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NUMERO 2 - 23/01/2019

 La disciplina del dibattito pubblico nel regolamento attuativo del Codice degli appalti

Tra gli aspetti innovativi del Codice dei contratti pubblici adottato con d. lgs. 18 aprile 2016, n. 50 (il quale nella presente disamina verrà denominato anche Codice degli appalti o tout court Codice) uno dei più rilevanti consiste nell’introduzione, su scala nazionale, dell’istituto del dibattito pubblico: esso, già disciplinato in alcune Regioni italiane e in altri ordinamenti come s’illustrerà nei due paragrafi che seguono, a quella data non era previsto in Italia a livello statale, benché negli anni precedenti la suddetta introduzione fosse stata suggerita sia in documenti politici sia in proposte di legge. Svolgendo i principi e criteri direttivi elencati nell’art. 1, comma 1, lett. ppp) e soprattutto lett. qqq), della legge delega 28 gennaio 2016, n. 11, l’art. 22 del Codice degli appalti menziona  (“Trasparenza nella partecipazione di portatori di interessi e dibattito pubblico”)  e  disciplina, sia pur sommariamente, un istituto in precedenza non regolato a livello statale, che permette di realizzare la partecipazione degli interessati al procedimento volto ad assumere le decisioni sulle grandi opere pubbliche. L’art. 22 del Codice, mentre nel comma 1 – riguardo ai progetti di fattibilità delle grandi opere infrastrutturali – cita genericamente «gli esiti della consultazione pubblica, comprensivi dei resoconti degli incontri e dei dibattiti con i portatori di interesse», nei commi successivi menziona specificamente il dibattito pubblico: i commi 3 e 4 si limitano a citare tale istituto, rispettivamente prevedendo che chi propone l’opera soggetta a dibattito pubblico indice quest’ultimo e ne segue la procedura e che gli esiti del dibattito pubblico sono valutati in sede di predisposizione del progetto definitivo e discussi in sede di conferenza di servizi, il comma 2 contiene una disciplina più puntuale… (segue)



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