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NUMERO 1 - 13/01/2021

Davanti ad un mondo che cambia chi è più pericoloso tra Trump e Zuckerberg?

E’ finito, per fortuna, il 2020. Ma il 2021 non è iniziato bene. Il passaggio nel secondo anno del terzo decennio del terzo millennio ci ha fornito le prime dosi del vaccino anti COVID, ma non ci ha portato la conclusione della pandemia: l’Europa, a differenza di quello che è successo durante lo scorso anno, non è più l’epicentro della crisi epidemica e altre aree del mondo sono altrettanto gravemente e duramente colpite, ma non vi è dubbio che il sistema economico europeo è quello che ha maggiormente sentito le conseguenze della epidemia. Il Pil europeo è quello italiano sono crollati nel 2020 e non si vedono segni di risalita per il 2021: ma soprattutto è il modello europeo basato sul successo di sistemi istituzionali democratici, sociali, aperti a essere messo drammaticamente in discussione. Applicando la massima socialdemocratica secondo cui per distribuire ricchezza bisogna prima produrla, la diminuzione della ricchezza prodotta (o comunque canalizzata) in Europa impatterà inevitabilmente sulla capacità di distribuire ricchezza, che non può essere continuamente sostituita dall’indebitamento delle strutture pubbliche, siano esse gli Stati o le organizzazioni sovranazionali. Se non riparte subito la crescita, ne subiremo le conseguenze in tempi non lunghi. A cavallo tra i due anni è scoccata anche l’ora dell’uscita del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, a tre anni e mezzo dallo sciagurato referendum secessionista voluto da Cameron. Un piccolo scarto del 3 per cento dei votanti ha spinto il Regno Unito fuori dall’esperienza europea, nella illusoria speranza che nel terzo millennio potessero riprodursi le glorie del Commonwealth, quando - ancora sessant’anni fa - una grande parte del mondo, legato alla corona inglese dai vetusti rapporti coloniali, guardava a Londra  con occhi ammirati. Quel mondo non c’è più e fa impressione pensare che pezzi della cultura e dell’establishment britannico possano, se  per ingenuità  o per presunzione non è dato sapere,  ritenere che la sua scomparsa dipenda dall’ingresso del Regno Unito nella Comunità europea (e non piuttosto che sia successo il contrario, cioè che il Regno Unito sia entrato quarant’anni fa nell’Unione perchè quel mondo era finito!), inseguendo così i sentimenti della pancia profonda della provincia inglese e le ubbie di qualche gruppo di pescatori delle Shetland. D’altra parte, è illusorio pensare che una Londra messa ai margini dei circuiti commerciali europei possa rimanere attraente agli occhi dell’Australia, del Canada o dell’India ovvero continuare a costituire un polo di attrazione per i mercati finanziari asiatici, arabi, mondiali. Non è più, per fortuna di tutti noi, il tempo di   Dunkerque! Ma l’uscita del Regno Unito dalla Ue indebolirà sicuramente la complessiva capacità dell’Europa, intesa come luogo unitario di civilizzazione e di sviluppo economico, di continuare a svolgere un ruolo centrale nelle dinamiche politiche mondiali. L’Italia entra nel 2021 avvolta nelle spire di una latente crisi di governo, strascinata per giorni nel bel mezzo di una situazione in cui le attività di base del paese - dalla scuola al turismo, dalla ristorazione ai musei, ai cinema, ai teatri - sono tutte sospese e incerte sul loro futuro. Una maggioranza mai diventata organica, un governo non sempre brillante in tutte le sue componenti annaspano cercando una via d’uscita, che, mentre scriviamo queste pagine non è dato intravedere. D’altra parte, il Parlamento attuale fu eletto tre anni fa in una temperie politica, culturale, sociale che accreditò ad un movimento nato sulle parole d’ordine dell’”uno vale uno”, sull’attacco alle istituzioni democratiche (si può dimenticare la gazzarra che accompagnò le elezioni presidenziali del 2013?) un incredibile 34% dei voti: come pensare che questo Parlamento sia oggi in grado di trovare una soluzione quando quello stesso movimento, in crisi crescente di consensi, cerca solo spazi per non crollare al di sotto delle due cifre percentuali alla prossima tornata elettorale (che, come è noto, avverrà per eleggere un Parlamento ridotto a quattrocento deputati e duecento senatori)? La crisi europea aggrava la crisi italiana; la crisi italiana aggrava la crisi europea… (segue)



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