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di Carlo di Marco
Controlli e partecipazione popolare nel sistema della autonomie locali
In epoca liberale il sistema dei controlli assicura la prevalenza dello Stato e la sua centralità sulle attività di pubblico interesse, secondo un rapporto Stato/autonomie assimilabile, per certi versi, a quello intercorrente fra Stato e individuo. Ma tale archetipo persiste tal quale anche dopo l’avvio della Repubblica pluralista, per quanto l’avvento della nuova forma di Stato ponga sin dall’inizio il problema del suo superamento. Al termine controllo, infatti, nei primi decenni del nuovo Stato, si fa ricorso per indicare quel complesso sistema strutturato secondo la legge, avente radice nella Costituzione, volto ad assicurare che l’azione delle pubbliche amministrazioni sia svolta secondo la legge e le regole della buona amministrazione, in un’ottica che non rompe con la visione statocentrica del passato, attraendo ancor più l’attenzione degli studiosi del sistema autonomistico. Non casualmente, taluni istituti di controllo che rispecchiano la vecchia matrice liberale, come nel caso della nascita delle sezioni provinciali di controllo, sono perfezionati dopo l’entrata in vigore della Costituzione. Peraltro la giurisprudenza costituzionale, per lungo tempo dopo l’entrata in vigore della Costituzione, non manca di tenere in vita forme atipiche di controllo che travalicano quelle espressamente previste dalla Costituzione. Un «tertium genus che si affianca ai controlli, costituzionalmente previsti, di legittimità e di merito, sancendo l’ammissibilità di questi ultimi anche dopo l’istituzione degli organi di controllo contemplati dalle disposizioni costituzionali». La dottrina ha approfondito tali profili contraddittori offrendo notevoli spunti di riflessione che hanno certamente contribuito alle trasformazioni legislative susseguitesi in mezzo secolo, delle quali ci proponiamo di ricostruire i tratti salienti.
Il percorso di riforma dei controlli è andato di pari passo con quello delle autonomie locali. In esso il progressivo indebolimento della centralità statale, culminato per ora con la revisione del Titolo V Cost. del 2001, è stato accompagnato da sensibili trasformazioni. Fra queste, ai fini della presente ricerca, almeno due ci interessano particolarmente: l’una riguarda la nascita e lo sviluppo (a partire dalla legge n. 142/1990) di nuovi strumenti per la partecipazione popolare negli enti locali; l’altra concerne l’avvio della metamorfosi del sistema dei controlli sulle autonomie. Il primo fenomeno trasfonde gradualmente nelle politiche locali nuove modalità decisionali, avviandosi a concretizzare un ruolo protagonista della società civile e delle sue organizzazioni; il secondo, che marcia di pari passo, oltre che la sua pratica, tende a trasformare lo stesso concetto di controllo.
(segue)
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