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NUMERO 16 - 06/08/2008

 Alcune questioni sul nodo giustizia - politica

Rispondo alle domande poste dall’editoriale senza fare cappelli introduttivi, perché mi pare ci sia accordo sulla diagnosi e si tratta a questo punto di immaginare terapie adeguate.
Sulla prima questione – ripristinare o meno una qualche forma di autorizzazione a procedere – mi pare che vi sia accordo sul fatto che non sia consigliabile, né sul piano politico né su quello costituzionale, tornare al vecchio testo dell’art. 68 cost. In questo senso militano ragioni di buon senso (la “gente” non capirebbe), e questioni di respiro più ampio (l’attuale legge elettorale già ci consegna un Parlamento composto in larga parte di “nominati” o “cooptati”, parrebbe davvero troppo proteggere tutti costoro con l’istituto dell’autorizzazione a procedere). Ciò non toglie che larga parte degli squilibri che caratterizzano gli attuali rapporti tra politica e giustizia nascano probabilmente dall’errore costituzionale compiuto nel 1993: quando, in reazione emotiva a evidenti abusi nella gestione della garanzia dell’immunità, non si cercarono nell’ordinamento gli strumenti fisiologici per rimediare agli abusi, ma si preferì imboccare la via radicale dell’eliminazione della garanzia stessa. Un rimedio forse eccessivo, perché in circostanze analoghe l’ordinamento ha mostrato di possedere gli anticorpi opportuni, come dimostra la vicenda relativa al primo comma dell’art. 68 cost.: un opportuno utilizzo dello strumento del conflitto di attribuzione tra poteri, pone la Corte costituzionale al centro del problema e la giurisprudenza che ne è derivata non consente più alcun abuso alle Camere nella gestione della garanzia dell’insindacabilità.
Resta comunque il problema di decidere se fare qualcosa sul punto e, quindi, che fare.

(segue)



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