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NUMERO 23 - 05/12/2018

 Il Bundesverfassungsgericht e l'arte di differire gli effetti 'finanziari' delle proprie decisioni nel tempo

Il tema della manipolazione degli effetti delle decisioni di accoglimento rappresenta un nodo problematico nel contesto della giustizia costituzionale italiana, dal momento che la Corte costituzionale, pur non potendo fondare la propria attività temporalmente manipolativa su una base giuridica, ha comunque posto in essere, a partire dagli anni ’80, un’opera di flessibilizzazione dell’efficacia retroattiva delle decisioni di accoglimento prevista dalla lettura congiunta degli artt. 136 Cost., 1 della l. cost. n. 1 del 1948 e 30 della l. n. 87 del 1953. Proprio l’assenza di una disciplina normativa “flessibile” degli effetti delle decisioni di accoglimento suggerisce l’opportunità di un approfondimento di quei modelli stranieri di regolamentazione degli effetti che, pur essendo, quanto al dettato normativo, connotati dall’elemento della rigidità, garantiscono comunque ai Tribunali costituzionali un certo margine di governo dell’efficacia della declaratoria di incostituzionalità. La più importante e significativa esperienza è, in questo senso, quella tedesca. L’obiettivo del presente lavoro è quello di analizzare la ratio del differimento degli effetti della declaratoria di incostituzionalità operata dal Bundesverfassungsgericht per il tramite dell’analisi di una recente decisione in materia tributaria, la cui conoscenza, alla luce delle analogie da essa presentate con la nota sent. cost. n. 10 del 2015 e con la recentissima ordinanza n. 2017 del 2018, pare porsi alla base di una riflessione sulla modulazione degli effetti delle sentenze di accoglimento… (segue)



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