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NUMERO 10 - 22/05/2019

 Il “Muslim ban” alla prova dei checks and balances costituzionali

In questo articolo intendo analizzare i contenuti principali della sentenza della Corte Suprema Trump v. Hawaii che pone fine alla prolungata controversia sulla legittimità costituzionale dell’executive order del Presidente Trump noto come Muslim ban. L’importanza di tale pronuncia sta nell’aver ribadito con forza la valenza del principio cardine della separazione dei poteri costituzionali senza però un riferimento altrettanto incisivo al collegato, necessario e imprescindibile bilanciamento e controllo reciproco fra gli stessi. La Corte ha, infatti, confermato l’ordine presidenziale, impugnato in sede legale per abuso di potere e natura discriminatoria, come pienamente legittimo in quanto afferente alla materia della politica estera rispetto alla quale si riconosce un’ampia, forse eccessiva, discrezionalità politica del Presidente e, di contro, una limitata attività di controllo da parte del giudiziario. Cercherò, poi, di leggere tale convalida inquadrandola nel dibattito sull’essenza e sulla funzione contromaggioritaria della stessa Costituzione e, di conseguenza, del controllo di costituzionalità esercitato dal giudiziario nel suo complesso (controllo diffuso) e dalla Corte Suprema (nella veste di Corte Costituzionale) soprattutto, senza dimenticare di inserire nell’analisi il ruolo di supervisione democratica che il Congresso può e deve esercitare nei confronti dell’azione dell’esecutivo. Mi premerà esaminare il controverso caso del Muslim ban, esempio paradigmatico dell’orientamento politico espresso dal Presidente Trump sulla questione migratoria (e del corrispondente livello di gradimento politico e popolare ad esso accordato), alla luce dell’effettività del fondamentale equilibrio bilanciato e reciprocamente controllato fra i poteri separati che l’ordinamento costituzionale deve assicurare in funzione della garanzia essenziale dei diritti e delle libertà fondamentali (in questo caso, la libertà religiosa e il principio di non discriminazione). L’insieme delle vicende legate alla travagliata adozione del Muslim ban ci interroga, quindi, sulla tenuta e vitalità democratica, nonché sui possibili effetti, del sistema costituzionale dei checks and balances, nello specifico sul delicato, instabile e problematico equilibrio fra la discrezionalità politica-decisionale riconosciuta al Presidente e al Congresso e i limiti a quella imposti dalla Costituzione e dalle leggi approvate in sua osservanza, da farsi valere giudizialmente attraverso la judicial review e politicamente attraverso il rapporto di supervisione reciproca e continuativa intercorrente fra Congresso e Presidente. Il lavoro procederà, quindi, dall’inquadramento generale della vicenda nella strategia complessiva adottata dal Presidente Trump nel campo della politica migratoria, all’analisi dei punti salienti e di maggior interesse della sentenza Trump v. Hawaii, ovvero l’abuso di potere e la discriminazione imputati al decreto e respinti dalla Corte, con un riferimento rilevante alla principale opinione dissenziente (del giudice Sotomayor) in cui vengono esposti i motivi di profondo disaccordo con l’opinion of the Court. Infine, alla luce dell’analisi intrapresa, proverò a suggerire una riflessione sulla qualità genuinamente contromaggioritaria o, al contrario, sostanzialmente maggioritaria, dell’attività di controllo compiuta rispettivamente dalla Corte Suprema, dalle corti inferiori, nonché dal Congresso nei confronti della politica presidenziale sull’immigrazione… (segue)



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