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NUMERO 3 - 28/01/2026

Il contributo delle Regioni alla costruzione dell’Europa sociale

Comincio con un paradosso: le Regioni italiane hanno profondamente deluso palesando i loro limiti, anzi difetti, non tanto strutturali quanto funzionali, evenimentali, storici. Un'analisi realistica di come si sono comportate negli oltre 75 anni di regionalismo – speciale ed ordinario – dà infatti esito negativo. Eppure, nonostante tutto, se le Regioni non ci fossero, bisognerebbe crearle. Anticipo qui la mia conclusione. Le Regioni sono necessarie, o almeno utili per due ragioni principali: a) esse sono il più importante dei “corpi intermedi” tra l’individuo singolo, debole e facilmente vulnerabile e uno Stato sempre più forte , incombente ed escludente, nonostante le sirene che ci apparecchiano i social media; b) perché restano, almeno potenzialmente, una comunità locale ancora capace di esprimere un’identità culturale e storica  qualificata, oltre a  un quid di socialità e di solidarietà sempre più indispensabile, sia a livello nazionale che europeo. La grande delusione deriva dal fatto che l'istituto regionale era stato alle origini sopravvalutato e caricato di troppe aspettative con riguardo alle sue potenzialità, venendo addirittura battezzato come una delle due grandi innovazioni della nostra Carta costituzionale – l'altra era ovviamente la Corte costituzionale. Esse furono progettate sulla sola scorta del breve esperimento della Repubblica spagnola degli anni ‘30 come una forma nuova di Stato – quello regionale appunto – diverso da quello unitario-centralizzato e da quello federale di cui erano prototipo gli USA: laddove l'autonomia degli States era originaria e si confrontava con l’indipendenza, lasciando intravvedere, per noi, pericoli rispetto all’unità nazionale. Pertanto suscitava anche giustificate perplessità e timori. Sul lato positivo di un bilancio futuribile veniva prospettata, già nel dopoguerra, accanto alla prima tradizionale Divisione dei Poteri in senso orizzontale (al Legislativo l'indirizzo politico e la legislazione, all'Esecutivo il governo e la politica estera, al Giudiziario la potestà giurisdizionale) anche una Divisione dei Poteri in senso verticale… (segue)



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