La difficoltà di coniugare e conciliare l’interesse degli Stati a promuovere investimenti esteri con quello a che gli stessi investimenti siano coerenti o compatibili con taluni rilevanti interessi nazionali è comprovata dai numerosi cambi di impostazione che hanno caratterizzato l’evolversi non solo della disciplina italiana, ma anche di quelle degli altri Paesi. Quanto alla regolamentazione nazionale dei controlli statali sugli investimenti esteri si è sostenuto -nel tentativo di cogliere le implicazioni sostanziali conseguenti ai passaggi salienti lungo i quali la stessa si è sviluppata- che lo Stato ha via via assunto la veste di azionista (quando il sistema ruotava attorno alla golden share), regolatore (con il d.l. 15 marzo 2012, n. 21, e il passaggio al diverso sistema dei golden powers), fino ad atteggiarsi, a stratega, chiamato a perimetrare la nozione di sicurezza nazionale e a verificarne la compromissione sulla base di una pluralità di valutazioni di tipo geo-economico e geo-politico, per esempio quelle riguardanti la collocazione (odierna e prospettica) dell'Italia nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina. A tale cambiamento del ruolo stesso dello Stato si è affiancato un ampliamento dell’ambito applicativo della disciplina, non più costituito dal solo settore della difesa, ma via via esteso ad altri settori, come accaduto, in particolare, con i d.l. 16 ottobre 2017, n. 148, e 20 maggio 2019, n. 41, che, integrando la terza tappa evolutiva del sistema nazionale di controllo degli investimenti esteri, vi hanno ricompreso quelli delle reti, delle infrastrutture strategiche e di telecomunicazioni, i settori ad alta tecnologia fino all'ambito finanziario. Con l’intento di esplicitare l’esposta impostazione che assume il passaggio dallo Stato azionista, allo Stato regolatore, allo Stato stratega, è utile ripercorrere sinteticamente le tappe rilevanti dell’indicato percorso evolutivo della disciplina nazionale per poi svolgere alcune brevi considerazioni su taluni profili problematici che sin d’ora si indicano… (segue)
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