Nella definizione e nell’attuazione della disciplina in materia di conservazione e sfruttamento sostenibile delle risorse biologiche del mare nel quadro della politica comune della pesca, la dimensione ambientale ha via via acquisito crescente importanza. La progressiva valorizzazione del legame fra politica della pesca ed esigenze di tutela ambientale degli ecosistemi marini caratterizza in modo sempre più marcato l’azione delle Istituzioni dell’Unione nella determinazione delle misure di gestione delle risorse biologiche del mare. Nel solco della rilevanza progressivamente attribuita alla prospettiva ecosistemica, il regolamento base sulla politica comune della pesca del 2013, la elenca addirittura fra gli obiettivi da perseguire in tale settore. Del resto, la previsione che le esigenze connesse alla tutela dell’ambiente svolgano un ruolo determinante anche nell’ambito della disciplina relativa alla politica comune della pesca attua e rafforza, nella specifica materia, il principio di integrazione ambientale contemplato, in termini generali, dall’art 11 del TFUE. Vero è però che la progressiva valorizzazione della dimensione ambientale nell’adozione di misure volte alla conservazione delle risorse biologiche marine è suscettibile di generare dubbi nella scelta del corretto fondamento giuridico di volta in volta utilizzato. Per la verità, già in passato erano emerse delicate questioni proprio sotto il profilo del fondamento giuridico scelto in vista dell’adozione di atti normativi che, pur volti a regolamentare l’attività di pesca, perseguivano anche finalità ambientali di conservazione dell’ecosistema marino: è quanto prova la vicenda nel caso Mondiet, quando la Corte di Giustizia era stata chiamata a valutare, agli inizi degli anni novanta, la validità di un regolamento che aveva introdotto limiti all’utilizzo di particolari reti sotto il profilo, per l’appunto, della base normativa utilizzata… (segue)
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