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NUMERO 15 - 31/07/2019

 La responsabilità sociale delle imprese e dei consumatori

Questo studio è animato da un duplice presupposto. Innanzitutto la consapevolezza che siano ancora in fase sperimentale i tentativi fatti dal legislatore negli ultimi anni per imprimere alla responsabilità sociale d’impresa il carattere di formante giuridico della governance societaria, superandone i tradizionali caratteri, i.e. volontarietà e non vincolatività: si pensi a livello interno all’introduzione del modello della società benefit - L. n. 208/2015 (c.d. Legge di Stabilità 2016),  art. 1, commi 376-384 - e alla nuova nozione di “operatore di finanza etica e sostenibile” (sulla quale si avrà modo di tornare nel successivo § 3) introdotta con l’art. 111-bis del TUB ad opera della L. 11 dicembre 2016, n. 232, mentre a livello comunitario si guardi alla regolazione delle informazioni non finanziarie Dir. 2013/34/UE e 2014/95/UE già recepite in Europa e in Italia, in particolare, con il D.lgs. 30 dicembre 2016, n. 254. In secondo luogo, la convinzione profonda che le opzioni di business delle imprese siano sempre più condizionate dalle scelte di consumo (come già negli anni ’80 si scriveva sulla interazione tra stakeholder thinking e impresa) e dunque dal grado di consapevolezza e di responsabilità etica espressa attraverso esse dai consumatori, il cui potere è nei fatti in grado di orientare i piani industriali e le linee di produzione delle imprese (si pensi all’olio di palma “bandito” da quasi tutti i prodotti alimentari della grande distribuzione in pochi mesi, in quanto ingrediente “chiacchierato” e sgradito alle masse, o alla crescita del segmento delle auto ibride con il conseguente calo del diesel che sta spostando l’asse della programmazione di tutte le imprese del settore automobilistico, come anche alla crescita del mercato dei prodotti biologici, oggi non più appannaggio di una nicchia di retailers ma della grande distribuzione), con un impatto trasversale sia sulle piccole che sulle grandi imprese, ancorché in misura diversa. L’espressione più significativa di questo potere del consumatore come cittadino è quella usata dall’economista tedesco Beck che assimila le scelte di consumo alle schede elettorali: “The citizen discovers the buying act as a direct ballot sheet which can be always and everywhere applied politically”. Anche se è ben più risalente nel tempo il fenomeno del political consumerism inteso come quel movimento di cittadini impegnati a portare avanti campagne politiche attraverso le proprie scelte di mercato come consumatori (si pensi al movimento americano per i diritti civili, alla battaglia del Mahatma Gandhi per l’indipendenza dell’India, alla lotta contro l’Apartheid in Sud Africa ecc.). Partendo da quest’ultima prospettiva bottom-up della CSR intesa nell’accezione non già di Corporate ma di Consumer Social Responsibility e facendo perno intorno al concetto di consumatore “responsabile” (nozione assai ricorrente nelle fonti sovranazionali ma soprattutto europee sullo sviluppo sostenibile come nella letteratura economica, sociologica e politologica degli ultimi tre lustri) si cercherà di darne una lettura ed un fondamento giuridico allo scopo per un verso di proporne un’accezione emancipata dalle strettoie dell’etica e della morale, come invece tradizionalmente e comunemente viene fatto, e per altro verso di dimostrarne il ruolo di propulsore economico verso scelte socialmente responsabili, ma pur sempre volontarie, delle imprese… (segue)



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