In un mondo segnato dal ritorno delle guerre, dalla crisi dell’ordine giuridico internazionale, da una competizione strategica che investe anche gli storici alleati dell’Occidente, dalla progressiva erosione della sovranità statale non solo nello spazio digitale, il merito principale del ricorso all’immagine del “federalismo pragmatico” utilizzata da Mario Draghi sta nell’avere colto, con realismo, l’inadeguatezza di un’Unione ancora troppo compressa entro il registro intergovernativo e, insieme, il riemergere della questione federale come nodo centrale del futuro dell’Europa. L’attenzione va posta, più che sull’aggettivo “pragmatico”, sul recupero del sostantivo “federalismo”, o meglio della categoria dei federalismi, nella sua intrinseca dinamicità. L’espressione “federalismo pragmatico” appare, a primo acchito, non tanto una teoria giuridica, quanto un grido di allarme politico per denunciare come l’Unione, oggi, non possa limitarsi a essere mero spazio di mercato, di compromesso regolativo tra Stati nazionali indipendenti, ma sia e, soprattutto, debba essere molto di più… (segue)
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Una nuova architettura politica per l'Europa. Il federalismo pragmatico di Draghi nel corso della storia
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