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NUMERO 17 - 29/06/2022

Il conflitto russo ucraino: una visione geopolitica

Piazza Indipendenza a Kiev, più nota come Euromajdan, ha segnato nel 2014 il ritorno della Storia in Europa: una storia che aveva fatto cullare in noi europei il sogno della prosperità nel pacifismo perpetuo. Una sorta di belle époque primo novecentesca, scossa “soltanto” dalle vicende balcaniche (che comunque furono circoscritte sia temporalmente, sia spazialmente) che aveva tuttavia registrato dei campanelli d’allarme nel 2008, non adeguatamente valutati, nella questione georgiana che portò allo scontro Mosca e Tbilisi sul fronte europeo-caucasico e nella deflagrazione economico-finanziaria dovuta allo shock dei mutui subprimes negli Stati Uniti. Pochi anni dopo, le manifestazioni rivoluzionarie ucraine svelarono al mondo un terreno geopolitico magmatico sul quale stava per imbattersi la politica internazionale. Lo scontro non ebbe “effetti domino” a livello internazionale per un sostanziale immobilismo scelto dall’Occidente, che ripropose un atteggiamento simile a quello manifestato nei confronti della precedente crisi georgiana. Nessuno intervenne, ma molti, non tutti a dire il vero, percepirono che le fondamenta della pax perpetua europea iniziavano a scricchiolare e che le logiche dello “scontro tra potenze” avrebbero risvegliato le dinamiche geopolitiche di contesti geografici sempre più ampi. Una politica di potenza che si declinava in espansionismo territoriale, in aggressione armata: il tutto in un’area geografica che già, cento anni prima, aveva creato le basi per lo scoppio del primo conflitto mondiale: quell’area di frontiera culturale e imperiale centrata sull’Europa di mezzo, sul bordo occidentale dell’heartland mackinderiano, lungo il quale si sono manifestate periodiche ambizioni geopolitiche che hanno storicamente minato la pace e la sicurezza nel Vecchio Continente: le invasioni tataro mongole tra il XIII e il XV secolo, l’espansione militare musulmana dell’età moderna, fino alla spaccatura geopolitica delineatasi dopo la Seconda guerra mondiale: una faglia geopolitica (e non ideologica) poiché determinatasi dallo scontro di interessi geopolitici di Stati Uniti (garantire la sicurezza dell’alleato europeo ed evitare l’emergere di una potenza nemica  in Eurasia), e dell’Unione sovietica (evitare allargamenti della NATO sino ai suoi confini)... (segue)



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