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NUMERO 7 - 03/04/2019

 La legge lombarda di riforma del Consiglio delle autonomie locali.

Nella seduta del 12 dicembre 2018 il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato la l.r. 29/2018 recante «Modifiche e integrazioni alla legge regionale 23 ottobre 2009, n. 22 (Disciplina del Consiglio delle autonomie locali della Lombardia, ai sensi dell’art. 54 dello Statuto d’autonomia)». Si è trattato di un punto fortemente voluto dalla presidenza Fontana che, nel programma di governo presentato al Consiglio regionale il 10 aprile 2018, aveva indicato gli enti locali come «interlocutori privilegiati della Regione nel complesso e ambizioso processo di ridefinizione di ruoli e funzioni» e, nel PRS dell’XI legislatura, ha proposto l’accrescimento «della funzionalità e dell’incisività» del Consiglio delle autonomie locali come strumento necessario per realizzare i nuovi obiettivi di autonomia differenziata della Regione. La definizione di queste linee programmatiche ha portato all’istituzione, presso il Consiglio regionale, della Commissione Speciale Autonomia e Riordino Autonomia Locale, incaricata di approfondire congiuntamente i temi del regionalismo differenziato e del riordino territoriale e di procedere, insieme alla Commissione Affari istituzionali, a una celere revisione della disciplina del Consiglio delle autonomie locali. In effetti, come si è avuto modo di notare in un precedente lavoro, il CAL lombardo, insediatosi per la prima volta con la deliberazione dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale n. 3/2011, aveva un rendimento tra i peggiori delle Regioni ordinarie. I Rapporti sulla legislazione, annualmente pubblicati dal Consiglio regionale, mostravano come l’organo sia sempre stato in difficoltà anche solo nel raggiungere il numero legale necessario per la validità delle sedute: non solo l’organo raramente è riuscito ad approvare qualche parere, ma soprattutto non è stato in grado di fornire alcun apporto nelle pur rilevanti questioni territoriali che Regione Lombardia ha affrontato negli ultimi anni, dalla riforma delle funzioni provinciali alla disciplina delle relazioni con la Città metropolitana di Milano, fino alla richiesta di forme ulteriori e condizioni particolari di autonomia in tutte e 23 le materie previste dall’art. 116, comma terzo Cost. Che quindi la composizione e il funzionamento del CAL Lombardia fossero da riformare è evidente, tanto più che Regione Lombardia presenta una struttura delle istituzioni territoriali unica tra le Regioni italiane: una Regione di 10 milioni di abitanti con 10 Province, la Città metropolitana di Milano, la Provincia integralmente montana di Sondrio, 1.516 Comuni (di cui quasi il 70% sotto i 5.000 abitanti), dovrebbe essere il campo di sperimentazione di forti raccordi istituzionali volti a rendere le politiche regionali l’espressione condivisa di una pluralità di attori territoriali portatori di intense e differenziate istanze della collettività amministrata. È quindi necessario analizzare i contenuti della l.r. 29/2018 per verificare se le modifiche apportate siano effettivamente idonee a risolvere i problemi di funzionamento che sinora il CAL Lombardia ha dimostrato e, in una prospettiva più generale, a indicare la via per un’attuazione del regionalismo differenziato attraverso forti raccordi con gli enti locali. Uno specifico profilo di analisi riguarderà infatti la possibilità che la nuova disciplina contribuisca al successo di una possibile intesa sulla differenziazione che, come i proclami politici sembrano far pensare, il Governo potrebbe concludere presto con Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto… (segue)



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