame, ai sensi dell’art. 34, comma 1, del regolamento, dell’atto (non legislativo) relativo alle “modalità più efficaci per l’esercizio delle prerogative costituzionali del Parlamento nell’ambito di un’emergenza dichiarata”.

 

Nel frattempo, il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 25 novembre 2020, ha approvato lo schema di decreto legislativo di rideterminazione dei collegi elettorali, sulla base della delega contenuta nella l. n. 51 del 2019. Lo schema è poi stato trasmesso alle Camere il giorno successivo, dal quale è iniziato a decorrere il termine per l’espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia. Il parere è previsto in forza del rinvio – operato dall’art. 3, comma 2, lett. a), n. 2), della l. n. 51 del 2019 – alle procedure già previste dall’art. 3, comma 4, della l. 165 del 2017. In sintesi, le Camere hanno a disposizione quindici giorni per l’espressione del parere (che dunque andranno a scadere il prossimo 11 dicembre), decorso infruttuosamente il quale il Governo potrebbe ugualmente procedere all’adozione del decreto legislativo. In caso invece di discostamento dal parere parlamentare, il Governo è tenuto all’invio – contestualmente alla pubblicazione del decreto – di una relazione contenente le motivazioni per cui non ha ritenuto di seguire il parere parlamentare.

 

La 1a Commissione del Senato ha avviato l’esame già il 1° dicembre 2020, ipotizzando anche di concordare con il Governo una proroga informale del termine per l’espressione del proprio parere. La I Commissione della Camera prevede la discussione del tema nelle sedute del 2 e 3 dicembre.

 

 

 

Modifiche dei regolamenti parlamentari.

 

Come si è già anticipato, le due Giunte per il regolamento hanno disposto l’istituzione di comitati ristretti al loro interno, al fine di avviare in via informale il lavoro di elaborazione delle proposte di modifica dei regolamenti conseguenti alla riduzione del numero dei parlamentari. Non sarà quindi possibile avere risultanze dei lavori all’interno di tali comitati ristretti finché questi non saranno condivisi nella Giunta plenaria (nonché quest’ultima pubblicherà i resoconti delle relative sedute).

 

È stato finalmente pubblicato il resoconto della seduta della Giunta del regolamento del Senato del 10 novembre 2020, dal quale emerge il diverso indirizzo adottato al Senato, rispetto alla Camera, quanto alla possibilità di svolgere attività parlamentare in modalità telematica.

 

Infatti, alla Camera, la Giunta per il regolamento della Camera ha autorizzato, nella seduta del 4 novembre, lo svolgimento di una serie ben più ampia di attività di Commissione, concernenti le sedute dedicate allo svolgimento di comunicazioni del Governo (art. 22, comma 3, del regolamento che, a differenza di quanto accade in Assemblea, non possono concludersi con la votazione su atti di indirizzo); lo svolgimento di atti di sindacato ispettivo; ogni altra seduta delle Commissioni (o di Comitati permanenti costituiti al suo interno) in sede formale nella quale sia previsto esclusivamente lo svolgimento di una discussione e non siano previste votazioni.

 

Al contrario, nelle Commissioni del Senato e nelle Commissioni bicamerali per le quali trova applicazione il Regolamento del Senato potranno svolgersi in modalità telematica solo audizioni, ferma restando la presenza in sede almeno del Presidente o del Vice Presidente della Commissione, nonché del capo dell’Ufficio di segreteria.

 

Nello stesso resoconto non risultano invece avanzamenti dei lavori del comitato ristretto sulle proposte di modifica del regolamento conseguenti alla riduzione del numero dei parlamentari.

 

 

AGGIORNAMENTO DEL 18 NOVEMBRE 2020

I “seguiti” costituzionali alla riforma approvata passano in secondo piano.

Le due settimane trascorse non hanno portato novità dal punto di vista dell’avanzamento dei diversi disegni di legge costituzionale di completamento e “seguito” alla riduzione del numero dei parlamentari.

La proposta di legge che era più avanti nell’iter procedurale, ossia quella relativa all’abbassamento dell’età per l’elettorato attivo al Senato, non ha avuto sviluppi. Dopo il “rinvio a breve” disposto il 15 ottobre scorso, era stata inserita nel calendario di novembre, ipotizzando la sua discussione a partire da martedì 17. Tuttavia, le sedute di martedì 17 e mercoledì 18 sono state riservate allo svolgimento di atti di sindacato ispettivo e dunque bisognerà aspettare, con ogni probabilità, almeno la prossima settimana (quando tuttavia sarà iniziata in Commissione la discussione del disegno di legge di bilancio, che per altro quest’anno avrà una durata addirittura inferiore a quella per la conversione di un decreto-legge!).

