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NUMERO 19 - 16/10/2019

 Territorio e comunità nel prisma della rigenerazione urbana

I fenomeni, assai complessi e variegati, che attraversano il “fatto urbano” alimentano i contenuti  del dibattito contemporaneo sul diritto della città, intesa «come insieme e intreccio degli interessi, delle istanze, delle attività, delle relazioni della società radicata nel rispettivo territorio nelle sue molteplici e articolate componenti, con superamento di ogni sua considerazione in termini squisitamente fisici e materiali, di semplice ambito geografico e di realtà edificata». La polisemia dell’oggetto d’indagine, la multidisciplinarietà ed il pluralismo metodologico, la vastità globale del fenomeno urbano nel tempo lungo della storia, spiegano le difficoltà teoriche derivanti dalla difficile composizione tra la singolarità delle esperienze storiche e il portato universale dell’esperienza cittadina ed, al contempo, anche la progressiva radicalizzazione del tasso di entropia degli urban studies, per alcuni, difficilmente governabili, essendo impegnati a tracciare la composizione generale di significato della relazione (giuridica, sociale, storica, politica, filosofica, economica) tra l’uomo e la città. In tale cornice, le riflessioni giuridiche sulla dimensione politico-amministrativa della città – in modo peculiare, sull’evoluzione e sugli attuali fenomeni di crisi – partecipano alla discussione ormai pubblica, con la maturata, ed ormai acquisita, consapevolezza che il fenomeno cittadino si presenta come condizione e non mero scenario di cittadinanza, ma invero quale presupposto e titolo per l’accesso ai diritti che l’organizzazione amministrativa della città garantisce a coloro che hanno un legame (stabile o occasionale) con il territorio. Tale realtà, definita acutamente nella sua complessità giuridica come network di networks, hub ovvero ordinamento giuridico ed insieme di ordinamenti giuridici, pur essendo esposta alle conseguenze di un equilibrio instabile tra valori e interessi nazionali e locali, tra pulsioni centripete e centrifughe, tra maggiore integrazione o maggiore differenziazione, nel XXI secolo, si configura in una molteplicità di percorsi e varianti che, nel loro complesso «sembrano segnare, rispetto alle tradizionali visioni, una svolta istituzionale e culturale radicale: incentrata nel superamento del principio di uniformità. Principio che, dopo avere ispirato, conformato e retto gli ordinamenti territoriali di gran parte dell’Europa per oltre due secoli, ora sembra accantonato, soppiantato dall’opposto principio di differenziazione. (..) Per altro verso, processi di differenziazione vanno diffondendosi in una serie di politiche – europee, nazionali, regionali – che si rivolgono a territori sulla base di determinate caratteristiche, quali sono gli interventi destinati alle città, alle periferie, alle aree interne, ai territori montani, ecc.». In tale contesto di differenziazione, «senza rimpianti per un’uniformità che si è dimostrata formale e impotente», emerge il rilievo della questione «della garanzia dei diritti e delle condizioni di vita dei cittadini o, in altri termini, dei rapporti tra principio di autonomia territoriale e principio di eguaglianza». In termini generali, tale questione, che si pone ormai al centro del dibattito, ad avviso di chi scrive, costituisce la cornice fondamentale di contesto all’interno della quale considerare le riflessioni che, anche implicitamente, approfondiscono ed interpretano il graduale passaggio o lo slittamento «dal diritto della città al diritto alla città» nelle sue molteplici declinazioni e varianti, ossia identificano nello spazio urbano l’ambiente che manifesta i segni della progressiva affermazione di uno spazio giuridico inedito, nel quale, ai modelli giuridici politico-amministrativi ed ai diritti di stampo tradizionale, si affiancano schemi e sperimentazioni che tratteggiano l’affermarsi di relazioni giuridiche (e meta-giuridiche) inedite, nel perimetro dei rapporti tra l’istituzione e la comunità, con il significato finalistico di elaborare ed applicare nuovi modelli riconducibili entro il principio (ed il fine) di buona amministrazione. Non può negarsi che la spinta di lungo periodo impressa dalla globalizzazione alla fondamentale relazione tra istituzioni, territorio e diritti ha prodotto effetti non omogenei e, nel dibattito, è prevalente l’idea (e l’interesse) ad una lettura interpretativa capace di identificare e sistematizzare tendenze strutturali ed elementi distintivi ricorrenti nelle dimensioni che superano le singole realtà statuali… (segue)



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