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NUMERO 1 - 09/01/2019

 Il project financing quale strumento per la realizzazione e il finanziamento delle infrastrutture portuali

Il fabbisogno di finanziamento infrastrutturale è enorme e crescente a livello europeo, italiano e di conseguenza locale. In Europa, la Commissione europea ha stimato che nel decennio in corso saranno necessari volumi di investimenti senza precedenti nelle reti di trasporto, dell’energia, dell’informazione e della comunicazione, al fine di raggiungere gli obiettivi che l’Europa si è data (strategia Europa 2020). In particolare la Commissione europea ha stimato il costo dei TEN-T in circa 900 miliardi di euro (dal 1996 al 2020), di cui circa 500 dovranno essere spesi entro il 2020. Nonostante gli sforzi compiuti anche più recentemente dalle istituzioni europee, le risorse pubbliche messe a disposizione per investimenti strategici come quelli legati alla pianificazione delle reti TEN-T non sono certamente in grado di soddisfare a pieno le necessità. La situazione riguardante il nostro paese non è molto differente: analisi non troppo datate della Cassa depositi e prestiti stimavano orientativamente il fabbisogno italiano, per il periodo 2013-2020, nell’ordine dei 340 miliardi di euro. Più recentemente, nel documento Allegato al Def 2018 del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti “Connettere l’Italia: lo stato di attuazione dei programmi per le infrastrutture di trasporto e la logistica”, dove viene analizzato lo stato di avanzamento di interventi e programmi già approvati e in corso, per un valore economico totale di 132,9 miliardi di euro, si stima un fabbisogno residuo di 35,3 miliardi (di cui 9 circa solo per la realizzazione di infrastrutture portuali). In ogni caso, a prescindere dal sostegno economico pubblico, si tratta di un ammontare di risorse non certamente soddisfacibile attraverso i soli investimenti pubblici. Se a questo poi si aggiungono le valutazioni circa i vincoli di bilancio e gli obiettivi di finanza pubblica imposti in sede UE è evidente quanto sia imprescindibile ed impellente l’individuazione di nuove forme di finanziamento finalizzate a soddisfare il fabbisogno infrastrutturale attraverso meccanismi sussidiari di tipo verticale ed orizzontale fondati sulla collaborazione tra livelli centrali, regionali e locali di governo e il supporto del settore privato. La questione della necessità di ricorrere ad ingenti investimenti nel settore delle infrastrutture, poi, in una fase di crisi economica finanziaria quale quella attuale, si pone oltre che come un problema relativo al reperimento di risorse come una delle possibili soluzioni per rilanciare la crescita del Paese e determinare una riduzione del rapporto debito/PIL. Anche sotto questo profilo la risposta al problema non può che derivare dal ricorso agli schemi del partenariato pubblico privato, dunque a forme di sussidiarietà orizzontale che prevedono il coinvolgimento di soggetti appartenenti a diverse sfere – pubblica e privata – nella realizzazione di un’opera di pubblica utilità (infrastrutturale o servizi). L’opera, in questo modo, pur perseguendo ontologicamente finalità di interesse pubblico, viene realizzata secondo la logica privatistica, e dunque sulla base di interessi privato-imprenditoriali. La rilevanza di queste forme di cooperazione in fasi di congiunture economiche negative come quella attuale è stata peraltro confermata dalla stessa Commissione europea la quale nel 2009 ha adottato una Comunicazione interpretativa in cui si sottolinea come il partenariato pubblico-privato possa contribuire alla ripresa economica e allo sviluppo sostenibile dell’Unione europea. La combinazione delle capacità e dei capitali pubblici e privati è infatti essenziale nel contesto della crisi economica: la restrizione del credito alle infrastrutture e i vincoli di finanza pubblica hanno ridotto la possibilità per gli Stati membri di compiere investimenti in infrastrutture. I partenariati appaiono così lo strumento idoneo da utilizzare in tale contesto, attesi i benefici che questi sono in grado di produrre sia per il settore pubblico che per il settore privato. Il ricorso ai privati permette alle amministrazioni sia di utilizzare i loro capitali, sia di sfruttare il loro know how, necessario ai fini della progettazione e della realizzazione dell’opera o del servizio; la rapida diffusione dei sistemi di partenariato si spiega dunque in ragione della scarsa disponibilità economica dei soggetti pubblici, i quali devono tuttavia provvedere a realizzare le infrastrutture e a fornire i servizi indispensabili alla collettività… (segue)



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