Quanto alle altre proposte, si segnala l’avvenuta assegnazione (com’era ampiamente prevedibile, alla 1a Commissione del Senato) del ddl 1960, di iniziativa del sen. Marcucci.

Per il resto, non solo non si registrano avanzamenti delle altre iniziative di “seguito” alla riduzione del numero dei parlamentari (es. nessuna nuova discussione della proposta del deputato Fornaro, sulla elezione a base circoscrizionale del Senato e sul numero di delegati per l’elezione del capo dello Stato) e l’attenzione su questi temi sembra essere decisamente calata, preferendo addirittura l’approfondimento di disegni di legge costituzionale ulteriori e diversamente finalizzati.

Solo per fare alcuni esempi, sono stati inseriti in calendario della 1a Commissione proposte di revisione costituzionale tese a porre un “vincolo per il legislatore a seguito di referendum abrogativo” (per altro, intervenendo in maniera anomala, con un unico atto di rango costituzionale, modificando sia l’art. 75 Cost. che la disciplina attuativa posta dalla legge ordinaria n. 352 del 1970: ddl. 852), o concernenti la costituzionalizzazione del sistema delle conferenze con il riconoscimento di una clausola di intervento statale anche in materie di competenza regionale, a tutela dell’interesse nazionale (ddl. 1825), o ancora finalizzate alla modifica del quorum previsto dall’art. 132 Cost., avvicinandone la ratio di calcolo a quello di cui all’art. 75 Cost. (ddl. 1642).


Modifiche dei regolamenti parlamentari.

Come si è già anticipato, le due Giunte per il regolamento hanno disposto l’istituzione di comitati ristretti al loro interno, al fine di avviare in via informale il lavoro di elaborazione delle proposte di modifica dei regolamenti conseguenti alla riduzione del numero dei parlamentari. Non sarà quindi possibile avere risultanze dei lavori all’interno di tali comitati ristretti finché questi non saranno condivisi nella Giunta plenaria (nonché quest’ultima pubblicherà i resoconti delle relative sedute).

Si è in attesa di conoscere il resoconto della seduta della Giunta del regolamento del Senato del 10 novembre 2020, nella quale – a quanto si apprende alla luce di sedute successive dello stesso organo – è stato deliberato un parere che, in considerazione della situazione emergenziale, autorizza lo svolgimento di audizioni in modalità telematica presso le Commissioni del Senato e negli organi bicamerali presso i quali si applica il regolamento del Senato, ferma restando la presenza in sede almeno del Presidente o del Vice Presidente della Commissione, nonché del capo dell'Ufficio di segreteria. Analoga decisione era stata assunta dalla Giunta per il regolamento della Camera il 4 novembre precedente.

 

AGGIORNAMENTO DEL 4 NOVEMBRE 2020

Finalmente pubblicata la legge costituzionale n. 1 del 2020. Voto ai diciottenni al Senato in discussione dal 17 novembre

Nella G.U. n. 261 del 21 ottobre 2020 è stata pubblicata la legge costituzionale 19 ottobre 2020, n. 1, recante “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, che entrerà in vigore il 5 novembre 2020. Si è così definitivamente concluso l’iter di approvazione della legge di revisione costituzionale che ha portato alla rideterminazione del numero dei componenti di Camera e Senato. 

Sul fronte delle altre iniziative parlamentari che sono state assunte, è ora disponibile il testo del ddl 1960, di iniziativa del sen. Marcucci. Presentato al Senato in data 2 ottobre 2020 e annunciato nella seduta n. 260 del 5 ottobre 2020, attende ancora di essere assegnato (con ogni probabilità, alla 1a Commissione Affari Costituzionali).

Il calendario dei lavori per il Senato fino al 20 novembre, approvato all’unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo nella riunione del 3 novembre, ha privilegiato la discussione dei provvedimenti urgenti adottati per contrastare l’emergenza CoVid-19 ed ha riservato la settimana dal 16 al 20 novembre ai lavori delle Commissioni.

Con riferimento ai due disegni di legge costituzionali la cui discussione era già in fase avanzata, va invece registrato l’inserimento nel nuovo Calendario dei lavori dell’Assemblea della Camera dei deputati del progetto di legge teso alla modifica dell’elettorato attivo per il Senato (per il quale la prima deliberazione ex art. 138 Cost. si è già conclusa il 9 settembre scorso). Dopo la richiesta della maggioranza, avanzata nella seduta della Camera dei deputati del 15 ottobre 2020, di un rinvio a breve, la Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha previsto la discussione dell’A.C. 1511 e abb. per il prossimo 17 novembre 2020. Qui è disponibile il riparto dei tempi tra i gruppi a seguito del contingentamento dei tempi di discussione (possibile anche sui progetti di revisione costituzionale a partire dal secondo calendario in cui sono inseriti).

