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NUMERO 25 - 09/09/2020

 Una nuova stagione di riforme costituzionali 'a tappe' e le sue insidie

Dopo essere passata sotto traccia e attraverso votazioni in Parlamento da parte di maggioranze di Governo diverse e anche schieramenti politici differenti, la riforma costituzionale che comporta la riduzione del numero dei parlamentari (alla Camera da 630 a 400 deputati, al Senato da 315 a 200 senatori) giunge al suo momento finale: quello del responso delle urne. E, come in occasione di tutti i momenti referendari, torna acceso il dibattito fra i costituzionalisti, chiamati a schierarsi per le ragioni del “SI” o del “NO”. In questa occasione, più che nelle precedenti, si rimescolano argomenti e schieramenti, si confondono argomentazioni di principio, valutazioni storiche e sociologiche con aspetti più tecnici. A riprova che il Diritto costituzionale è una scienza complessa, dove gli stessi costituzionalisti devono essere molto attenti a maneggiare con cura una presunta superiorità e imparzialità scientifica. Inevitabile per chi si accosta alla Costituzione, ancora di più che a qualsiasi altro ramo del diritto, un collegamento e condizionamento al sistema di valori in cui si ritrova. È per questo che, a mio avviso, di questa, come di tutte le riforme costituzionali, occorre prendere in considerazione la ratio ispiratrice e lo stesso percorso parlamentare. D’altronde, nessun costituzionalista avrebbe potuto valutare la legge n. 100 del 1926, con la quale Mussolini dotò il Governo di strumenti normativi primari e secondari, come un aspetto tecnico del tutto avulso dalla storia del “Regime fascista” e non come sua tappa istituzionale fondamentale.  Questa riforma nasce come parte di un momento riformatore, promosso da quello che oggi è uno dei principali partiti di Governo, il Movimento 5 Stelle, che ha come obiettivo quello di scardinare la democrazia rappresentativa, ove i parlamentari sarebbero espressione di una “casta”, per recuperare una ipotetica democrazia “diretta”, nella specie attraverso l’utilizzazione di strumenti informatici che ci condurrebbero a una democrazia digitale priva di intermediazioni… (segue)



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