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NUMERO 14 - 10/07/2013

 Il problema è il metodo. Brevissime considerazioni in tema di riforma delle province (e non solo)

I fatti sono noti. Martedì 2 luglio 2013, la Corte costituzionale discuteva in udienza pubblica, a distanza di più di un anno dal ricorso presentato da 8 regioni, la legittimità costituzionale degli artt. 23 del d.l. 201/2011 e 17 e 18 del d.l. 95/2012 con i quali il Governo Monti aveva inteso riformare il ruolo e le funzioni delle province nell’ordinamento; il giorno dopo, mercoledì 3 luglio, un comunicato stampa pubblicato dal Palazzo della Consulta rendeva noto che i giudici in camera di consiglio avevano accolto i ricorsi per violazione dell’art. 77 Cost., essendo lo strumento normativo del decreto legge “non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate”; neppure 48 ore dopo, venerdì 5 luglio, una riunione del Consiglio dei Ministri deliberava l’approvazione di un disegno di legge costituzionale, composto di soli 3 articoli volti sostanzialmente ad eliminare l’ente dall’ordinamento: secondo quanto specificato in una nota di Palazzo Chigi “si prevede la soppressione delle Province entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge costituzionale”... (segue)



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