Resta fermo invece il disegno di legge costituzionale c.d. Fornaro il cui esame in Commissione Affari Costituzionali della Camera non ha fatto alcun passo in avanti dalla riunione del 14 ottobre u.s.

DDl Fornaro: un esempio di perimetrazione del dibattito come strumento delle revisioni costituzionali “puntuali”.

In attesa degli sviluppi indicati, sembra opportuna una breve digressione sul metodo delle riforme che si sta seguendo in questa fase, prendendo ad esempio l’A.C. 2238, di iniziativa del deputato Fornaro (LeU), che mira a modificare il riferimento all’elezione del Senato “a base regionale” (sostituendolo con un richiamo alla “base circoscrizionale”, così da superare le rigidità nella distribuzione dei seggi sul territorio derivante dal riferimento alla dimensione regionale e affidando alla legge l’individuazione delle circoscrizioni), nonché a ridurre i delegati regionali presenti nel collegio chiamato a eleggere il Presidente della Repubblica.

Nel corso dell’esame, in occasione del vaglio di ammissibilità degli emendamenti presentati, si è riproposto un tema ricorrente nelle riforme istituzionali discusse in questa legislatura, ossia quello della perimetrazione del contenuto della discussione, restringendo in maniera significativa sia l’abbinamento tra atti di iniziativa vertenti su materie affini, sia l’innovazione possibile per via emendativa.

Va notato che una rigida perimetrazione dell’emendabilità di un testo in esame comporta conseguenze ambivalenti. Da un lato, essa permette di orientare in maniera più precisa la discussione, evitando che questa possa virare su temi e ambiti del tutto non considerati nella proposta originaria. Dall’altro, essa rischia di compromettere una delle funzioni primariamente svolte dall’iniziativa emendativa (e dalla conseguente decisione sugli emendamenti presentati), ossia quella di evitare una moltiplicazione di discussioni parallele su distinte proposte di legge aventi contenuto analogo o comunque affine, con il rischio di comprometterne il coordinamento complessivo. Il tema si era già posto nel corso del procedimento che ha condotto all’approvazione della proposta di riduzione del numero dei parlamentari, occasione in cui si era escluso l’abbinamento di proposte di legge (e, poi, esclusa l’ammissibilità di proposte emendative) vertenti sulla differenziazione del bicameralismo, o sulle soglie anagrafiche per l’elettorato attivo e passivo.

La proposta Fornaro offre un esempio lampante di questa alternativa. In occasione della seduta della I Commissione della Camera del 29 settembre 2020, il Presidente Brescia ha precisato che “pur risultando assegnate alla Commissione diverse proposte di legge costituzionale, ad esempio in materia di modifica della forma di Governo, di modifica del sistema di elezione e dei poteri del Presidente della Repubblica, di nomina dei senatori a vita, nonché in materia di eleggibilità a membro del Parlamento, tali proposte non sono state – né avrebbero potuto essere – abbinate d'ufficio alla proposta di legge in esame: ne discende ulteriore conferma che le proposte emendative che affrontino tali materie non possono che essere dichiarate inammissibili per estraneità di materia”. Dinanzi alle critiche sollevate dalle opposizioni, lo stesso Presidente ha tenuto a rimarcare che “la valutazione di inammissibilità degli emendamenti non è stata effettuata in ragione della loro congruenza o armonia rispetto al fine politico del provvedimento, ma solo sulla base della loro conformità all'oggetto del provvedimento”. In ogni caso, sono così state dichiarate inammissibili le proposte emendative che interpretavano in senso ampio l’intervento sul procedimento elettorale del Presidente della Repubblica, proponendo modifiche all’art. 2 del testo in discussione, così da condurre a una elezione popolare diretta del capo dello Stato (così ad esempio gli emendamenti 2. 4. dei deputati Meloni ed altri o 2. 7. Iezzi ed altri).

Come si è detto, si tratta di una decisione in continuità con quanto già avvenuto in questa legislatura, e che prosegue – accelerandola – una tendenza già avviata in quella precedente. Tuttavia, se nella XVII tuttavia vi era stato un ordine del giorno approvato dalla 1a Commissione del Senato in vista dell’adozione del testo base per la discussione (v. il commento allora prodotto), ora la perimetrazione del dibattito è fatta dipendere solo dalla decisione della Presidenza di Commissione in sede di abbinamento tra le diverse proposte di legge costituzionale presentate.

Modifiche dei regolamenti parlamentari.

