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NUMERO 15 - 24/07/2013

 Il diritto penale nel caso Ilva tra ospite d’onore e convitato di pietra

Volendo sinteticamente esprimere la sensazione che il caso Ilva suscita al penalista, viene fatto di parafrasare il titolo del famoso saggio filosofico del medico e scienziato francese Alexis Carrel, uscito contemporaneamente negli Stati Uniti e in Europa nel 1936, L'homme cet inconnu, per concludere che anche il diritto penale in questa complessa vicenda risulti in qualche misura “sconosciuto”. Questo senso di straniamento da cui viene investito lo studioso di diritto penale sostanziale deriva innanzi tutto dalla circostanza per cui mentre sono stati fino ad ora – e continuano a tutt’oggi a risultare - nettamente prevalenti altri profili, il diritto penale è ciò da cui tutto è partito e a cui tutto dovrebbe verosimilmente giungere con un definitivo accertamento di responsabilità, per l’appunto, sostanziali. Nel procedimento relativo al caso ILVA di diritto penale in senso strettamente sostanziale si é parlato poco, e non soltanto per le prevalenti e macroscopiche questioni costituzionali ed amministrative ancor’oggi in tormentato divenire, ma anche perché finora il coinvolgimento del “comparto penalistico” si è materializzato per il tramite dei provvedimenti cautelari di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. aventi variamente ad oggetto impianti, prodotti, profitti e, da ultimo, patrimoni. Ma a ben vedere, il carattere, per così dire, “defilato” del diritto penale sostanziale a fronte del prevalente rilievo della dimensione processuale si giustifica in forza di un duplice ordine di ragioni “prossime” e “remote”... (segue)



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