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NUMERO 11 - 05/06/2019

Mettere il nuovo Parlamento europeo al centro delle scelte politiche

Abbiamo votato per la nona volta per l’elezione del Parlamento europeo, luogo di rappresentanza politica (art. 14 TUE) di cinquecento milioni di cittadini degli Stati membri dell’Unione europea e quindi cittadini europei, ai sensi dell’art.  9 TUE. Sono stati eletti 751 deputati, provenienti da 28 Stati membri diversi, che, nei prossimi giorni, si distribuiranno in gruppi parlamentari secondo linee di omogeneità politica, così come richiesto dall’art. 32, comma 1, del  regolamento del Parlamento. Ma, come è evidente, quello politico - lungo il tradizionale asse destra-sinistra, che pur viene tuttora utilizzato nelle rappresentazioni grafiche della composizione del parlamento europeo - non è mai stato, non è e non sarà l’unico clivage presente nell’organo rappresentativo. E, infatti, pur se gli Stati membri hanno come sede privilegiata di rappresentanza dei loro differenziati interessi il Consiglio, inteso come Camera dei territori, è evidente che i parlamentari terranno presenti - anche solo per salvaguardare la propria posizione davanti all’elettorato - gli interessi del territorio di provenienza. È, questa, una regola imprescindibile in ogni sistema elettorale, esasperata con i sistemi maggioritari uninominali (a uno o a doppio turno, plurality o majority che siano), in cui l’eletto guarderà con attenzione le posizioni e gli interessi della propria constituency; ma significativamente presente in tutti i sistemi proporzionali, in cui la distribuzione dei seggi avvenga sulla base di unità territoriali minori di quella generale; ammorbidita, ma non esclusa, nei sistemi elettorali in cui la distribuzione dei seggi avviene sulla base di un unico collegio nazionale (in questo caso, infatti, la capacità di rappresentazione di interessi di categoria ha lo stesso rango e la stessa capacità di influenza di quella relativa ad interessi territoriali. A queste due tradizionali linee di separazione presenti nel Parlamento europeo, così come in qualsiasi altro luogo di rappresentanza politica, sempre tenendo presente l’influenza delle organizzazioni rappresentative di interessi economici e professionali, si affiancherà nella prossima legislatura un’altra potente linea di divisione, quella che correrà lungo l’asse della maggiore o minore integrazione delle politiche europee. La raffigurazione giornalistica parlerà di sovranisti e globalisti, ma questa chiave di lettura pare più adatta ad un videogioco che ad una analisi scientificamente adeguata.



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