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NUMERO 8 - 01/04/2020

 Un itinerario filosofico-giuridico per un ripensamento della temporalità

Abstract (It): Gli attuali processi produttivi promuovono nuovi dimensionamenti della prestazione, in cui il fattore tempo si rimodella e si flessibilizza giungendo, di frequente, a rendere meno netti i confini tra vita privata ed attività lavorativa, tra tempo libero e tempo di lavoro, costringendo il lavoratore in una contrapposizione tra necessità e libertà. L’effettività delle tecniche tradizionali di tutela giuslavoristica è quindi messa in discussione e si rende necessario ripensare il nesso tra tempo di lavoro e tempo libero, soffermandosi sul concreto dinamismo dell’esperire esistenziale e sulla causalità del comportamento umano che, realizzando l’azione, struttura l’attività lavorativa nello spazio e nel tempo. Alla luce delle conquiste della fisica relativistica einsteiniana, il tempo esiste nella misura in cui viene vissuto, ossia spazializzato nella quadridimensionalità del reale dall’uomo. Il tempo – sia esso di lavoro o tempo libero – non può in effetti considerarsi indipendentemente dallo spazio e dal soggetto che lo realizza. Oggi, sappiamo esserci il tempo proprio di ogni sistema di riferimento umano, che viene a coincidere con la stessa estensione dell’esistenza e del vivere e che, pertanto, non è gestibile dall’esterno. L’uomo, in realtà, non è uno spettatore di un tempo a sé stante e tempo di lavoro e tempo libero non possono che costituire entrambi tempo vissuto: l’indice di democrazia di una società non può che essere costituito, quindi, dal tempo vissuto dal lavoratore, piuttosto che dal rapporto tra il suo tempo di lavoro e il suo tempo libero. Una nuova cultura del lavoro deve essere pertanto rinvenuta nella persona concreta che vive l’esperienza lavorativa in un coinvolgimento responsabile di conoscenza e relazionalità, quale campo di azione reale del suo farsi dinamico.

 

Abstract (En): Present production processes promote new dimensions of performance, in that time factor reshapes itself and makes itself flexible, often even making the boundaries less clear between private life and working activity as well as between free time and working time, driving the workers into a contraposition between necessity and liberty. Effectiveness of traditional labour law protection is then brought into question. It is then necessary to reinvent the working time-free time relation and to reflect on the concrete dynamism of the existential accomplishment and on the causality in human behaviour that, realising the action, organises working activity in space and time. In the light of the conquests of Einstein relativistic physics, time exists in so far as it is experienced, that is expressed in four dimensional reality by man. Time – both working time and free time – cannot be considered regardless of space and of the subject that realises it. Today we know there is a proper time for every human reference frame. It coincides with the extension of existence itself and living and then it is not manageable from the exterior. Man is actually not just a spectator of a independent time. Both working time and free time can only constitute time experienced. Therefore democracy index of a society can only be constituted by the time experienced by the worker, rather than by the working time-free time ratio. A new culture of work must hence be found in the concrete person that lives work experience with a responsible involvement in knowledge and relational structure as actual action field of the dynamical development of the same experience.

 

Sommario: 1. Tempo di lavoro e tempo libero nei processi produttivi. 2. Tempo vissuto e democrazia.



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