Se da una parte si riscontra un generalizzato consenso sulla necessità di offrire una maggiore protezione dei diritti fondamentali, dall’altra sta emergendo una diffusa preoccupazione sulla sostenibilità degli oneri finanziari derivanti da interventi, di natura legislativa o giurisdizionale, volti a promuovere o garantire la tutela dei diritti dell’uomo. E’ infatti noto che i diritti hanno un costo. Ciò vale non solo per i cosiddetti diritti sociali, che richiedono prestazioni da parte dello Stato, ma anche per le libertà classiche, che si caratterizzano come forma di protezione contro indebite ingerenze da parte di poteri pubblici o privati. Anche la garanzia di queste libertà implica infatti costi, come ad esempio quelli per l’organizzazione e il funzionamento dell’apparato di sicurezza pubblica e del sistema giudiziario. In questa prospettiva è stato ad esempio evidenziato che la garanzia dei diritti sociali, che pure debbono essere considerati come diritti fondamentali, deve essere effettuata secondo criteri di gradualità ovvero sotto la “riserva del possibile e del ragionevole” in relazione alle risorse disponibili, ferma restando l’illegittimità di tagli arbitrari rispetto a diritti considerati ormai acquisiti. L’esigenza di garantire il rispetto dei vincoli di bilancio è emersa persino nei riguardi della Corte costituzionale, le cui sentenze hanno spesso prodotto conseguenze tali da incidere in maniera sostanziale sull’equilibrio di bilancio ed hanno pertanto suscitato forti reazioni sul piano politico. Il problema ha acquistato rilevanza anche nell’attuale dibattito politico. Nessuno, in linea di principio, mette in discussione l’opportunità di garantire a coloro che non hanno mezzi un sussidio volto a garantire il principio di eguaglianza sostanziale sancito dall’art. 3, comma 2, Cost. Le critiche alla recente proposta volta all’introduzione del “reddito di cittadinanza” ruotano tuttavia essenzialmente su considerazioni di carattere finanziario, ed in particolare con la compatibilità di questo tipo di intervento con gli attuali vincoli di bilancio. Fino a che punto quindi esigenze di carattere finanziario possono giustificare limiti ad una politica volta a garantire un rafforzamento dei diritti e un superamento delle diseguaglianze? In questo mio intervento vorrei cercare di svolgere alcune considerazioni per rispondere a questo interrogativo. A tal fine è opportuno partire da un richiamo ai vincoli di bilancio ed al rilievo che tali vincoli possono avere con riguardo alla garanzia dei diritti fondamentali… (segue)
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