Come si è già anticipato, le due Giunte per il regolamento hanno disposto l’istituzione di comitati ristretti al loro interno, al fine di avviare in via informale il lavoro di elaborazione delle proposte di modifica dei regolamenti conseguenti alla riduzione del numero dei parlamentari. Non sarà quindi possibile avere risultanze dei lavori all’interno di tali comitati ristretti finché questi non saranno condivisi nella Giunta plenaria (nonché quest’ultima pubblicherà i resoconti delle relative sedute).

Al momento, si è in condizione di sapere soltanto che il comitato ristretto costituito presso la Giunta per il regolamento della Camera si è riunito per 40 minuti il 22 ottobre, senza dettagli ulteriori sui temi trattati.



PRESENTAZIONE DELL'OSSERVATORIO 21 OTTOBRE 2020 

Il referendum costituzionale del 20 e 21 settembre 2020 ha approvato il testo di legge di revisione costituzionale finalizzato alla rideterminazione del numero dei parlamentari, a esito del quale i deputati passeranno da 630 a 400 e i senatori elettivi da 315 a 200.

Il Presidente della Repubblica, in data 19 ottobre 2020, ha promulgato la legge di revisione costituzionale. Nei prossimi giorni verrà pubblicata, prendendo il numero d’ordine 1 del 2020. I tempi di pubblicazione determineranno quelli di entrata in vigore secondo i meccanismi ordinari della vacatio legis. Nell’immediato, sarà applicabile soltanto l’art. 3, relativo al numero massimo di 5 senatori a vita in carica contemporaneamente. La nuova numerosità delle Camere, prevista dagli articoli 1 e 2, riceverà invece applicazione dalla prossima legislatura (purché siano trascorsi almeno 60 giorni dalla data di entrata in vigore della revisione costituzionale, coordinando così l’applicabilità dell’intervento di revisione costituzionale con la delega già conferita al governo, con legge n. 51 del 2019, per la rideterminazione dei collegi elettorali).

Uno dei temi ricorrenti nel dibattito che ha preceduto la consultazione referendaria ha avuto a riguardo la necessità – o, a seconda dei punti di vista, l’opportunità – di completare, correggere o integrare tale intervento riformatore, sia sotto il profilo dell’adeguamento dei regolamenti parlamentari, sia mediante ulteriori revisioni della Costituzione, magari altrettanto “puntuali” come quella approvata. Alcune proposte sono, in verità, già incardinate e sarà interessante osservare se e, nel caso, in che direzione se ne svilupperà la discussione. Quanto alle modifiche dei regolamenti parlamentari, vi sono stati primi (sommessi) passi di avvio, che potrebbero preludere alla formulazione di proposte concrete nei prossimi mesi.

In questo quadro dinamico e differenziato, sembra opportuno riprendere un monitoraggio costante dei lavori parlamentari, come già fatto in precedenza a proposito del tentativo di riforma costituzionale poi respinto dal referendum del 2016. La fase che si apre ora infatti, a quasi un anno e mezzo dal termine del mandato del Presidente della Repubblica in carica, offre una imperdibile opportunità per ripensare il modo nel quale il Parlamento dovrà funzionare nella numerosità rideterminata a seguito del referendum. Le strategie per tale ripensamento sono molte e nessuna di esse appare scontata o necessaria.

Federalismi.it ri-apre così un Osservatorio parlamentare sulle riforme istituzionali, questa volta incentrato su quelle conseguenti alla riduzione del numero dei parlamentari, al fine di seguire da vicino i lavori delle Camere, in particolare relativamente alle discussioni presso le due Giunte per il regolamento, nonché delle eventuali altre modifiche costituzionali in discussione. Sommariamente si darà anche conto di eventuali iniziative tese alla modifica della disciplina elettorale, al di là della rideterminazione dei collegi uninominali e plurinominali alla luce della nuova numerosità delle Camere prevista per le prossime elezioni politiche. 

L'Osservatorio sarà curato, anche in questa occasione, da Federica Fabrizzi e da Giovanni Piccirilli e si propone di continuare a fornire uno strumento di lavoro chiaro e agile, così da facilitare la consultazione dei lavori parlamentari e offrire una loro ricostruzione a prima lettura. Lo scopo è duplice e permane lo stesso di quando si avviò l’analogo Osservatorio 6 anni fa: da un lato, semplificare il lavoro di ricerca dei materiali nei "meandri" degli atti parlamentari, evidenziando i passaggi principali della discussione e segnalando le questioni maggiormente rilevanti o peculiari dal punto di vista della procedura parlamentare; dall'altro, costruire la cronistoria, arricchita anche dai documenti formali (e, se del caso, informali), di quello che potrebbe divenire uno dei processi di riforma costituzionale più significativi della storia repubblicana.



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